News per Miccia corta

06 - 02 - 2009

Scamarcio e la Mezzogiorno ``fidanzati del terrorismo``

 

(Repubblica.it)

Il primo ciak lunedí prossimo a Torino, poi le riprese a Pinerolo e in altre parti d'Italia
L'attrice: "La trama è molto corretta, non esalta i terroristi e non li rende eroi"


di ETTORE BOFFANO


Scamarcio e la Mezzogiorno

Susanna Ronconi e Sergio Segio
dopo la condanna a Torino

 

Lui, Sergio Segio, il "comandante Sirio" della "banda armata denominata Prima Linea", avrá  gli occhi e le labbra di Riccardo Scamarcio. Lei, Susanna Ronconi, la ragazza veneziana figlia di un ufficiale dell'aeronautica e che fu tra i fondatori delle Brigate Rosse e poi partecipó all'avventura sanguinaria di Pl, avrá  il viso di Giovanna Mezzogiorno. I "fidanzati del terrorismo": belli, ideologici e alteri come alla fine degli Anni Ottanta quando, nelle gabbie delle aule bunker durante i processi per gli omicidi compiuti catturavano l'attenzione dei fotografi e delle telecamere.

Sará  un film e si chiamerá , con un gioco di parole su una delle sigle piú feroci degli anni di piombo, La prima linea: ispirato al libro Miccia corta, scritto da Segio nel 2005 per la casa editrice "DeriveApprodi". Una storia di terrorismo (peró giá  cadenzata come una sceneggiatura cinematografica) ma anche d'amore: l'assalto di Prima Linea al carcere di Rovigo, il 3 gennaio 1982, per liberare Susanna Ronconi e altre tre militanti di Pl. A guidare l'azione c'era proprio il "comandante Sirio" che, in quegli ultimi mesi di vita di Pl (la galassia del terrorismo rosso italiano era ormai a pezzi dopo il "pentimento" di Patrizio Peci e di Roberto Sandalo), stava indirizzando l'organizzazione verso la "liberazione dei detenuti combattenti". Per lui, poi, un motivo in piú: in quella prigione infatti c'era la sua compagna, nel terrorismo come nella vita.
Una "A112", imbottita di tritolo, esplose accanto al muro del carcere aprendo un varco attraverso il quale fuggirono Susanna Ronconi, Marina Premoli, Federica Meroni e Loredana Biancamano. Per terra, peró, ucciso dallo scoppio, rimase un anziano pensionato che stava passando con il cane sul marciapiede che costeggia la prigione: Angelo Furlan. Un altro morto, l'ennesimo, questa volta per caso, nel lungo rosario degli omicidi dell'eversione armata. Nel processo per quell'assassinio, nell'ottobre 1985, la figlia di Furlan, Maria Teresa, si avvicinó alla gabbia degli imputati: non ce la fece a parlare, ma strinse la mano al "comandante Sirio" e alla Ronconi. Oggi dice di non avere nulla in contrario riguardo al progetto di De Maria e di Occhipinti.

Ventitrè anni dopo, proprio Segio scelse quell'episodio, cosí carico di tragicitá  e di coinvolgimenti personali, nel tentativo di affrontare per la prima volta direttamente la ricostruzione della sua esperienza e di quella di un'intera generazione che, partita dal '68 e dai movimenti di protesta e di contestazione, era giunta alla scelta delle armi e della morte.

Lunedí prossimo, 9 febbraio, tutto questo comincerá  a prendere la forma di una pellicola a Torino, con il primo ciak (le riprese proseguiranno poi a Pinerolo e in altre parti d'Italia). Il film, per la regia di Renato De Maria (giá  autore di "Hotel Paura" e marito di Isabella Ferrari), è prodotto da Andrea Occhipinti della Lucky Red con l'appoggio di Sky e Raicinema e una spesa prevista di 5 milioni di euro. La sceneggiatura è di Sandro Petraglia (tra le sue ultime realizzazioni, i lavori per "Romanzo criminale" di Michele Placido e "Mio fratello è figlio unico" di Daniele Lucchetti). Le prime scene saranno girate proprio in quella cittá  che fu una delle piú colpite dalla violenza omicida dei nuclei di fuoco delle Br e di Prima Linea e nelle Carceri Nuove da anni non piú utilizzate, ma nelle quali lo stesso Segio e la Ronconi trascorsero buona parte degli Anni Ottanta e Novanta nell'"area omogenea" costituita dagli ex capi e militanti di Pl che si erano dissociati dalla lotta armata dopo la cattura.

