News per Miccia corta

30 - 01 - 2009

``Scappato con un passaporto falso mi hanno aiutato i servizi francesi``

 

(la Repubblica, Venerdí 30 gennaio 2009)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il governo italiano ha cinque giorni per motivare la richiesta di estradizione

 

"Uno 007 mi disse che Roma faceva pressioni contro di me a causa dei miei libri"

 

 

 

OMERO CIAI

 

 


BRASILIA - Un'intervista concordata in carcere con l'ex terrorista Cesare Battisti, come quella dove disse: «Se torno in Italia mi ammazzano», che serví a giustificare l'asilo politico, è uscita ieri nel sito online della rivista brasiliana Istoé. Nell'intervista Battisti sostiene di essere stato aiutato dai servizi segreti francesi nella sua fuga del 2004 verso il Brasile, attacca Alberto Torregiani e dice di essere uscito dai Proletari armati per il comunismo nel maggio del "˜78, dopo l'assassinio di Aldo Moro e prima dei delitti per i quali è stato condannato a due ergastoli. Istoé è la rivista di Daniel Dantas, un banchiere vicino al partito di Lula ed ex socio di Telecom, condannato a dieci anni per gravi reati finanziari. Dantas e Battisti hanno lo stesso avvocato: il potente Luiz Eduardo Greenhalgh, ex deputato del partito al governo e amico del ministro della Giustizia Tarso Genro. L'intervista, confermando i buoni auspici di Parigi e «l'innocenza» di Battisti, doveva servire a chiudere il caso alla vigilia della sua liberazione.

 

Invece ieri per il governo italiano è arrivata una piccola buona notizia: il vice presidente della Corte Suprema, Cezar Peluso, ha stabilito che l'Italia ha diritto di partecipare con un suo avvocato nella prossima riunione plenaria in cui la Corte deciderá  se archiviare o meno la richiesta di estradizione di Battisti e ha dato al nostro governo cinque giorni di tempo per presentare le sue ragioni.

 

A proposito della sua fuga da Parigi nel 2004, quando la Corte suprema francese stava per concedere l'estradizione, Battisti dice: «Un agente dei servizi segreti francesi mi disse che l'Italia stava facendo molte pressioni contro di me a causa di ció che denunciavo nei miei libri. Mi parló del Brasile e mi ricordó che laggiú c'erano diversi rifugiati politici italiani». Una settimana dopo la stessa persona consegnó a Battisti un passaporto falso. Il motivo di questo interessamento dell'intelligence al suo caso sarebbe stata, secondo l'ex terrorista, l'irritazione di alcune alte personalitá  governative per il fatto che la Francia era sul punto di rimangiarsi la "parola data", ossia la protezione degli anni di Mitterrand ai rifugiati italiani. Col nuovo passaporto Battisti partí in macchina, attraversó la Spagna e arrivó in Portogallo. Poi raggiunse l'isola di Madeira nell'arcipelago delle Azzorre e da lí, in barca, arrivó alle Canarie dove prese un aereo per Capo Verde e da Capo Verde un altro aereo, attraversando l'Oceano, fino a Fortaleza, nel nord del Brasile.

 

Il seguito è da libro giallo di seconda categoria. Battisti dice che sul suo passaporto ci doveva essere un qualche «codice segreto» perché «dovunque andavo c'era sempre qualcuno che sapeva che stavo arrivando». Quando sbarcó a Fortaleza, mentre stava facendo la fila per il controllo passaporti, venne avvicinato da una donna (che parlava perfettamente francese) e che gli disse che doveva «attivare il codice a barre del suo documento». E aggiunge che nei due anni e mezzo che duró la sua latitanza in Brasile, fino al marzo del 2007, venne costantemente seguito dai servizi segreti francesi e da quelli brasiliani.

 

Riguardo a Pietro Mutti, l'altro leader dei Pac, che lo accusa di omicidio, Battisti ripete la versione che ha raccontato a Fred Vargas e che questa ha utilizzato per convincere il ministro della Giustizia brasiliano a concedere l'asilo politico. La storia è questa: nel "˜78 Battisti avrebbe affrontato Mutti con l'intenzione di convincerlo ad abbandonare la lotta armata ma l'incontro finí a cazzotti, Mutti gli disse che era un traditore e Battisti lasció i Pac. Per questo - è sempre la versione che hanno creduto i brasiliani - nel corso dei processi Mutti si vendicó coinvolgendo Battisti in omicidi, rapine e assalti, ai quali non avrebbe partecipato. La versione dei fatti che l'ex terrorista regala a Istoé data lo scontro con Mutti al maggio del "˜78 e dunque un mese prima del delitto che è accusato di aver compiuto personalmente. L'omicidio della guardia carceraria Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno di quell'anno.

 

Nell'intervista Battisti dice di credere in Dio, afferma che «Andreotti è stato condannato per mafia», che negli anni Settanta in Italia «c'era una guerra civile» perché nella nostra democrazia «comandava la mafia» e nega di essere stato fidanzato con Maria Cecilia Barbeta, la donna che lo accusa dell'assassinio di Santoro. Poi se la prende con Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere ucciso da un commando dei Pac a Milano nel 1979. «Lui sa - dice l'ex terrorista - che io non c'entro niente con quei fatti. Ma adesso Alberto è ricattato dal governo italiano che dal 2004 gli ha concesso un vitalizio come vittima del terrorismo».

 

Nel carcere di Papuda, alla periferia di Brasilia, Battisti dice di ricevere «migliaia di lettere di solidarietá » dalla Francia e dall'Italia e di essere preoccupato per la dimensione internazionale che ha assunto la sua vicenda («sono solo uno dei tanti»), di essere, per questo, sotto trattamento psicologico e di assumere quotidianamente antidepressivi.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori