News per Miccia corta

03 - 02 - 2009

Lo sterminio senza fine

 

(la Repubblica, martedí, 03 febbraio 2009)

 

 

La vera finalitá  del rifiuto delle prove è la convinzione che i sopravvissuti non siano credibili, perché sono ebrei e dunque per natura dicono il falso

 

 

 DAVID BIDUSSA

 

 


Che cosa significa negare un fatto storico? E perché, nello specifico, il negazionismo include una forma di antisemitismo? La prima riguarda la dimensione della morte nei campi; la seconda chiama in causa il giudizio sull'identitá  dei sopravvissuti.

Di che si discute quando qualcuno afferma che non sono esistite le camera a gas e che, piú in generale, quei morti "non sono morti"? Consideriamo i numeri (un dato che costituisce un'ossessione per i negazionisti). I numeri dello sterminio riferiti ad Auschwitz sono stati riepilogati da Jean-Claude Pressac nel suo libro Le macchine dello sterminio (Feltrinelli 1994).

Questi i numeri che Pressac riporta: ebrei gasati non iscritti, da 470 mila a 550 mila (l'oscillazione riguarda il numero complessivo degli ebrei ungheresi gasati); corrispondono ai deportati trasportati ad Auschwitz e selezionati giá  sulla rampa di arrivo; detenuti iscritti deceduti (ebrei e non ebrei) 126 mila: ovvero quelli sopravvissuti alla prima selezione sulla rampa e poi, gasati per malattia, debilitamento...; prigionieri di guerra sovietici, 15 mila; diversi (di cui soprattutto zingari), 20 mila.

Complessivamente dunque stiamo parlando di una quantitá  di persone gasate tra i 631 mila e i 711 mila. Nessuno di questi numeri è stato contestato dai negazionisti. Nessuno di loro ha mai risposto a Pressac. Questa cosa non fa pensare?

Ma la retorica negazionista non riguarda solo i numeri. La ricostruzione storica di un fatto, non è mai fondata su un solo documento o su un corpo di documenti limitati a un punto. Indagare un fatto implica assumere l'intera filiera all'interno del quale si colloca. La storia non è mai l'astrazione di un particolare. La storia si studia solo assumendola "a parte intera".

E dunque ai dati forniti da Pressac, vanno aggiunti: i deportati sterminati in tutti gli altri campi (di sterminio, Treblinka, Majdanek, Sobibor, per esempio; o di concentramento: Dachau, Mauthausen...); quelli che vengono catturati, rinchiusi nei campi di transito, e che lí muoiono; quelli che sono trasportati in vagone e muoiono nel viaggio; tutti coloro che sono uccisi prima della scena del campo di sterminio: per esempio i fucilati nell'estate 1941, durante l'occupazione militare in Unione sovietica e quelli uccisi dai reparti di polizia speciale (per esempio i 260 mila sterminati in Polonia tra il 1940 e il 1944 dal Battaglione 101 come racconta Christopher Browning nel suo Uomini comuni, Einaudi).

Negare le camere a gas, dunque, è funzionale a un obiettivo concreto: dichiarare che quella macchina complessiva di morte non sia mai esistita.

Nello sterminio non c'è una parte per il tutto, c'è il tutto. E proprio con quel pacchetto complessivo si tratta di confrontarsi. Il primo atto del negazionismo è preliminare alla sua affermazione sulle camere a gas. Consiste nell'eliminare tutti i particolari e tutte le componenti che renderebbero insostenibile la tesi finale. La macchina dello sterminio nazista non è la camera a gas. Quello è il livello ultimo di un lungo percorso. All'interno di ciascun passaggio si uccidono individui, si sterminano interi gruppi famigliari o intere comunitá  locali. Lo sterminio preesiste alle camere a gas.

Quella retorica tuttavia non si limita a negare un fatto provato. Infatti essa contesta non solo le prove, ma le testimonianze di chi sostiene l'esistenza nelle forme e nei modi dello sterminio. Anzi il vero obiettivo del rifiuto delle prove è la convinzione che i sopravvissuti non abbiano diritto di parola. Quel diritto non viene riconosciuto ai sopravvissuti perché la loro natura - e non la loro esperienza - li rende incredibili. Secondo i negazionisti, infatti, essi non sono credibili e non devono essere creduti non perché ció che dicono si sarebbe dimostrato fondatamente falso, ma perché la loro identitá  ebraica li qualifica come pericolosi sovvertitori dell'ordine e perché la loro natura li rende "perfidi". Credereste mai ai nemici irriducibili? Alla fine, dunque, per i negazionisti quei testimoni sono non credibili perché sono ebrei e dunque per natura, raccontano il falso e lo raccontano perché il loro obiettivo sarebbe la conquista fraudolenta del potere.

Lungi da non essere mai avvenuto, lo sterminio per i negazionisti non è mai finito. ሠideologicamente giustificato perché si basa sull'adesione all'ideologia che l'ha predicato e poi praticato. Alla fine lo si nega, per poter avere l'opportunitá  di completarlo.

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