News per Miccia corta

01 - 02 - 2009

Vicenda Battisti. Un commento di Cecco Bellosi

Considerazioni sparse sull'omomino di Cesare Battisti

 

 

di CECCO BELLOSI

 

Ho considerato, in tempi lontani e non sospetti, l'omonimo indegno del martire irredentista Cesare Battisti come una piccola carogna. Almeno da quando, dopo essere stato fatto evadere dal carcere di Frosinone da alcuni suoi compagni, non trovó di meglio che insultarli nel primo dei suoi indecenti libri. Ovviamente, trovandosi al riparo in Francia, mentre loro stavano nelle carceri speciali  in Italia.

Cesare Battisti, questo qui, quello fasullo, è infatti un disertore vero: l'altro lo era solo per l'esercito austro-ungarico.

I disertori della lotta armata degli anni Settanta appartengono, grosso modo, a due categorie: quelli che si sono ricostruiti un'esistenza, rielaborando nei fatti criticamente il proprio passato, e che non si sono mai permessi di giudicare coloro che erano rimasti in Italia fino all'ultimo, scontando poi le loro pesanti pene, e  quelli invece che, dopo essere scappati, hanno solo saputo vomitare insulti nei confronti di chi era rimasto qui fino alla fine.

Un bravo psicanalista potrebbe trovare un nuovo termine scientifico per questa  categoria di persone; noi, decisamente piú gretti, non riusciamo a trovarne uno migliore di pezzi di merda.

Battisti è solo l'esponente piú viscido di questa categoria.

Ha attaccato in questi giorni alcuni miei amici, che hanno condiviso con me e tanti altri le carceri di massima sicurezza con estrema dignitá , senza mai denunciare nessuno: Sebastiano, Peppone, Gabriele. Ci risulta particolarmente odiosa la sua chiamata di correitá , anzi, la sua ansia delatoria, visto che si dichiara innocente, nei confronti di Gabriele Grimaldi Al suo funerale abbiamo pianto, perché gli volevamo bene e abbiamo apprezzato il suo essere comunista, fino in fondo. A Gabriele, a Sebastiano, a Peppone va il mio abbraccio piú sentito.

Questo non comporta che si debba ripagare Battisti l'infame con la stessa moneta. Non lo ho mai fatto, non lo faró ora. Ritengo infatti giusta la posizione della giustizia brasiliana. Per due motivi: il primo, di carattere tecnico, è stato espresso dal presidente di Antigone, Patrizio Gonnella: un Paese con un minimo di civiltá  giuridica non processa gli imputati in contumacia. Il secondo è di carattere ambientale: non mi piace l'idea di sentire da vicino il fetore di questo personaggio. Se lo tengano.  

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