News per Miccia corta

25 - 01 - 2009

I fratelli Bielsky, ebrei e partigiani

 

(Liberazione, Domenica 25 gennaio  2009)

 

 

 

 

Roberta Ronconi

 

 


Il cinema dell'opposizione ebraica all'Olocausto non ha una lunga storia. Dopo i tanti magnifici titoli legati alla vita nei lager (da Kapó di Pontecorvo a Olocausto di Marvin Chomsky, fino al recentissimo La vita è bella di Benigni) e alle ricostruzioni della Shoah vera e propria (il bellissimo docu-film Shoah di Claude Lanzmann per tutti), dopo i decenni necessari al recupero della memoria e alla cura delle ferite dell'anima, per il mondo ebraico è arrivato anche il momento del riscatto. Forse le prime immagini in questo senso sono state quelle riguardanti la ribellione del ghetto di Varsavia ( La rivolta di John Avnet ma anche Il Pianista di Roman Polanski), per poi passare all'immagine degli ebrei che salvano e si salvano con Shindler's List di Spielberg e anche Train de Vie di Mihaileanu. Su questo filone di ragionamento Defiance , film firmato da Edward Zwick e da poche ore nelle sale italiane, è un vero punto di svolta nella conoscenza dello sterminio ebraico.

 

La storia dei fratelli Bielski che vi viene raccontata, infatti, è un racconto di azione e reazione, di persecuzione, fuga, vendetta, ribellione. E vittoria.

 

Bielorussia 1941. Tuvia, Zus, Asael e Aron sono i quattro figli di una famiglia di contadini dell'entroterra. Sono conosciuti in tutta la zona perché imponenti, carismatici e refrattari a qualsiasi tipo di autoritá . Le SS, che hanno appena conquistato quelle terre con un attacco massiccio e devastante, si alleano alla polizia collaborazionista locale per catturarli. Un giorno, appena sfuggiti a un rastrellamento, Tuvia e Zus tornano alla loro fattoria dove trovano la famiglia sterminata. Recuperati i due fratelli minori nascosti nel fienile, i Bielski scappano nel bosco di betulle di Naliboki che fiancheggia la casa. Con l'intento di nascondersi in quella foresta incolta ma a loro conosciuta da sempre e appena possibile vendicarsi degli assassini dei loro cari. All'inizio i Bielski non hanno piani, non hanno cultura né volontá  politica, non sono combattenti né vogliono esserlo. Non desiderano opporsi ai nazisti, solo sopravvivere.

 

Ma nel giro di qualche giorno, la voce che i fratelli Bielski si sono rifugiati nel bosco raggiunge i paesi e i ghetti circostanti. Quelli di Novogrudok (4000 morti), di Vilna - l'attuale Vilnius - e di Kaunas (10mila morti). A piccoli gruppi, a famiglie, a truppe di fuggiaschi, uomini, donne e vecchi ebrei iniziano a raggiungere i fratelli, a unirsi al loro piccolo presidio nascosto tra le fronde allargandolo tra l'estate e l'inverno del 1941-42 sino a trasformarlo in una comunitá  di circa 1200 cittadini. Nei boschi si rifugiano anche i partigiani dell'Armata rossa che in parte collaborano con l'Otriad (brigata) Bielski, in parte ne assorbono le forze piú giovani e i viveri.

 

Se all'inizio, il popolo dei boschi vive di saccheggi, poi il comandante sul campo Tuvia (nel film di Zwick, lo "007" Daniel Craig) sceglie la strada piú pacifica: niente saccheggi né omicidi né vendette: «Possiamo anche cacciare come animali - dice ai suoi - ma non lo diventeremo. Abbiamo deciso insieme il nostro destino, vivere liberi come tutti gli esseri umani finché riusciremo a resistere. Ogni singolo giorno di libertá  è una vittoria. Se moriremo per questo, almeno lo faremo da esseri umani».

 

Come Mosé, Tuvia guida il "suo" popolo dentro la foresta, fuggendo sempre piú all'interno ogni volta che gli accampamenti vengono individuati dai nazisti, sino a giungere nella terra delle paludi (la zona di Pripjat, tra Bielorussia e Ucraina), luogo infido e privilegiato dell'esercito resistente bielorusso.

 

Tuvia e i suoi vivranno nei boschi per tre anni, sfidando il gelo, le malattie, la fame e i lupi. Nell'estate del '44 i sopravvissuti cristiani dei villaggi ai margini della foresta vedranno un popolo di fantasmi sbucare tra gli alberi e tornare silenzioso alla vita.

 

Tratta dal libro-ricostruzione di Nechama Tec Defiance-Gli ebrei che sfidarono Hitler (Sperling & Kupfer), la storia narrata piuttosto fedelmente da Edward Zwick (sceneggiata assieme a Clayton Frohman) porta sullo schermo un capitolo dimenticato per decenni dall'umanitá  e che aiuta a ribaltare l'immagine dell'ebreo-vittima passiva cosí a lungo coltivata da ogni arte. Una rimozione non solo "esterna" alla Shoah e alle sue vittime (come spiega bene Gad Lerner in un suo recente articolo su Repubblica), ma anche da queste alimentata sino a tempi recenti.

 

Ad ignorare storie come quella dei Bielski ha inoltre sicuramente contribuito il fatto che gli stessi protagonisti non abbiano mai fatto nulla per venire alla luce. Dopo la fine della guerra, Tuvia, la sua "moglie del bosco" Lilka e il fratello Zus sono andati a vivere in America. Il primo tassista, l'altro camionista hanno condotto una vita senza gloria né onori fino alla loro recente scomparsa. Solo dopo la morte di Tuvia del 1987, infatti, e l'uscita su alcuni quotidiani americani delle storie di sopravvissuti «salvati dai fratelli dei boschi» i ricercatori iniziano a scavare nella vita dei Bielski. La parola definitiva sará  quella di Nechama Tec, oggi docente di Sociologia a Stamford e studiosa della Shoah, che nel '41 in Polonia fu salvata da una famiglia di cristiani che le cambió nome. Fu lei a rintracciare per tempo Tuvia e a raccogliere una lunga serie di interviste che le permisero, nel 1991, di pubblicare per la prima volta il suo testo Defiance: I partigiani Bielski .

 

Il film di Edward Zwick ( Blood diamond , L'ultimo samurai ), interpretato oltre che dall'ex agente segreto Daniel Craig, da Liev Schreiber e Jamie Bell, tratta la materia del racconto in modo didascalico, smorzando l'impatto esplosivo della storia con una recitazione televisiva e riprese piatte. Un'occasione decisamente persa, dal punto di vista filmico. Rimane il valore di riscoprire un capitolo appassionante del Novecento, una tessera preziosa del tragico mosaico umano della Shoah.

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