News per Miccia corta

19 - 02 - 2009

Argentina. Desaparecidos, non è una storia comica

 

(Rassegna.it)

 


Ennesima gaffe del premier Silvio Berlusconi: questa volta tocca ai desaparecidos argentini. Inevitabile l'incidente diplomatico. In questa scheda ricostruiamo il dramma delle vittime della dittatura. 30 mila torturati e assassinati tra il '76 e l'83

 

Testo tratto da Giovanni Miglioli (a cura di), Desaparecidos. La sentenza italiana contro i militari argentini, Roma, Manifestolibri, 2001. Per approfondire segui il link

La Giunta militare (che prese il potere con un colpo di Stato il 24 marzo del 1976) volle eliminare tutti i suoi nemici senza che si diffondesse la coscienza di tale annientamento. Fu inventata una strategia rivoluzionaria: niente arresti di massa, niente carceri, niente fucilazioni né assassini clamorosi come quelli della Triplice A. Gli oppositori sarebbero stati sequestrati da gruppi non identificati, caricati su vetture senza targa e fatti scomparire. Ebbe cosí inizio, lentamente, il piú grande genocidio della storia argentina. I sequestri furono sempre piú frequenti e si ripetevano sempre secondo le stesse modalitá . Non erano gruppi incontrollati dell'estrema destra, come voleva far credere la Giunta, ma vi era una struttura centrale che li coordinava. Le operazioni venivano compiute nei posti di lavoro delle persone segnalate o per strada in pieno giorno, mediante un piano che richiedeva la "zona franca" da parte delle forze di Polizia. Le loro volanti che, specialmente dopo il colpo di stato erano presenti un po' dappertutto, stranamente non videro mai niente, anche se i sequestri si consumavano a poca distanza dal commissariato.

Ma la stragrande maggioranza dei sequestri avveniva di notte in casa delle vittime. Il commando occupava la zona circostante ed entrava nelle case facendo uso della forza. Terrorizzava e imbavagliava perfino i bambini obbligandoli a essere presenti. La vittima veniva catturata, brutalmente colpita e incappucciata, poi trascinata fino alle macchine che aspettavano mentre il resto del gruppo rubava tutto quello che poteva (in alcuni casi arrivavano perfino dei camion) o distruggeva quello che non poteva portarsi via, picchiando e minacciando il resto della famiglia. Anche nei casi in cui i vicini o i parenti riuscivano a dare l'allarme, la Polizia non arrivava mai. Si incominció cosí a capire l'inutilitá  di sporgere denuncia. La maggioranza della popolazione era terrorizzata e non era nemmeno facile trovare testimoni. Nessuno aveva visto nulla. In questo modo migliaia e migliaia di persone diedero forma a una fantasmatica categoria, quella dei desaparecidos. Nessun interrogativo trovó una risposta: la Polizia non aveva visto nulla, il Governo faceva finta di non capire di che cosa si stesse parlando, la Chiesa non si pronunciava, gli elenchi delle carceri non registravano le loro detenzioni, i magistrati non intervenivano. Intorno ai desaparecidos si era alzato un muro di silenzio. Con i diritti avevano perso anche l'esistenza civile. Dal momento in cui avveniva il sequestro la persona restava totalmente isolata dal mondo esterno. Depositata in uno dei numerosi campi di concentramento o in luoghi intermedi di detenzione dove veniva sottoposta a torture infernali, e lasciata all'oscuro della propria sorte. Alcuni venivano perfino abbandonati dalla famiglia, che sotto la pressione di continue minacce, ricatti e richieste di denaro, viveva nel terrore di rappresaglie e qualche volta fiduciosa che il silenzio, richiesto dai militari, fosse il miglior modo per ottenere qualche informazione.

Nei centri clandestini di detenzione veniva sistematicamente applicata la tortura. Le "sessioni" erano sorvegliate da un medico che controllava i limiti di tolleranza della vittima e determinava il proseguimento o la momentanea sospensione della tortura se la vittima non era in grado di reggerla. La valutazione preventiva per capire se la persona da sequestrare o sequestrata avesse qualcosa da dire d'interessante per i sequestratori era pressoché inesistente. Questo metodo indiscriminato portó al sequestro e alla tortura degli oppositori ma anche dei loro familiari, amici, colleghi di lavoro e di un numero rilevante di persone senza alcun tipo di pratica politica o sindacale. Bastava molto poco per essere considerato sospetto. Il prigioniero poteva morire sotto tortura, essere fucilato o gettato in mezzo all'oceano. Il suo cadavere sarebbe stato forse sepolto nelle tombe comuni di cimiteri clandestini, cremato o buttato in fondo al mare con un blocco di cemento ai piedi. Anche se la dittatura militare aveva modificato il codice penale introducendo la pena capitale, ufficialmente non ci fu nessuna condanna a morte. Nonostante le migliaia di vittime, non fu eseguita in nessun caso una sentenza giudiziaria né civile né militare. Non fu quindi rispettata nemmeno questa precaria legalitá  che lo stesso regime aveva stabilito. Passavano cosí i giorni, i mesi gli anni, senza avere mai nessuna notizia, trovando sempre risposte negative. Nessuno pareva sapere niente di loro. Erano scomparsi".
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