News per Miccia corta

18 - 02 - 2009

Processo ai khmer

 

(la Repubblica, mercoledí, 18 febbraio 2009)

 

 

 

 

 áˆ cominciato ieri in Cambogia il processo al "compagno Duch", uno degli artefici del genocidio perpetrato dagli uomini di Pol Pot Oggi ha 66 anni e chiede perdono Trent'anni fa, in una vecchia scuola di Phnom Penh, fece seviziare e uccidere sedicimila persone

 

BERNARDO VALLI

 

 


Kaing Guek Eav, 66 anni, noto come il compagno "Duch", comparso ieri davanti a un tribunale speciale, un tribunale ibrido, composto da una cinquantina di magistrati, cambogiani e internazionali, situato a una quindicina di chilometri da Phnom Penh, mi fa pensare ad Adolph Eichmann, il criminale nazista giudicato a Gerusalemme nel 1962 e subito impiccato. Quasi mezzo secolo dopo, anche "Duch" deve rispondere di un genocidio. Quello cambogiano, il primo avvenuto dopo la guerra mondiale, tra il 17 aprile 1975 e il 7 gennaio 1979, durante il regime dei khmer rossi, che fece, secondo un calcolo approssimativo, due milioni di morti. Due milioni di uomini e donne ammazzati direttamente dai khmer rossi di Pol Pot o uccisi dalla tremenda carestia di quegli anni o lasciati morire nei campi di lavoro forzato.

Il genocidio cambogiano fu il primo del dopoguerra, e quindi il secondo in ordine di tempo, ma anche per le dimensioni, rispetto a quello perpetrato dai nazisti contro gli ebrei.

Come Eichmann, anche "Duch" dice di avere ubbidito agli ordini impartiti dal regime, di cui Pol Pot (nel frattempo morto, nel ᯿½98, in seguito a un attacco cardiaco, ma forse suicida o avvelenato dal suo medico) era il massimo responsabile.

"Duch" dirigeva il centro S-21 (situato in quella che un tempo era la scuola di Tuol Sleng, in un quartiere residenziale di Phnom Penh) dove venivano interrogati e torturati i sospetti nemici di Angkar, l'Organizzazione rivoluzionaria, via via rivelatasi come il Partito comunista di Kampuchea. Gli interrogatori venivano condotti con metodi molto simili a quelli adottati dai nazisti.

Le vittime erano fotografate e le loro dichiarazioni erano sommariamente verbalizzate e archiviate. Gli strumenti di tortura non avrebbero sfigurato al confronto di quelli delle SS e della Gestapo. I torturatori erano spesso ragazzi di dieci-quindici anni, provenienti da tribú primitive, addestrati a compiere le azioni piú atroci nei confronti dei prigionieri, o di chiunque venisse indicato come sospetto. E sospetti erano tutti coloro che per la loro estrazione sociale o per l'educazione occidentale ricevuta potevano essere ritenuti potenziali nemici di Angkar. Nel centro S-21 diretto da "Duch" sono morti circa sedicimila uomini e donne. E altre migliaia, dopo essere stati seviziati, furono dirottati insieme alle loro famiglie, in campi di lavoro dove avevano scarse probabilitá  di sopravvivere.

Kaing Guek Eav, noto come il compagno "Duch", mi fa pensare a Eichmann non solo perché come il criminale nazista si difende dicendo «che non poteva che ubbidire agli ordini», ma anche perché, come Eichmann, "Duch" non è stato che lo strumento, non certo tra i piú importanti, di un vasto sistema, e che il suo processo puó assumere il significato di una catarsi.

La morte di Eichmann sul capestro accese una polemica esplosiva tra celebri intellettuali ebrei. Alcuni dissero che con la sentenza di Gerusalemme gli israeliani avevano aiutato i tedeschi « a liquidare il loro passato».

Hannah Arendt, Martin Buber e Yeshayahu Leibowitz, usarono diversi argomenti, ma criticarono il modo come si era svolto il processo. Se si accetta il principio della pena capitale, non c'è alcun dubbio sul fatto che Eichmann la meritasse. Non si tratta di rimpiangere quel che gli è accaduto a Gerusalemme. Non ci sfiora neppure un'idea del genere. In quel contesto è accaduto quel che doveva accadere.

