News per Miccia corta

18 - 02 - 2009

Piú che una punizione, un monito a questo serve giudicare i tiranni

 

(la Repubblica, mercoledí, 18 febbraio 2009)

 

 

 

 ANTONIO CASSESE

 

 


Come mai si celebrano oggi in Cambogia processi per crimini commessi trenta anni fa? E perch√© √® attualmente in corso in Germania un processo contro un militare tedesco che verso la fine della Seconda Guerra mondiale commise atrocit√°¬† in Italia? Perch√© di recente giudici spagnoli e francesi hanno emesso mandati di cattura contro dirigenti ruandesi accusati di aver commesso crimini nel 1994? Dopo che √® trascorso tanto tempo, i processi penali diventano molto difficili: certo, si hanno ancora le prove materiali delle stragi (ad esempio, fosse comuni) ma √® difficile collegare quelle stragi ad una persona per attribuire ad essa la responsabilit√°¬† penale dell'accaduto. Le prove testimoniali sono poche, e i testimoni non sono molto attendibili, perch√© il loro ricordo si √® annebbiato. In pi√ļ, questi processi, soprattutto se internazionali come quello contro i Khmer rossi, sono molto costosi. Come mai, malgrado tutti questi problemi, si vuole tuttavia fare giustizia? √°ňÜ desiderio di vendetta? Si vuol far pagare ai perdenti la loro sconfitta?

√°ňÜ accanimento contro vegliardi perch√© passino i loro ultimi giorni in carcere a soffrire, oltre alle pene fisiche della loro vecchiaia, quelle morali per le gravissime malefatte compiute in giovent√ļ?

Niente di tutto ci√≥. √°ňÜ il bisogno della memoria, che fa tenere quei processi. √°ňÜ necessario che le comunit√°¬† nelle quali quelle atrocit√°¬† vennero compiute non dimentichino. Il ricordo delle tragedie di cui tanti hanno sofferto √® anzitutto un'esigenza morale: come ha scritto il filosofo francese Jank√©l√©vitch, ¬ędimenticare crimini giganteschi contro l'umanit√°¬† significa commettere un nuovo crimine contro il genere umano√°¬Į¬Ņ¬Ĺ Il passato ha bisogno che lo si aiuti, che lo si ricordi agli immemori, ai superficiali, agli indifferenti; ha bisogno che le nostre celebrazioni lo salvino dal nulla: il passato ha bisogno della nostra memoria¬Ľ. Ricordare celebrando processi contro gli autori presunti di crimini gravissimi serve anche a documentare, attraverso la raccolta minuziosa di prove, il contraddittorio di testimoni e la valutazione scrupolosa dei fatti, cosa realmente accadde: i processi penali non devono solo accertare chi √® colpevole e chi √® innocente; essi servono anche alla storia.

Beninteso, accanto a questo fine, vi è quello di stigmatizzare in pubblico e al cospetto di tutta la comunitá  internazionale la condotta dei colpevoli. Quel che conta è che il colpevole sappia di essere stato "riconosciuto" dalle comunitá  di cui ha offeso valori fondamentali, e che queste comunitá  lo considerino un reprobo indegno della convivenza civile. Non conta farlo soffrire in una galera: lo Stato democratico moderno ha - o dovrebbe avere - superato l'arcaico precetto dell'"occhio per occhio, dente per dente"; non dovrebbe causare dolore fisico nemmeno a chi ne ha causato, e tanto, agli altri, in anni lontani. Basta che colui che ha commesso crimini indicibili provi l'angoscia della colpa e sia consapevole di essere considerato un paria dalla societá  civile.

Ma la giustizia puó contribuire alla memoria a due condizioni. Anzitutto, deve essere imparziale, indipendente ed equa. In secondo luogo, alla "giustizia punitiva" deve accompagnarsi quella "riconciliatrice", che tende alla pacificazione degli animi e contemporaneamente cerca di chiarire le motivazioni dei persecutori, le ragioni storiche e sociali per cui sono stati indotti a commettere crimini collettivi in societá  lacerate da conflitti profondi. Questa chiarificazione - che ovviamente non significa affatto giustificazione - è necessaria anche perché, come Todorov ha ribadito di recente, gli aguzzini non sono mostri, ma uomini comuni trasformatisi in criminali a seguito di tante circostanze personali e oggettive. Se ognuno di noi puó diventare un persecutore in certe condizioni, è bene capire i meccanismi che ci possono portare a trasformare la nostra umanitá  in disumanitá .

Esistono queste due condizioni in Cambogia? Malgrado tante difficoltá , le Corti Straordinarie Cambogiane, davanti alle quali si svolgono questi processi, sono apparse finora eque, imparziali ed abbastanza efficienti. Quanto alla riconciliazione, soprattutto alcune organizzazioni non governative hanno svolto un'azione efficace; in particolare il Centro di documentazione di Phnom Penh ha raccolto un grande mole di materiale, indagato le motivazioni sociali, politiche ed ideologiche dei Khmer rossi, e sensibilizzato la popolazione ai mali del periodo 1975-79. Le premesse ci sono, dunque. Speriamo che la giustizia "punitiva" e quella "riconciliatrice" diano presto i loro frutti.

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