News per Miccia corta

10 - 02 - 2009

E Alemanno cambia la targa del ``martire nero``

 

(la Repubblica, martedí, 10 febbraio 2009)

 

 

 

 

 

PAOLO G. BRERA

 

 


ROMA - "Viale Paolo Di Nella, vittima della violenza", fece scrivere l'ex sindaco di Roma, Walter Veltroni, sulla targa toponomastica di una delle ultime vittime degli Anni di Piombo, il "fascista" Paolo di Nella. Ma il suo successore in Campidoglio, Gianni Alemanno, l'ha giá  fatta cambiare: ieri, anniversario della morte del giovane militante del Fronte della Gioventú di cui era amico, Alemanno ha scoperto la nuova targa che quella violenza qualifica e precisa: "Viale Paolo di Nella, vittima della violenza politica". «Abbiamo voluto apporre la parola "politica" - spiega Alemanno - per ricordare il contesto dove Paolo è morto e si è sacrificato. Solo violenza non era sufficiente». Paolo di Nella aveva 20 anni quando fu ucciso. Due persone mai identificate gli spaccarono la testa con una sprangata mentre attaccava manifesti sui muri di villa Chigi. Nel parco della villa, 22 anni dopo, Veltroni gli dedicó un viale provocando malumori a sinistra, dove qualcuno contestó «l'equivalenza toponomastica» per la dedica analoga a Valerio Verbano, ucciso dai fascisti.

 

«Se la famiglia me lo chiederá , sono pronto a modificare in modo analogo anche la targa per Verbano», dice Alemanno. «No grazie - replica Rina Zappelli, la mamma di Valerio - la targa messa da Veltroni va bene cosí. C'è giá  scritto "vittima del terrorismo", non credo che Alemanno voglia specificare che si trattava di terrorismo fascista». A chiedere al sindaco di correggere la targa a di Nella è stata la madre di Paolo, Liliana, tenuta a braccio dal sindaco durante la cerimonia. L'amicizia tra di Nella e Alemanno era solida e privata, e gli costó qualche difficoltá  quando il neo eletto sindaco dovette spiegare il senso della croce celtica che porta al petto: «áˆ un simbolo religioso e cristiano - disse - ed era portata da Paolo Di Nella prima che venisse ucciso. Paolo era un mio amico, e la porto anche per questo». «Paolo ha scelto di rischiare - dice ora Alemanno - perché sapeva benissimo che attaccare manifesti era pericoloso, ma l'ha fatto per la militanza. La sua era una scelta profonda e spirituale. La militanza è impegno, se siamo qui lo dobbiamo anche a persone come Paolo».

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