News per Miccia corta

25 - 01 - 2009

Lettere dalla Shoah

 

(Liberazione, Domenica 25 gennaio  2009)

 

 


 

"Cari genitori, se il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei descrivervi il mio dolore e tutto quello che vedo intorno a me. Il campo si trova su una radura. Dal mattino presto veniamo portati nella foresta a lavorare. I piedi mi sanguinano quando mi tolgo le scarpe. Lavoriamo tutto il giorno quasi senza mangiare e la notte dormiamo per terra (ci sono stati tolti anche i cappotti). Ogni notte arrivano soldati ubriachi e ci picchiano con dei bastoni di legno. Il mio corpo è nero per le macchie di sangue represso, come un pezzo di legno affumicato. Delle volte ci tirano un paio di carote crude o barbabietole ed è una disgrazia: ci picchiano per acchiappare un pezzetto o una fogliolina. L'altro ieri sono evasi due ragazzini, allora ci hanno messi in fila e ogni quinto della fila veniva fucilato. Non ero il quinto, ma so che non esco vivo da qui. Dico addio a tutti, cara mamma, caro papá , cari fratelli e piango...".

 

Chaim

 

 

"Per favore infilare questo biglietto nella buca delle lettere piú vicina. E' mattina. Siamo in un vagone con tutta la famiglia. Partiamo con l'ultimo gruppo. Plonsk è stata ripulita (degli ebrei: espressione tedesca). Per favore andate dai Bam, via Niska 6 e rendere loro i nostri omaggi".

 

Il vostro (...)

 

(Biglietto gettato da un treno di deportazione diretto al campo di sterminio di Auschwitz. Risulta scritto da un ebreo non identificato alla famiglia nel ghetto di Varsavia).

 

 

"Cari! Da ieri mattina siamo in viaggio. Ieri siamo stati qualche ora in treno fermi a Praga. Sono, siamo alla stazione di Czestochowa. Stiamo probabilmente andando a un campo di lavoro, a Tarnowskie Gory o ad Auschwitz. Ho un grande dolore al cuore a causa della mia disgrazia con Lonia e Henio. Chissá  se li rivedró di nuovo. Mi sento molto solo".

 

Marek

 

 

"Mia cara Magduska, non posso descriverti lo stato d'animo nel quale sto scrivendo questa lettera. Siamo chiusi da otto giorni nel vagone. Di 77 persone, 65 sono uomini e 12 donne. Finora sono scappati in 14 e non so se non debba fare anch'io la stessa cosa. Immagina che la mattina alle 8-9 ci fanno uscire dal vagone per farci fare i nostri bisogni, cosa che qui avviene direttamente davanti al vagone, perché non ci si puó spostare un passo piú in lá . Poi ci rinchiudono nuovamente e non ci permettono di uscire fino alla mattina del giorno dopo, qualunque cosa accada. Cosicché in molti qui fanno i loro bisogni dentro il vagone. Ci danno un pezzo di pane una volta al giorno con un boccone di cibo in scatola, ma questo solo da martedí, perché fino ad allora non avevamo ricevuto nulla (...) Magari Dio mi concedesse di esser presto annientata, perché questa vita è insopportabile".

 

Cunci

 

 

Lettere tratte da "Le mie ultime parole", a cura di Zwi Bacharach, Laterza (pp. 314, euro 16,00)

 

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