News per Miccia corta

31 - 01 - 2009

``Ecco i colpevoli``: Battisti accusa gli ex compagni

 

(la Repubblica, sabato 31 gennaio  2009)

 

 

 

 

OMERO CIAI

 

 


BRASILIA - «Io sono innocente, ecco gli assassini». Con quattro pagine scritte a mano, in portoghese, consegnate ieri mattina ad un gruppo di giornalisti davanti al carcere di Papuda, a Brasilia, da Fabio Antinoro, uno degli avvocati di Cesare Battisti, l'ex leader dei Pac si rivolge ai giornali brasiliani. Nella lettera chiede scusa per aver prima promesso e poi negato alcune interviste spiegando che il suo rifiuto dipende dalla preoccupazione che prova per la sua situazione. E poi dice: «Riaffermo la mia condizione di perseguitato politico. Non sono responsabile di nessuna delle morti di cui sono stato accusato e sono cosciente che il dolore provocato da quelle morti è ancora oggi immenso». «Sono stato condannato in contumacia (era latitante dal 1981 dopo essere evaso dal carcere di Frosinone), in un processo che si è svolto a piú dieci anni dai fatti; i miei avvocati di fiducia erano stati arrestati in quell'epoca e in seguito vennero fabbricate tre procure false che io non firmai e lo posso provare». Qui ci sono le prime incongruenze perché il processo contro i Pac a Milano è della prima metá  degli anni Ottanta, quindi non a dieci anni dai fatti. Gli «avvocati arrestati» ai quali si riferisce Battisti sono in realtá  soltanto uno, Gabriele Fuga, penalista e militante anarchico, che peró ha smentito al nostro giornale di aver mai difeso Battisti. Fuga era stato nominato da Battisti ma non partecipó mai al processo.

 

La lettera prosegue con la vicenda dell'omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani. Scrive Battisti: «La responsabilitá  degli omicidi, specialmente quello del gioielliere Torregiani, è provata, gli autori sono le seguenti persone: (Gabriele) Memeo, (Sante) Fatone, (Sebastiano) Masala e (Gabriele) Grimaldi; tutti collaboratori di giustizia, «pentiti», e lo sparo che colpí il figlio del gioielliere Torregiani fu un proiettile che partí dalla pistola di suo padre». Quest'ultimo particolare è vero e nessuno lo ha mai messo in dubbio. Com'è vero che gli autori della rapina e i responsabili della morte del gioielliere sono le quattro persone da lui nominate e anche giá  condannate. Ma nella sua lettera ai giornali brasiliani Battisti distorce un'altra veritá : «Sono stato condannato - dice - per due crimini avvenuti nello stesso giorno, quasi nella stessa ora, in due cittá  distanti tra loro centinaia di chilometri» (Mestre e Milano). Si riferisce all'omicidio Torregiani e a quello del macellaio di Mestre, Lino Sabbadin.

 

Avvennero nello stesso giorno, il 16 febbraio del 1979. Dagli atti del processo, Battisti c'era in quello di Mestre ed infatti è stato condannato come uno degli esecutori materiali; mentre per quello della gioielleria di Milano solo come co-ideatore e come organizzatore, non come partecipante. Non una parola, invece, sui due omicidi per i quali Battisti è stato condannato all'ergastolo per averli commessi personalmente: il maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro, e l'agente della Digos Andrea Campagna.

 

«La persona che mi accusó - continua Battisti riferendosi a Pietro Mutti - venne pesantemente torturata e per questa ragione chiese i benefici della legge sui pentiti. Per queste e per altre cose - aggiunge - non è giusto che paghi per cose che non ho commesso. Spero che la mia situazione possa essere compresa e che io possa vivere in libertá  insieme alla mia famiglia gli ultimi anni della mia vita». La lettera si chiude con la data (Papuda, 30 gennaio 2009), con la firma e con il nome scritto in stampatello maiuscolo. Doveva essere una lettera per placare la furia dei giornali brasiliani che oramai setacciano ogni piccolo dettaglio e confrontano le versioni dei fatti portate fin qui dalla grande protettrice di Battisti, la giallista francese Fred Vargas, con i testi delle sentenze e le dichiarazioni degli altri testimoni o degli avvocati dell'epoca. E, invece, finisce per essere un autogol. Il secondo dopo l'intervista ad Istoè dell'altro ieri. L'avvocato brasiliano di Battisti comincia ed essere molto preoccupato.

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