News per Miccia corta

01 - 02 - 2009

Gli ex compagni attaccano Battisti ``Noi abbiamo pagato con il carcere``

(la Repubblica, Domenica 1 febbraio 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

ALBERTO CUSTODERO

 

 


 

ROMA - «Noi abbiamo giá  pagato con il carcere. ሠinfamante che Cesare Battisti ci qualifichi come pentiti». Reagiscono cosí, con una secca replica, Sebastiano Masala e Giuseppe Memeo alle accuse di Cesare Battisti di essere i responsabili degli omicidi per i quali l'Italia chiede al Brasile l'estradizione - al momento negata - dell'ex terrorista dei Pac. Sul caso Battisti, intanto, i fronti restano divisi. In Brasile 500 intellettuali (fra cui l'architetto Oscar Niemeyer e il drammaturgo Augusto Boal), firmano un appello affinché non sia consegnato alla giustizia italiana. A Roma, invece, il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, del Pd, firma la petizione del movimento giovanile di An («azione giovani»), a favore dell'estradizione.

 

Ma gli ex complici dei Pac non sono gli unici a smentire Battisti. A contraddirlo, anche il prefetto Carlo Destefano, direttore dell'Ucigos, l'antiterrorismo. Battisti, in una recente intervista, aveva detto di essere stato consigliato a scappare da Parigi dai servizi segreti d'Oltralpe. E di avere posseduto un passaporto italiano.

 

«Niente di piú falso», taglia corto il prefetto Destefano. «Fino a quando nel 2004 non è stata chiesta l'estradizione - spiega Destefano - Battisti viveva a Parigi in un condominio facendo le pulizie. E litigava spesso con i condomini che piú d'una volta hanno chiamato la polizia». Resosi irreperibile mentre il ministro Jean Pierre Raffarin decideva sull'estradizione (poi concessa), Battisti camuffa la propria identitá  grazie «a due passaporti francesi, uno, rubato, intestato a un cittadino inesistente, l'altro di proprietá  di una persona che ha denunciato di averlo smarrito». Quanto alla collaborazione dell'intelligence francese, si tratta, spiega il direttore dell'Ucigos, «di una versione del tutto inverosimile, visto che sono stati i francesi, che hanno sempre collaborato con la polizia italiana, a emettere nei confronti di Battisti, dopo la sua fuga, un ordine di cattura. E sono stati gli esperti del Dnat, la loro polizia giudiziaria, i primi a recarsi in Brasile quando è stato scovato». A tradirlo, a Rio de Janeiro, una donna alla quale il latitante italiano confida di essere un ricercato.

 

Per rintracciarlo dopo la sua sparizione - prima che venisse rintracciato in Sudamerica - la polizia italiana intercetta a lungo i suoi parenti, a Milano e a Latina, che utilizzano schede telefoniche intestate a nomi falsi. Nel corso di queste intercettazioni emerge anche «la rilevanza investigativa» della scrittrice francese Federique Vargas, in questi giorni in Brasile ad assistere Battisti. Sono poi pedinati tutti i suoi amici francesi, in particolare tal Anatole Sternberg, collaboratore della rivista on-line «ViaLibre5» fondata dallo stesso ex terrorista dei Pac «perché il verbo sia dato a chi vorrá  esprimersi». Gli amici francesi di Battisti sono seguiti fino in Svezia, a Goteborg, in quanto si sospetta che s'incontrassero lá  col Battisti. La caccia all'uomo ha una svolta quando ai familiari del latitante arriva una telefonata da un cabina telefonica brasiliana. A quel punto gli investigatori francesi, seguiti a ruota da quelli italiani, si recano in Brasile dove catturano Battisti.

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