News per Miccia corta

01 - 02 - 2009

Vicenda Battisti. Un commento di Sergio Segio

C'è poco di romanzesco e molto di miserabile nel modo in cui Cesare Battisti sta cercando di stornare da sé l'attenzione, mettendo al centro del fuoco mediatico altre persone. Persone che, a differenza sua hanno patito il carcere e accettato il peso delle proprie responsabilitá . Un comportamento doppiamente miserabile nella misura in cui le si qualifica come collaboratori di giustizia e "pentiti". Cosa che, per la gran parte di loro, non è vera. Ma certo Battisti non è solo nei tentativi di falsificazione e di calunnia che tentano di assimilare la dissociazione al pentitismo. Anche alcuni dei suoi illustri sostenitori in terra di Francia sono stati maestri in questo, alimentando per anni odio e disprezzo verso quanti scelsero la strada della dissociazione, e che hanno scontato decenni di carcere.

 

Infine, è triplamente miserabile che questa operazione furbesca e vigliacca si rivolga anche contro una persona che non c'è piú. Una persona come Gabriele, un gigante di dignitá  e coerenza davanti al quale Battisti dovrebbe solo tacere e magari imparare, se ne fosse in grado.

 

ሠtriste che la vicenda degli anni Settanta, tragica e complessa, si esaurisca in questi rivoli indecenti.

 

Non so se abbia ragione il ministro brasiliano nel dire che l'Italia è ferma agli anni di piombo. Paiono semmai diventati anni di letame, densi di rancori inesauribili e di sterili vendette. Ma questo non dipende solo dalla miseria dei singoli, e dal dolore di tanti, quanto dall'incapacitá  sociale e politica di questo paese di superare il proprio passato. E, si sa, un paese incapace di elaborare lutti e passato rischia di tornare a riviverli. 

Sergio Segio

 

PS: Leggo su Panorama le dichiarazioni di un tal Maurizio Di Marzio, qualificato come « romano, ex terrorista e oggi ristoratore». Intervistato nel suo locale di Parigi poco distante da piazza della Bastiglia , dove, assicura «vengono a mangiare pure diversi amici poliziotti», lamenta di continuare a essere inserito nella lista dei ricercati, nonostante, afferma, «Non ho mai ucciso, al contrario di pentiti come Savasta, Segio, Peci, che mettevano le tacche sulle pistole».  

 

Non ha dubbi il signor Di  Marzio:«Se Cesare dice che è innocente gli credo». Nemmeno ne ha quando il suo amico Cesare accusa quattro ex compagni, pratica che in passato si definiva infamia. Del resto, Di Marzio, nel qualificarmi come "pentito", non si pone alcun interrogativo sulla stranezza che il sottoscritto abbia scontata in assoluto parecchia piú galera, molta parte in carceri speciali, di tutti i militanti di PL e di qualsiasi altro coimputato condannato per i MEDESIMI reati.

 

Non so chi sia questo signore, ma spero di incontrarlo un giorno per spiegargli quanto la calunnia sia una pratica particolarmente vile. Nel frattempo continui a servire le sue pietanze agli amici poliziotti e cerchi di parlare solo di cose che conosce. Di Battisti ne basta e avanza uno solo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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