Segio, che oggi ha 54 anni, fu condannato prima all'ergastolo e poi, grazie proprio a quella dissociazione, ottenne la riduzione della pena a 30 anni di carcere: tra le sue vittime anche i magistrati milanesi Emilio Alessandrini e Guido Galli. Ultimo dei fondatori di Pl a uscire di prigione dopo 22 anni di detenzione oggi è impegnato, come tanti altri suoi antichi compagni della lotta armata in iniziative sociali: nel Gruppo Abele di don Luigi Ciotti, in alcune strutture della Cgil che si occupano di tossicodipendenze e sui temi dei detenuti e delle condizioni carcerarie. La Ronconi, invece, fu condannata a 22 anni di carcere: prima di passare a Pl, aveva preso parte al primo duplice omicidio nella storia delle Brigate Rosse. Quello avvenuto durante un'irruzione nella sede dell'Msi di Padova, il 17 giugno 1984: furono uccisi due militanti del partito di Giorgio Almirante, Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola. Oggi ha 59 anni e, dopo un'esperienza nel Gruppo Abele, collabora sui temi della tossicodipendenza con amministrazioni pubbliche del Piemonte, della Lombardia e della Toscana.

Lei e Segio si sposarono in carcere, ma la loro storia d'amore finí poco prima della scarcerazione: anche se la Ronconi compare spesso al fianco dell'ex marito per le presentazioni dei suoi libri o durante i dibattiti. L'ex "comandante Sirio", peró, nel 2005 scelse la vicenda della loro storia terroristica che piú li legava per aprire con "Miccia corta" una ricostruzione degli anni di piombo di Prima Linea visti "dall'interno". "Ho sempre creduto - spiega - che l'amore e il comunismo si debbano intendere e sposare, salvo scordarmene a tratti, annebbiato dalla foga e dalle durezze della battaglia... Ci siamo allora induriti, senza riuscire a mantenere la capacitá  di tenerezza. In un'anestesia morale progressiva, che ha avuto ragione delle nostre ragioni. La logica delle armi ci ha preso non solo la mano, ma anche il cuore e la testa". Una tesi poi ribadita nel libro "Una vita in prima linea", pubblicato nel 2006 da Rizzoli.

Parole e pagine che hanno suscitato piú di una polemica da parte delle associazioni che rappresentano i parenti delle vittime del terrorismo e che adesso potrebbero essere rinfocolate dal film di De Maria, cosí come accadde anni fa quando due ministri di centrosinistra, Livia Turco (Pd) e Paolo Ferrero (Rifondazione), furono costretti a revocare gli incarichi affidati a Susanna Ronconi. Un timore che ha indotto la produzione a precisare che, in occasione del finanziamento pubblico di 1,7 milioni di euro, "si è impegnata a non utilizzare nella fase di promozione della pellicola nessuno dei protagonisti reali della storia e a non offrire "tribune" a ex terroristi, mentre nessuno dei proventi andrá  in favore dei reali protagonisti della vicenda".

Per quanto riguarda i due attori protagonisti, Riccardo Scarmarcio non è nuovo a pellicole legate al tema degli anni di piombo ("La meglio gioventú" di Marco Tullio Giordana e "Mio fratello è figlio unico" di Lucchetti), mentre Giovanna Mezzogiorno è giá  intervenuta proprio sul tema della delicatezza delle vicende trattate nella sceneggiatura: "ሠun film molto difficile, peró devo dire che la trama è veramente ottima, molto corretta, assolutamente non a favore dei terroristi: non li esalta e non li rende eroi".
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