News per Miccia corta

03 - 02 - 2009

Gli assassini della memoria che cancellano l'Olocausto

 

(la Repubblica, martedí, 03 febbraio 2009)

 

 

I ripetuti assalti alla veritá  dei cosiddetti "revisionisti" hanno dimostrato la necessitá  di non permettere che la memoria venga cancellata

 

 Una corrente di pensiero che non ha nulla di "scientifico", come pretende, ma che è invece un'ideologia, meglio una setta religiosa

 

 

BERNARDO VALLI

 

 


I sostenitori del negazionismo cercano di dare basi scientifiche alle loro tesi. Perlomeno lo sostengono. Il loro principale obiettivo è di dimostrare che il genocidio degli ebrei non è mai avvenuto. L'Olocausto sarebbe un mito, creato al fine di favorire gli interessi degli ebrei nel mondo, e giustificare la nascita e la difesa di Israele; sarebbe una colossale invenzione tesa a screditare, a demonizzare, la Germania di Hitler. Oggi le tesi dei negazionisti, dei quali la maggiore espressione è l'Institute for Historical Review, fondato da Dave McCalden (ex membro del National Front) alla fine degli anni Settanta negli Stati Uniti, affermano con argomentazioni variabili secondo i "ricercatori":

1) che non sono mai esistite camere a gas per uccidere gli ebrei e che se sono esistite servivano, stando ad alcuni, per sterminare i pidocchi di cui Auschwitz era infestato;

2) che i nazisti non si proponevano di uccidere gli ebrei, ma semplicemente di rinchiuderli nei campi;

3) che il numero degli ebrei morti durante la Seconda guerra mondiale è di gran lunga inferiore a quanto si denuncia.

Questi, in sintesi, i principi su cui si basa il negazionismo. Ai quali si devono aggiungere molte altre affermazioni piú specifiche, o "scientifiche", contenute in una vasta pubblicistica o espresse durante il congresso (o nel periodico) dell'Institute for Historical Review. Cito, a titolo di esempio, soltanto alcuni degli argomenti usati dai negazionisti in testi presentati come saggi di revisionismo storico. Secondo il Leuchter Report l'inesistenza delle camere a gas sarebbe provata dall'assenza di residui di cianuri negli ambienti di Auschwitz- Birkenau destinati allo sterminio. ሠinoltre impossibile credere, secondo i negazionisti, che gli inservienti, anche se dotati di maschere, potessero entrare subito, come si racconta, nelle camere a gas dove giacevano fino a millecinquecento cadaveri, senza che essi stessi venissero uccisi a loro volta dai miasmi letali. In quanto al cielo di Auschwitz, dalle fotografie aeree fatte dagli americani, non risulterebbe nascosto da una costante nuvola di fumo nero uscito dai forni crematori, come viene descritto. E le immagini dei prigionieri scarnificati, riprese sempre dagli americani? Lo stato di quei prigionieri sarebbe dovuto all'abbandono, senza cibo e medicine, per giorni e giorni, in seguito allo sfaldamento del fronte tedesco. Insomma Auschwitz sarebbe «una truffa».

Non c'è bisogno di sottolineare che, nonostante le pretese, il negazionismo non abbia nulla di scientifico e neppure scalfisca gli studi e le testimonianze dirette sulle tecniche di sterminio nei campi di concentramento nazisti.

Il negazionismo è un'ideologia. Meglio ancora, si è di fronte a una setta religiosa, come diceva lo storico francese Pierre Vidal-Naquet, precisando che si trattava di una setta simile a quella che «Weber opponeva con ragione alla Chiesa». ሠun'opposizione settaria al culto dominante. Vidal-Naquet ricorse a quella definizione quando si presentó il caso di Roger Garaudy: un professore di filosofia via via convertito al protestantesimo, poi al comunismo (diventando un dirigente del Pcf), poi al cattolicesimo e infine all'islam. Approdato a quest'ultima religione, Garaudy abbracció e difese pubblicamente le tesi negazioniste, compiendo un'altra tappa nella sua agitata vita spirituale o ideologica. Fu singolare il sostegno, altrettanto pubblico, che gli dette l'Abbé Pierre, considerato da molti francesi un santo vivente. In seguito l'Abbé Pierre si corresse e si capí che il suo era stato un eccessivo e irresponsabile slancio d'amicizia.

Pierre Vidal-Naquet fu uno dei primi ad affrontare i negazionisti (emersi negli anni Settanta) con una serie di articoli raccolti in un libro: Gli assassini della memoria (Viella 2008). Egli rifiutó tuttavia di dibattere faccia a faccia con loro. Non erano interlocutori accettabili.

