News per Miccia corta

27 - 01 - 2009

Estradizione di Battisti, no del Brasile. E l`Italia richiama l`ambasciatore

 

(Corriere.it)

 

 

La notizia è stata diffusa dalla tv brasiliana Globo

 

 


 

BRASILIA - Il Brasile dice no all'estradizione di Cesare Battisti. La nuova presa di posizione è del procuratore generale Antonio Fernando de Souza, che ha chiesto l'archiviazione del processo di estradizione dell'ex terrorista italiano al Tribunale supremo federale. La notizia, diffusa dalla tv brasiliana Globo, ha spinto l'Italia ha deciso alla scelta di richiamare per consultazioni l'ambasciatore in Brasile. La decisione «grave» di non concedere l'estradizione in Italia per Cesare Battisti «è francamente inaccettabile» ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini spiegando le motivazioni che hanno condotto il governo ha richiamare in patria per consultazione l'ambasciatore a Brasilia Michele Valensise.

 

«STATUS DI RIFUGIATO POLITICO» - De Souza ha risposto col suo parere negativo alla domanda che gli era stata posta dal presidente del Supremo Tribunale Federale (Stf), Gilmar Mendes, una settimana fa, sull'estradizione di Battisti. Il procuratore generale brasiliano ha spiegato che non si puó piú concedere l'estradizione, perché Battisti ha ottenuto dal ministro della giustizia, Tarso Genro, lo status di rifugiato politico. Non potrá  pertanto essere trasferito in Italia. L'anno scorso lo stesso procuratore De Souza aveva dato parere positivo riguardo all'estradizione di Battisti. Il Stf si riunirá  probabilmente a partire dal 2 febbraio per decidere la scarcerazione o meno di Battisti alla luce del parere dato stasera dalla magistratura brasiliana.

 

MARONI - Dura la reazione del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che durante la puntata di Porta a Porta ha mostrato un forte disappunto sulla vicenda. «Spero che il presidente Berlusconi e il governo italiano valutino che cosa fare in occasione del prossimo G8. Non sta a me prendere una decisione. Il Brasile non fa parte del G8 ma fare accordi con uno Stato che ti considera un Paese dove chi viene condannato rischia di essere ammazzato o torturato...» ha detto Maroni lasciando in sospeso la frase.

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