News per Miccia corta

28 - 01 - 2009

Battisti, l'Italia richiama l'ambasciatore

 

(la Repubblica, mercoledí, 28 gennaio 2009)

 

 

 

 

 

Il Brasile: le relazioni non cambiano Maroni: Berlusconi ne parli al G8

 

 

 

OMERO CIAI

 

 


BRASILIA - Come se nulla fosse. Nel palazzo del ministero degli Esteri, l'Itamaraty, a Brasilia si minimizza. La decisione di richiamare a Roma l'ambasciatore Michele Valensise viene rubricato come «uno strumento delle relazioni diplomatiche» tra due paesi che non irrita, né per il momento preoccupa piú di tanto. I funzionari del ministero sottolineano che tra Roma e Brasilia «c'è un problema giuridico, non diplomatico». In serata il ministro Frattini ha parlato con il collega brasiliano, Celso Amorin, esprimendogli «l'auspicio che ci sia una ultima istanza istituzionale brasiliana che possa adottare la decisione che è nelle speranze dell'Italia». E, piú tardi, si è detto fiducioso nella possibilitá  che la Corte Suprema possa «ribaltare» le decisioni prese dal governo brasiliano.

 

Le reazioni al richiamo dell'ambasciatore per confermare che la concessione dello status di rifugiato politico all'ex terrorista Cesare Battisti «è grave e inaccettabile», vengono tutte dal fronte italiano. Molte favorevoli, qualcuna critica. Un ex titolare della politica estera come Massimo D'Alema ha detto che il Brasile di Lula «ha commesso un errore grave» aggiungendo peró che «la vicenda non è stata gestita al meglio dal governo. Ora - ha aggiunto - ci sono due schiaffoni (in riferimento alla Petrella) che rappresentano anche il segno del modo in cui queste vicende vengono gestite dal governo». Per la prima volta è intervenuto sulla crisi italo-brasiliana anche il segretario del Pd, Walter Veltroni. Parlando a «Porta a Porta» Veltroni ha sostenuto che non basta richiamare l'ambasciatore: «Berlusconi alzi il telefono e chiami Lula per protestare, faccia sentire la voce dell'Italia». Poi, nello specifico della decisione brasiliana, Veltroni ha aggiunto che si tratta di qualcosa che «non riesco assolutamente a capire e considero sbagliata. I familiari delle vittime dei terroristi devono avere il diritto ad ottenere giustizia».

 

Tutti soddisfatti i commenti nel centro-destra. Da Gasparri che apprezza il richiamo dell'ambasciatore e dice: «non ci rassegneremo»; al ministro della Difesa La Russa, «faró di tutto per portare Battisti nelle patrie galere». Mentre Roberto Ciaccia, padre di Benedetta, la giovane romana morta negli attentati di Londra del 7 luglio 2007, chiede al sindaco Alemanno di appendere sulla facciata del Campidoglio una gigantografia dell'ex terrorista fino a quando l'estradizione non verrá  concessa.

 

A provocare la mossa diplomatica italiana è stata, l'altra sera, la risposta del procuratore generale dello Stato, De Souza, alla Corte Suprema. De Souza ha consigliato alla Corte di archiviare il processo per l'estradizione di Battisti in quanto con la concessione dell'asilo politico, per legge, questo automaticamente decade. Secondo De Souza la Corte ha una sola strada per opporsi alla decisione del ministro della Giustizia. E, cioè, dichiarare incostituzionale la legge sull'asilo politico che, appunto, concede al ministro l'ultima parola. ሠevidente che il percorso delle istanze di revisione italiane diventa cosí piuttosto stretto, tanto che giá  si valuta un ricorso presso la Corte internazionale dell'Aja. Ieri, il vice presidente del tribunale, Cesar Peluso, che sostituisce in questi giorni il presidente Mendes, ha esaminato il parere del procuratore generale ma senza esprimere un suo giudizio. Tutto sembra rinviato alla prima riunione plenaria del Tribunale Supremo prevista per il 2 febbraio. In quella sede l'opinione di Mendes, che vuole proseguire il processo di estradizione, si misurerá  con quella degli altri dieci magistrati della Corte.

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