Ma "Duch" adesso ricopre lo stesso ruolo, che gli intellettuali ebrei critici assegnarono a Eichmann. Lui non rischia la pena di morte. Il tribunale internazionale che lo giudica la esclude. Ma la sua condanna, quale essa sia, aiuta i cambogiani a «liquidare il loro passato». Aiuta soprattutto gli ex khmer rossi che oggi partecipano in gran numero al potere e che sono ansiosi di chiudere quel sanguinoso capitolo di storia in cui sono in qualche modo impigliati. Ci sono voluti piú di trent'anni per riunire il tribunale speciale. E personaggi ben piú importanti del torturatore "Duch" vivono ancora in carcere nell'attesa di un processo di lá  da venire: Nuon Chea, Jeng Sary e la moglie Ieng Thirith, Khieu Samphan. Per citarne alcuni, tra i piú noti. "Duch" è caduto in trappola grazie a un fotografo irlandese che dieci anni fa l'ha scoperto nelle vesti di membro di un'organizzazione umanitaria, convertito al cristianesimo.

Ho conosciuto la Cambogia molto prima che i khmer rossi decimassero i suoi abitanti. Era il paese del sorriso. Uomini e donne sorridevano spesso. Tutte le favole, i racconti che erano alla base della cultura popolare cominciavano con episodi carichi di ironia, di sensualitá , di allegria. Erano popolati di personaggi pittoreschi: re stravaganti nella loro onnipotenza e prepotenza; contadini sempliciotti, ma anche scaltri, come Bertoldi. E con loro animali svegli e intelligenti come esseri umani: tigri aggressive, conigli furbi, coccodrilli avidi. Ma piú ci si addentrava in quelle fiabe e piú si moltiplicavano gli episodi irrazionali che precipitavano in tragedie, in improvvise esplosioni di crudeltá . Elizabeth Baker, allora corrispondente della Far Eastern Review (e poi autrice di When the War was Over) diceva che il gusto per il macabro assomigliava per certi aspetti a quello dei Fratelli Grimm.

Non ha senso accostare la Cambogia prima dei Khmer rossi alla Germania prima dei nazisti. Cosa c'entra il regno buddista di Sihanuk con la Repubblica di Weimar? Il solo pensiero è una bestemmia. Eppure anche i personaggi della fiaba in famiglia, la fiaba della Germania di un tempo, le ondine che chiacchieravano dal fiume con le lavandaie e i nani ospiti domenicali, e il corvo e la gazza, e il cavallo massiccio con la criniera bionda e gli occhi celestini, erano portatori di sortilegi. Come i coccodrilli avidi e i conigli furbi della foresta cambogiana. Questo significa che bisogna diffidare delle fiabe?

Per la storia il genocidio cambogiano, o perlomeno l'idea originale, nasce sulla Riva sinistra della Senna, nel Quartiere Latino, al numero 28 di rue Saint-André-des-Arts. ሠlá , in una delle piú sofisticate strade di Parigi, che Saloth Sar, alias Pol Pot, e Ieng Sary, e le due eleganti sorelle diventate le loro mogli, Thirith e Ponnary, cominciano a pensare alla rivoluzione. Sono arrivati in Francia con delle borse di studio, ma frequentano soprattutto nei primi anni Cinquanta le cellule del Partito comunista francese, al quale Saloth Sar è iscritto, e divorano le storie delle rivoluzioni: Robespierre, Lenin, Stalin, Mao. E sognano di realizzare nella remota Cambogia una societá  perfetta. Per rianimare l'antica civiltá  khmer (fiorente all'epoca di Carlo Magno) puntano su una rivoluzione adeguata alle realtá  del loro paese. E vogliono evitare gli errori commessi dai rivoluzionari occidentali. I quali erano falliti o stavano fallendo perché non avevano liberato radicalmente le loro societá  dalle classi borghesi, dalle loro tradizioni e dalle loro culture.

Lui, Pol Pot, avrebbe mobilitato gli abitanti incontaminati della lontane province cambogiane. Ad esempio quella di Ratanakiri, abitata da nobili selvaggi, i khmer-loe, montanari primitivi, ossia uomini puri. Loro, educati e addestrati a dovere, avrebbero formato la forza di punta della rivoluzione. Nella scuola di Tuol Sleng, trasformata in un centro di interrogatori e di torture, dove "Duch" dettava legge, i ragazzi, anche di dieci-quindici anni, venuti dalle lontane province, partecipavano alle sevizie. Erano stati educati a diffidare, a odiare tutti coloro che erano stati contaminati dagli stranieri. Detestavano le cittá  e chi vi abitava. Per questo i khmer rossi vuotarono Phnom Penh, appena conquistata, come una pattumiera. E cominciarono a uccidere chi parlava le lingue degli stranieri o aveva frequentato le loro scuole.

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