News per Miccia corta

29 - 01 - 2009

I 15 martiri di piazzale Loreto

 

(la Repubblica, giovedí, 29 gennaio 2009)

 

 

 

 Un film sull'eccidio dimenticato di quindici antifascisti milanesi

 

 Titolo: "Partiti per Bergamo", com'era scritto sul finto ordine di trasferimento Invece il 10 agosto 1944 furono tutti fucilati dai repubblichini della Muti

 

Il fascicolo su quella strage finí e restó per decenni occultato nell'Armadio della vergogna Ora i parenti delle vittime reclamano il diritto alla veritá 

 

RODOLFO SALA

 

 


«Partiti per Bergamo», c'era scritto sul finto ordine di trasferimento. Ma il loro il tragitto fu molto piú breve: da San Vittore a piazzale Loreto, dove all'alba del 10 agosto 1944 furono fucilati dai repubblichini della «Muti». A 65 anni di distanza la vicenda dei quindici Martiri di Loreto diventa un film: titolo «Partiti per Bergamo». Il progetto nasce dalla collaborazione tra un gruppo di ricercatori e i parenti delle vittime, accomunati da un desiderio.

Ricostruire nei dettagli un episodio che per la sua ferocia (i corpi oltraggiati esposti al sole fino a sera, coperti di mosche; i milanesi rudemente invitati dai carnefici ad assistere allo scempio) segnó una sorta di spartiacque tra il fascismo e la cittá  che meno di un anno dopo insorse. Questa, almeno, la tesi di partenza dei promotori, che hanno giá  cominciato a raccogliere testimonianze dirette, lanciando anche un forte appello ad acquisirne di nuove rispetto a quelle risuonate durante il processo con cui nel giugno del "˜99 il Tribunale militare di Torino condannó all'ergastolo il capitano delle Ss Theodor Saewcke, unico superstite dei 18 responsabili dell'eccidio individuati giá  nel "˜46 dalla Special Investigation Branch britannica. Lavoro inutile, quello degli inglesi: il fascicolo di piazzale Loreto finí e restó per decenni nell'«Armadio della vergogna», occultato - insieme alla documentazione di circa 700 stragi nazifasciste - dalla magistratura militare nel clima di guerra fredda che seguí al secondo conflitto mondiale.

Anche per questo nasce l'idea del film. Film documentario, sul filone di altri due lavori recenti - e molto milanesi - che attingono alla memorialistica della Resistenza: «Senza tregua» del 2003, sulle imprese del gappista Giovanni Pesce; e «Il primo giorno», del 2005, ricostruzione fedele delle ore convulse e gioiose della liberazione di Milano. Ma forse anche fiction, chissá : molto dipende dai finanziamenti che arriveranno. La Provincia dá  il patrocinio; la Cgil lombarda, il Comune e l'Anpi di Sesto metteranno qualcosa. Ma è una gara contro il tempo: i promotori vogliono che tutto sia pronto per il prossimo 25 aprile. Lo vuole in particolare Sergio Fogagnolo, figlio di Umberto, ingegnere della Marelli di Sesto fucilato a Loreto dopo l'arresto per attivitá  antifascista: «Noi parenti delle vittime non abbiamo diritto a un'elaborazione privata del lutto, perché la dimensione pubblica di questa vicenda travalica tutto; lavorare a un film sulla strage di Loreto diventa un modo non solo per contribuire alla veritá  storica, ma anche per restituirci questo diritto negato».

La storia di quell'alba tragica è tornata a raccontarla, sabato scorso - davanti alle cineprese - la signora Giuseppina Ferrazza, unica testimone oculare. Aveva 16 anni, e viveva con la madre al secondo piano di una casa in corso Buenos Aires che due mesi dopo venne distrutta dai bombardamenti (morirono tutti, lei si salvó perché era a scuola). Dice che non si trattó di una normale esecuzione, ma di una mattanza: «Li hanno fatti scendere dal furgone, gli spari sono partiti subito, nel mucchio; uno è riuscito a scappare, ma l'hanno ripreso in via Palestrina». Era Eraldo Soncini, operaio alla Pirelli e attivista del Cln di Porta Venezia, come molti altri suoi compagni arrestato per la sua attivitá  antifascista e torturato alla Casa dei Balilla di Monza. Con lui sono morti Antonio Bravin, Giulio Casiraghi, Renzo Del Riccio, Andrea Esposito, Domenico Fiorani, Umberto Fogagnolo, Tullio Galimberti, Vittorio Gasparini, Emidio Mastrodomenico, Angelo Poletti, Salvatore Principato, Andrea Ragni, Libero Temolo, Vitale Vertemati.

Li avevano portati a San Vittore, e condannati a morte. Per rappresaglia: tre giorni prima una bomba contro un camion di soldati nazisti in viale Abruzzi provocó la morte di sei milanesi. Nessun tedesco rimase ucciso, e la Resistenza, con Giovanni Pesce, negó ogni responsabilitá , ma i quindici pagarono con la vita. Otto mesi dopo, sempre in piazzale Loreto, gli insorti appesero a dei ganci i corpi di Mussolini, della Petacci e di un gruppo di gerarchi fascisti. «Macelleria messicana», sentenzió allora Ferruccio Parri, uno dei capi della Resistenza. «In quell'episodio tragico - dice oggi Sergio Fogagnolo - c'era anche il dolore dei familiari dei quindici martiri di Loreto». E anche questa è materia di indagine nel film che sta per nascere.

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