News per Miccia corta

21 - 02 - 2009

Anna Frank. L'angelo custode compie 100 anni

 

(la Repubblica, sabato 21 febbraio 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Dipendevano da me, ero il loro unico contatto con il mondo. Fu un periodo straziante"

 

 

 

ALBERTO D'ARGENIO

 

 


BRUXELLES

 

«Con il tempo tutto passa, ma fino a quando ci saranno dei sopravvissuti il ricordo continuerá  ad esistere». Anna Frank la chiamava la sua «protettrice», poi è stata ribattezzata la «guardiana della memoria». Miep Gies era la giovane donna dal viso dolce che dal luglio 1942 all'agosto 1944 ha nascosto Anna Frank e la sua famiglia, l'angelo che li ha tenuti in contatto con il mondo e ha portato loro le provviste e gli oggetti capaci di rendere la vita meno soffocante. Era lei che comprava la preziosa carta con cui Anna ha scritto il suo diario, che la ascoltava e rispondeva alle sue mille domande. Domenica scorsa Miep ha computo 100 anni ed è tornata a parlare al mondo.

 

Via e-mail ha concesso a Repubblica qualche domanda in bilico tra passato e presente. Ricorda Anna - «era il sole di quella casa, il motore che ha unito tutti» - e parla di oggi, del negazionismo, delle polemiche sui lefebvriani: «Le parole e i precetti della Chiesa cattolica mi sono indifferenti. Posso peró dire di non essere d'accordo con tutte queste cose». Poi si tuffa nel tempo e parte da dove tutto è cominciato. Ci porta ad Amsterdam, nel 1933, quando è diventata la segretaria di Otto Frank, proprietario del magazzino al 263 della Prinsengracht. Una vita dopotutto felice, per lei che a soli 11 anni era scappata dalla povertá  post-bellica dell'Austria. Ma poi è arrivata una nuova guerra, i nazisti e la memoria si tinge di tragedia. C'è quel giorno del 1942 in cui Otto Frank la chiamó: «Miep, ti devo dire una cosa importante, un grande segreto. Ci stiamo preparando a nasconderci, qui, in questa casa: ci vuoi aiutare?». Il suo «sí» fu dettato da un sentimento naturale, spontaneo e noncurante dei rischi. Poi arriva il 9 luglio, il giorno della fuga. E' lei a portare nel nascondiglio Margot, la sorella maggiore di Anna finita nelle liste dei nazisti. Ricorda: «Margot e la madre erano sotto shock, stavano sedute lí con lo sguardo perso nel vuoto. Era orribile. Anna, invece, era allegra e contenta come sempre». Eppure la vita era diventata una prigionia.

 

In che misura lo capí tempo dopo, quando venne invitata a trascorrere una notte nel nascondiglio: «Non ho chiuso occhio: solo allora ho capito davvero cosa volesse dire nascondersi. Eri schiacciato da una forte pressione, dalla paura. Mi sentivo incatenata e ho pensato: domani saró di nuovo libera».

 

Quella notte le insegnó piú di due anni in cui tutte mattine andava a raccogliere la lista della spesa dei Frank: «Anna era sempre la prima a dire: «Hello Miep, cosa c'è di nuovo?». Era cosí, era normale ed impulsiva. Ma io sentivo che loro dipendevano da noi, che mi aspettavano con ansia per parlare, per avere notizie. Lo trovavo terribile. Il fatto che fossero docili mi faceva male, era straziante». Fu invece di pomeriggio che capí il legame tra Anna e la scrittura: era salita nel nascondiglio fuori orario e trovó la bambina che scriveva «con grande concentrazione». Quando la vide, Anna le rivolse «uno sguardo ostile» e chiuse il diario sbattendolo. Lei rimase sconvolta.

 

«Quella era la Anna che scriveva». Poi arrivó la tragedia, il 4 agosto 1944. Miep era in ufficio quando la porta si aprí ed entró un uomo armato. Pensó: «Ci siamo». Seguirono densi minuti di angoscia. Lei fece scappare i complici e rimase da sola: «Avevo sentito qualcuno parlare in tedesco, con un accento che conoscevo. Quando entró mi alzai e dissi: «Lei è di Vienna, anch'io lo sono». L'uomo rimase a bocca aperta. Gli diedi i documenti e lui sbraitó: «Non ti vergogni? Stai aiutando della spazzatura ebrea! Sei una traditrice e dovresti morire». Rimasi in silenzio e lui a muso duro disse: «Per me puoi rimanere, ma se scappi prenderemo tuo marito». Desolata sentí i passi dei Frank che scendevano le scale. In quelle ore fu lei a trovare il diario di Anna e a custodirlo. Glielo voleva restituire di persona, ma la piccola non tornó: sette mesi dopo lei e Margot morirono a Bergen-Belsen. Cosí lo diede a Otto Frank, l'unico sopravvissuto della famiglia. Lui lo fece pubblicare ma per anni Miep non lo volle leggere. Poi trovó il coraggio: «Una sensazione bellissima si impossessó di me. Questa era l'Anna che conoscevo, la sentivo di nuovo vicina: quel diario è Anna». Fu quello il momento in cui capí che la sua vita sarebbe stata dedicata alla memoria.

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