News per Miccia corta

23 - 02 - 2009

Il golpe `sporco` di Antonio Tejero. Storia di una notte spagnola

 

(Unita.it)

 

di Malcom Pagani

 

 

Accadde quando la luce del giorno giá  declinava ma non avvenne per caso. Putch. Golpe. Colpo di mano. Nella Spagna appena riemersa dalla lunga epoca franchista, c'era qualcuno che tramava nell'ombra. Alle diciotto del 23 febbraio 1981, il colonnello Antonio Tejero Molina, con uno stuolo di duecento guardie civili, assaltó la camera dei deputati. Salí sul palco, minacció i presenti, agitó i baffi, sparó alcuni colpi in direzione del pregiato controsoffitto e sequestró, prima di arrendersi solo alle dieci del mattino del giorno successivo, l'aula intera.  I deputati, terrorizzati, si buttarono sotto i banchi. Tranne pochissime eccezioni, spiccavano Santiago Carrillo, Adolfo Suarez e il tenente generale Gutierrez Mellado (allontanati e separati dal gruppo da lí a poco), gli altri si nascosero. In un amen. Un effetto Chaplin ma da ridere, c'era davvero poco.
L'aria marziale, la voce metallica, la pistola tenuta in alto, ben visibile. Le immagini dai colori malfermi, coraggiosamente riprese da un operatore della Tve, fecero il giro del mondo. Erano in corso le votazioni (andate a vuoto due giorni prima) per eleggere Leopoldo Calvo Sotelo. Il primo ministro del commercio nominato nell'esecutivo monarchico succeduto al Caudillo post-franchista. Un uomo di convergenza che arrivava al soglio in una Spagna scossa dalle tensioni e dalle torbide trame militari. Il brodo di coltura di tutti i colpi di stato, dai colonnelli greci in poi. La crisi economica, le azioni terroristiche dell'Eta e la opposizione, prima silenziosa e poi sempre piú esplicita di settori in divisa ed estrema destra, alla transizione democratica.
Tejero era tra loro. democratico non era mai stato e giá  tre anni prima, nel 1978, con l'operazione Galassia, aveva attentato alla fragile tenuta spagnola con un colpo di stato fallito che gli era costato sette mesi di prigione. Tra l'80 e l'81', la Spagna visse un bienno terribile. Dimissioni di massa, rimpasti di governo,disoccupazione e il giovane re, Juan Carlos, accolto da fischi e incidenti, ogni qual volta provava ad affacciarsi in terra basca. Il punto di rottura fu la morte di un presunto terrorista Eta, Josè Aguirre, nell'inferno del carcere madrileno di Carabanchel. A Febbraio, negli stessi giorni della protesta di Bobby Sands, nelle prigioni non veniva garantita l'incolumitá  di sospetti e imputati. Il ministero degli interni e i suoi elementi di maggior spicco si mossero compatti a difesa degli agenti torturatori, in pochi giorni fu il caos.
Tejero ne approfittó, anche se, come nel golpe mancato, quello italiano dell'immacolata (8 dicembre 1970), rimase l'impressione che una o piú figure, situate molto in alto, avessero fatto mancare all'ultimo momento il loro decisivo appoggio. Si parló a lungo di una valigetta scomparsa (come nel caso Moro), nella quale sarebbero stati nascosti i nomi dei congiurati. Nomi di livello. Nomi che avrebbero, se scoperti, fatto infrangere la gioavne democrazia contro scogli appuntiti.  Certo, qualcuno si sollevó, 250 portoghesi di estrema destra (non era forse di stanza a Lisbona, la temibile Aginterpress di Guerin Sèrac?) attraversarono il confine per dare una mano. Jaime Mailans, capitano della terza armata a Valencia, con corollario di carri armati nelle strade,occupó il campo ma i piú rinunciarono e grazie alla posizione (ferma, coraggiosa e indeflettibile del giovane Re, Juan Carlos), la scintilla si spense in fretta.
Uno degli uomini chiave della vicenda, Alfonso Armada, entrato a 16 anni nell'Esercito, in ottimi rapporti con Re Juan Carlos, era secondo capo dello Stato Maggiore dell'Esercito. Secondo i piani dei golpisti, nel caso in cui il putch fosse fallito, la presidenza del governo sarebbe ricaduta su di lui. Per accelerare la situazione, mentre il leader della catalogna Jordi Pujol invitava dalle frequenze di radio nacional  alla tranquillitá  e intorno al congresso fervevano le trattative, Armada si presentó al congresso. L'obbiettivo era far ragionare Tejero e assumere il ruolo di capo del Governo agli ordini di Juan Carlos. Ma Tejero aspettava altri volti e lo allontanó brutalmente. Per Armada fu l'inizio del tracollo. Venne arrestato e l'indulto lo toccó solo nel dicembre '88. Motivi di salute. Armada si reinventó, si trasferí in Galizia dove il nuovo ruolo di floricoltore, lo appagó definitivamente facendogli dimenticare galloni e stellette. 

