News per Miccia corta

08 - 02 - 2009

Metti una sera a chiacchiere un ex Br e quelli di CasaPound

 

(Liberazione, domenica 8 febbraio 2009)

 

 

 

 

 

 

Frida Nacinovich

 

 


Lo chiamano Guido Keller, ma viene da Frascati. Per essere gentile è gentile, attende fuori da CasaPound, nel centro di Roma. Come il Virgilio dantesco accompagna il viaggiatore in un mondo fatto di saluti del legionario (non una stretta di mano ma una reciproca stretta all'avambraccio), di poster nostalgici, di echi di un lontano passato imperiale - quello vero, di 2000 ani fa - di giovanissime e giovanissimi che affollano i sei piani del grande, centralissimo stabile in via Napoleone III occupato della destra profonda. C'è folla, molta folla per un appuntamento speciale: un ex brigatista rosso, il rapitore di Moro, Valerio Morucci, che viene a parlare ai fascisti di CasaPound. Il gap generazionale si vede e si sente, quasi si tocca con mano, perché qui ad ascoltare ci sono ragazzi nati negli anni ottanta. Quando Morucci era in galera e il clima politico e sociale progressivamente e assai velocemente cambiava. Non si sarebbe usciti vivi dagli anni ottanta, ma questa è tutta un'altra storia. Ora, all'alba del 2009, l'intera serata ha un che di profondamente nostalgico. Non tanto per quel che racconta Morucci, oramai lezione-testimonianza diretta di storia contemporanea, quanto per la passione, per le braccia tese che sbucano da ogni poster e da ogni quadro. Fotografia di un tempo che fu e che peró continua ad essere omaggiato nonostante i disastri, gli orrori, le distruzioni. Insomma quello che fu la seconda guerra mondiale, che si chiuse con dei vincitori e dei vinti.

Questi giovanissimi di CasaPound si autodefiniscono "fascisti del terzo millennio". Qualche mimetica in mezzo a tanti abiti casual-chic, anche qualche capo di vestiario piú nazional-popolare. Melting pot, almeno per quanto riguarda gli indumenti. Idem per i capelli. C'è chi non ce li ha e quindi se li rade, chi ce li avrebbe ma se li rade ugualmente, chi ce li ha e se li tiene. E comunque sono fieri di essere neo fascisti. Della Costituzione, dunque, se ne fregano. Del resto possono contare quotidianamente - ormai da anni - su esempi assai piú celebri e popolari di loro. Basta guardare a palazzo Chigi. La differenza sta soprattutto che qui, nel centro di Roma, di verde padano non c'è traccia. C'è il tricolore della patria, il nero dei propri avi, anche qualche spruzzo di rosso.

Accolto con tutti gli onori. Applaudito, ascoltato in silenzio quasi religioso, Valerio Morucci, ex brigatista, uno dei carcerieri di Aldo Moro, dopo il gran rifiuto della Sapienza va a CasaPound per parlare di carcere, anche di antifascismo. Il centro sociale di destra si riempie, la notizia c'è, e CasaPound è contenta di finire sotto i riflettori.

Nello stabile occupato sono stati montati maxischermi per consentire a tutti di assistere al dibattito, che è anche trasmesso in diretta da Radio bandiera nera . Del pantheon di questi giovani e meno giovani (ci sono anche loro) fanno parte il classico Julius Evola, un tal Berto Ricci, l'ex Nar Luigi Ciavardini, perfino l'anarchico toscano Luciano Bianciardi, il maremmano trapiantato a Milano autore della "vita agra". Locandine appese al muro riportano i loro nomi, testimonianza di precedenti iniziative passate in archivio ma rimaste nella memoria collettiva degli inquilini neri di via Napoleone III.

I militanti di Cpi (è l'acronimo di CasaPound Italia) si fanno chiamare "fascisti del III Millennio", e dall'idea stereotipata del fascista assicurano di essere abbastanza lontani: tengono a sottolineare che non sono xenofobi, né omofobi, né antisemiti, sono per statuto laici e non confessionali, non sono contro le coppie di fatto e nemmeno antiabortisti. Si raccontano cosí, si ritengono la destra del futuro. In democrazia è permesso. Casomai non è permesso autodefinirsi fascisti.

Accanto a Morucci, nella sala conferenze di CasaPound, ci sono Giampiero Mughini, ex Lotta continua, e Ugo Maria Tassinari, saggista-giornalista con un passato nell'autonomia. Con loro un intellettuale della destra di governo, Angelo Mellone, Carlomanno Adinolfi di Occidentale , la rivista diretta proprio da Iannone, e Luca Gramazio, consigliere del Pdl al Comune di Roma. Negli anni '70, ricorda Morucci, «sono stato, seppure non a tempo pieno, un cacciatore di fascisti. Sono peró convinto che quell'animositá  dipenda di piú dal residuo mai sciolto dell'idea cristallizzata, ideologizzata, stereotipata che ci si era reciprocamente fatti del "nemico". E questo residuo bisogna provare a sciogliere».

Gli applausi rompono il silenzio di una sala che ha ascoltato con attenzione l'intera discussione. Si è parlato del «delirio degli anni 70» (cosí come l'ha definito Mellone), di una «guerra civile fra ragazzi che questo paese ha superato» (Mughini), ed è stato toccato il dramma delle carceri che dovrebbero riabilitare e che invece finiscono per isolare uomini e donne dalla societá  (Gramazio e Tassinari). Patrie galere. Cronache dall'oltrelegge , è il titolo del libro scritto da Morucci. L'ex brigatista rosso lascia il "covo" neofascista dopo una serata a suo modo interessante. Non anti ma pro («per non definire la propria identitá  sulla negazione di quella altrui», osserva Morucci). Sei piani di scale, questa volta in discesa con Guido Keller, quello di Frascati. Mentre il servizio d'ordine sbarra le entrate. Ardimentosi.

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