News per Miccia corta

31 - 01 - 2009

Primo Moroni. Quella volta che ho dato una martellata al maestro

 

(Liberazione, 31 gennaio 2009)

 

Pubblichiamo uno stralcio da un intervento di Primo Moroni alla Festa di Liberazione di Pescara del 6 settembre 1996.
Nato nel 1936 in val di Nievole, in Toscana, Primo Moroni si era trasferito a Milano negli anni Cinquanta dove aveva fondato la libreria Calusca, prima in Porta Ticinese, poi in piazza Sant'Eustorgio e infine in via Conchetta col nome di "City Lights". E' morto a Milano nel 1998.



Primo Moroni


Sono stato dodici anni nel Partito Comunista, dal 1951 al 1963, ho avuto come grande maestra che ho amato e desiderato come tutti i giovani milanesi alla "Casa della Cultura", la Rossana Rossanda. Lo dico perché era molto bella, aveva dei golfini cachemire e parlava benissimo e ci ha insegnato un mucchio di cose, ma il fatto che aveva il golfino di cachemire poteva per noi proletari di strada: ... dico. Faccio una digressione personale: io a 12 anni sono stato espulso da tutte le scuole perché sono stato considerato gravemente ritardato. Ero figlio di contadini immigrati toscani, lavoravo all'Om, in un corso di avviamento professionale e si faceva il "capolavoro". Capolavoro era un pezzetto di ferro che bisognava limare e poi farlo diventare perfetto in tutte le sue parti col calibro, col compasso. Ho lavorato tre mesi, poi l'ho portato al professore, lui ha detto: «Perfetto, ti do otto», poi ha dato tre martellate sopra questo pezzo di ferro lavorato e ha detto «ricomincia da capo». A me è sembrata una cosa di disciplinamento, e ho dato una martellata sulla mano del maestro e gli ho fracassato la mano perché mi sembrava insopportabile questo non rispetto per un lavoro di tre mesi che avevo fatto, ma che cazzo. Io ho fatto questo lavoro qua, due volte l'ho sbagliato, alla fine la terza me l'hai fatto perfettamente e tu me lo spacchi. E ho capito peró in quel momento, ho avuto un'intuizione, che mi sembrava che un disciplinamento eccessivo all'ideologia produttiva fosse una cosa insopportabile perché questo voleva dire imparare a sopportare eccessivamente la figura del caporeparto e da lí è iniziata la mia crisi con il Partito Comunista, una crisi probabilmente sull'ideologia del lavoro, intendo dire. (...)
Come molti (...) della mia generazione se dovessi fare una cosa di autogratificazione dovrei dire che io ero uno come molti altri detti dei "giovani delle magliette a righe". Ho fatto il Luglio '60, siamo andati a Genova, i nostri commissari politici e i segretari di sezione hanno detto: «C'è il Movimento Sociale che fa un congresso a Genova, cittá  Medaglia d'Oro della Resistenza, è insopportabile, c'è il governo Tambroni, bisogna andare lá  e impedirlo». Oh siamo partiti di notte con questi vecchi comunisti delle fabbriche milanesi, siamo andati a Genova e abbiamo combinato un casino. Cioè, nel senso che erano anni che le prendevamo sulle piazze, gli abbiamo dato una lezione memorabile alla polizia, ci sembrava una cosa molto corretta. Il fatto delle magliette a righe era che faceva un caldo della madonna perché era luglio e al porto vendevano solo queste cazzo di magliette a righe rosse o blu, c'erano solo quelle, e tutti quanti abbiamo comprato queste magliette, per cui siamo passati alla storia come i giovani dalle magliette a righe. Non era come l'eskimo negli anni Settanta che era un divisa che riconosceva, è che c'erano solo quelle lí al porto.