 

Juan Carlos, che dei movimenti in profonditá  secondo i piú  qualcosa doveva per forza sapere, infatti, in un frenetico giro di telefonate e contatti con i vertici militari, sventó nottetempo il piano. Cosí i rivoltosi si trovarono isolati e  l'insubordinazione fallí. Allora in televisione, scatola onnicomprensiva di pulsioni, passato, presente e paura, apparve l'ovale aristocratico del monarca. Successe all'una di notte e fu uno spartiacque potente e decisivo. Molto piú della condanna della Ue, della ambigua neutralitá  degli States (Tejero e i suoi erano stati ricevuti a Washington nell'80) o dell'indignazione di Maggie Thatcher che, pochi mesi dopo, nel tragico quadro delle Falkland, si sarebbe vista rivolgere dagli argentini la stessa accusa "terroristi", lanciata nei confronti dei golpisti spagnoli.

 

Potè di piú l'altero Juan, vestito con la divisa di capitano generale degli eserciti, a dettare il suo no ad ogni ipotesi sovversiva. Mailans venne arrestato a Valencia, Tejero a mezzogiorno. La Spagna respiró. I dietrologi stesero le armi e iniziarono a riscrivere la "loro" versione del fatto. La sintesi poggiava sull'idea che il putch altro non fosse che la "riorganizzazione" dell'area mediterranea in salsa statunitense. Salazar e Franco erano un ricordo, personaggi "pericolosi" come Castro e Arafat intrattenevano rapporti stretti con la nuova amministrazione, la Nato era un argomento da affrontare con calma e con i sovietici in Afghanistan e la destituzione dello sciá  Rezha Pahlavi in Iran, il quadro si poteva definire compromesso. Nell'opera di riscrittura, gli studiosi vennero aiutati da Tejero stesso, intenzionato, almeno inizialmente a trascinare nel fango, altri soggetti. Di una certa rilevanza. Sostenne infatti che: «sia il governo Usa, sia il Vaticano sapevano del golpe», urló e poi venne lasciato solo. Il processo portó a condanne dure e Tejero rimase in carcere fino al "˜96.

 

Ogni tanto riappare, per insultare Zapatero: "Un giuda" o augurarsi che «la salute mentale torni a brillare, anche in Spagna». Trattato come un povero vecchio. Un mitomane. Un anticomunista inutile, polveroso ciarpame di un passato lontano. Insieme a lui, i vecchi amici di un tempo, ridotti a vagheggiare riunioni clandestine o una Spagna di ferro. Occasione perduta. Oggi ministro della difesa è una donna. Si chiama Carmen Chacón. Vederla incinta, mentre passa in rassegna le truppe da un lato all'altro del pianeta è un buon segno. Una luce. La cifra di un cambio ontologico. Il passato non tornerá .

 

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