Specialista dell'antica Grecia e impegnato con passione nel denunciare la tortura durante la guerra d'Algeria, Vidal-Naquet non aggirava i problemi. Come storico e come ebreo scandiva l'atteggiamento verso la Shoah in tre distinti momenti. Alla Liberazione nessuno si era interessato ai deportati ebrei. Si era poi passati a un interesse esclusivo, specifico, per il genocidio di cui erano state le vittime. E c'è stata a questo punto - ed è il terzo momento - una sacralizzazione della Shoah, a suo parere rischiosa: perché la Shoah non deve essere considerata un culto, suscettibile di creare un anti-culto, ossia un'eresia. Né deve essere uno strumento politico. ሠun genocidio che, insieme agli altri (quello simultaneo degli zingari, quello precedente degli armeni a opera dei turchi, o quello successivo nel Ruanda), deve impegnare gli storici, cui spetta di tener viva la memoria. Vidal-Naquet era contrario alla legge che condanna chi nega i crimini contro l'umanitá , perché puó far apparire i negazionisti come dei perseguitati. Si puó capire, e condividere, il rigore di Vidal-Naquet, quando sottolinea il rischio implicito nella sacralizzazione o nell'uso politico della Shoah, ma è comprensibile, o addirittura inevitabile, che questo avvenga poco piú di mezzo secolo dopo, quando i ricordi sono ancora vivi e sono mantenuti tali, anzi sono arroventati, dalla tragedia mediorientale.

I negazionisti vogliono essere considerati dei revisionisti. Una qualifica cui non credo abbiano diritto. Non è revisionista l'intellettuale impegnato a contrastare la realtá , concretamente provata, di un fatto storico, la cui veridicitá  non richiede supplementi di indagine. Il revisionismo ridefinisce il giudizio su un evento, ne dá  un'interpretazione diversa, non ha come fine la sua cancellazione. La storiografia è una continua revisione. Il negazionismo è dettato da un'ideologia.

Per evitare che la scomparsa di testimoni viventi favorisca le tesi negazioniste, Claude Lanzmann ha realizzato con anni di lavoro il suo documentario di nove ore sulla Shoah, basato non sulle immagini ma su una straordinaria e sconvolgente serie di testimonianze dirette, destinate a restare quando si passerá  definitivamente dalla memoria alla storia.

Se si scorrono le liste dei partecipanti al congresso dell'Institute for Historical Review si trovano i nomi di Carlo Mattogno, il negazionista italiano piú noto, di Bradley Smith, fondatore del CODOH (Comitato per un aperto dibattito sull'Olocausto), di David Irving, autore di Hitler's War, libro che ha mobilitato tanti tribunali, e di Robert Faurisson, il professore dell'Universitá  di Lione, diventato un autore di riferimento per molti negazionisti. Nel 1992, durante un raduno negazionista in Germania, Irving dichiaró che la camera a gas ricostruita ad Auschwitz era un falso fabbricato dopo la guerra. Nel 2000 il tribunale britannico che trattó la causa per diffamazione intentata da Irving alla storica Deborah Lipstadt, sentenzió che il querelante, ossia Irving, aveva distorto e falsificato l'evidenza storica ed era un antisemita.

Il francese Robert Faurisson usufruí del singolare sostegno di Noam Chomsky, illustre linguista, figlio di un professore di ebraico, intellettuale libertario e nemico di tutti gli imperialisti. Chomsky fece infatti la prefazione al libro di Faurisson (Mémoire en defense contre ceux qui m' accussent del falsifier l'histoire) in cui si immagina, tra l'altro, una dichiarazione di guerra a Hitler da parte della comunitá  ebraica mondiale, e dove si dice che Hitler, il quale aveva imposto agli ebrei di portare la stella gialla a partire da sei anni, si preoccupava molto di piú della sicurezza dei soldati tedeschi che degli ebrei.

Chomsky precisava nella prefazione di non avere letto il libro, e, in sostanza, di volere soprattutto difendere la libertá  d'opinione, quale che sia. Vidal-Naquet scrisse pubblicamente a Noam Chomsky. Gli disse che poteva sostenere il diritto del peggior nemico alla libertá  d'opinione, se non domandava la sua morte e quella dei suoi fratelli. Ma che lui, Chomsky, non aveva il diritto di prendere un falsario e di ridipingerlo con i colori della veritá . A questo equivaleva infatti la sua prefazione. Piú tardi Chomsky non sconfessó quanto aveva scritto, ma l'uso che ne era stato fatto. E chiese che la prefazione non fosse pubblicata. Ma era troppo tardi. Era giá  in libreria. Pochi mesi dopo Robert Faurisson veniva condannato, per la prima volta, per «contestazione di crimine contro l'umanitá ».

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