C'è stato un momento che c'erano questi partigiani delle formazioni liguri che si muovevano benissimo sulla piazza, noi eravamo giovanissimi, e che [hanno/abbiamo sequestrato] in vicolo del Fondaco vicino a un cesso - c'era un cesso pubblico con scritta al neon che era uno dei primi elementi di modernizzazione del boom economico - hanno sequestrato dieci carabinieri, gli hanno sequestrato i moschetti, avevano le armi questi compagni comunisti partigiani ma non è che le hanno usate, le hanno semplicemente usate come un deterrente, no? Hanno preso "˜sti carabinieri, cazzo è la rivoluzione! Un fatto cosí non l'avevamo mai visto in tutti gli anni Cinquanta e invece poi abbiamo fatto una trattativa sulla Piazza de Ferrari, che salita del Fondaco poi porta in Piazza de Ferrari, abbiamo consegnato i carabinieri all'altra controparte, loro ci hanno consegnato un po' di altri che erano stati arrestati eppoi è arrivato Pajetta ha fatto un comizio straordinario devo dire la rivoluzione, cioè abbiamo vinto, Tambroni è caduto, tornate a casa e noi ci siamo girati un po' le palle.
Quindi non solo il fatto del parallelepipedo di ferro che mi ha messo un po' in crisi, mi sembrava che ci fosse... quindi sono diventato estremista. Successivamente ho conosciuto questi grandi professori dei Quaderni Rossi ...
Voglio dire ho fatto tante cose che alla fine a un certo momento sul problema dell'identitá  comunista giá  negli anni Settanta avevo qualche dubbio che diavolo fossi, perché i comunisti a un certo punto dicevano che eravamo dei provocatori, quelli di Lotta Continua che eravamo dei cani sciolti che non si sapeva dove finivamo, quelli di Avanguardia Operaia non scherzavano, quelli del Movimento Studentesco hanno tentato di menarci un mucchio di volte. Quelli della Statale soprattutto, che erano poco democratici. Io poi andavo da Alberganti che era il segretario del Partito Comunista a Milano, gli dicevo: «Ma Alberganti cazzo tu lavori con questi qua del Movimento Studentesco, questi qua pensano che son tutti provocatori fuorché loro non si capisce piú nulla del modo di muoversi in questa cittá . A me sembra che questi anarchici dicano anche delle cose corrette, che alcuni spontaneisti, questi qua di Re Nudo , questi qua hippy, questi qua di Mondo Beat dicano delle cose che corrispondono a una fase matura del capitale che si puó attuare. E invece voi dite «No, non si puó fare tutto questo, togliamo l'agibilitá  alla Statale, non si possono fare gli spinelli» (...).
Alla Columbia University stavano distruggendo le macchinette di Reich e anche i suoi libri li stavano incendiando e Bertrand Russell che è stato un leader del movimento per la pace, era un filosofo inglese che sembrava un santo perché era alto un metro e novanta, bianco di capelli, era bellissimo quello e tutti i giovani inglesi avevano: "Fate l'amore, non fate la guerra" scritto sopra i manifesti questi qui dico fanno una cosa importante che ci dá  coscienza, e Alberganti: «Ha detto il compagno Alicata - abbiamo fatto una riunione c'era anche Giovanni Cesareo che è un mio carissimo amico che è ancora in giro adesso - e Alicata ha detto sí bisogna occuparsi di Reich... per distruggerlo! Sí è vero di Reich i comunisti devono occuparsi: bisogna distruggerlo!».
E allora lí ho avuto un po' di confusione, e la confusione è durata per tutti gli anni Sessanta tant'è che sono diventato un grande manager dell'editoria (...) sono diventato un direttore generale dell'Antonio Vallardi Editore. Quindi mi hanno dato una Maserati Ghibli, costava una cifra, faceva 3 Km con un litro e peró il mio padrone, che era quasi nobile, mi diceva: «Tu sei un dirigente, devi andare in giro con la Maserati, questa qui costa un occhio della testa, mica la paghi tu, la pago io, è vero che devo avere stile, la rappresentanza ma me la paga la ditta? Eppoi devi andare dal sarto Tosi e farti fare il Principe di Galles, prendere le scarpe da Fragiacomo», ma dico, ma cazzo!
E allora ho preso un attico a San Siro, ma a me piaceva stare nel Ticinese, nelle case di ringhiera, ero nostalgico... si stava meglio nell'attico devo dire peró insomma... E quindi ho avuto questa grande confusione e ho fatto il '68 dentro questa confusione che non sapevo piú se dovevo essere un beat, ... ho conosciuto Ferlinghetti infatti la mia libreria si chiamava "City Lights" perché Ferlinghetti c'ha una libreria "City Lights" a San Francisco, è uno che ha i genitori, lui dice che abitano in un villaggio vicino Brescia...

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