News per Miccia corta

25 - 01 - 2009

23.826 triangoli rossi. Il libro dei deportati

 

(Liberazione, Domenica 25 gennaio  2009)

 

 

 

 


Da "Il libro dei deportati", pubblicato in occasione del Giorno della memoria da Mursia (3 volumi, pag. 3600, euro 120,00), ampi stralci dal saggio di Brunello Mantelli "Italo Tibaldi e la storia della deportazione dall'Italia nei campi di concentramento e di sterminio nazisti".

 

"Il libro dei deportati" riporta 23.826 nomi di confinati politici italiani, con le date e i luoghi di nascita, di arresto, di detenzione, di liberazione o di morte. Ogni scheda riassume la tragedia individuale delle decine di migliaia di italiani, uomini e donne, che tra il 1943 e il 1945 furono deportati per motivi politici nei Lager nazisti. Tragedie individuali che il lavoro degli storici ha ricomposto e analizzato per ricostruire l'universo della deportazione politica. Si tratta di un'opera unica che combina le testimonianze, conservate negli anni dall'Associazione Nazionale Ex Deportati, dagli istituti di ricerca sparsi sul territorio italiano e dai singoli, al rigore della ricerca storica sugli archivi. Il volume sui deportati politici prosegue il lavoro iniziato con "Il libro della memoria", che riporta i nomi e le storie degli ebrei deportati. Queste opere sono cantieri della memoria e della storia in continuo divenire, il cui duplice compito è salvaguardare il ricordo delle singole vittime e ricostruire il contesto storico, ideologico ed economico in cui si svilupparono i meccanismi della persecuzione nazista.

 

 

Brunello Mantelli*

 

Nato a Pinerolo il 16 maggio 1927, Italo Tibaldi, studente delle scuole medie superiori, entró giovanissimo nelle file del movimento di Resistenza che, nelle primissime settimane dopo la catastrofe dell'8 settembre, tentava faticosamente di strutturarsi e iniziava ad agire. Il 9 gennaio 1944, a Torino, Tibaldi cadde in mano nemica e finí in una cella delle Carceri Nuove. Nonostante fosse poco piú di un bambino (aveva appena sedici anni) venne quasi subito deportato oltre Brennero; il 14 del mese arrivó al cancello di Mauthausen, il Konzentrationslager (KL) di III livello, il piú duro, appositamente pensato dai detentori del potere nazionalsocialista allo scopo di fiaccare e distruggere gli oppositori irriducibili. L'apparato Ss che controllava il Lager gli attribuí la matricola 42307, che da allora in poi sarebbe diventata assieme il suo nome e il suo cognome, e lo classificó come Politisch (abbreviato abitualmente in Pol), categoria in cui erano inseriti i deportati considerati nemici del Reich e connotata, come la parallela classificazione di Schutzhá¤ftling (abbreviata usualmente in Schutz), dall'obbligo di portare sulla divisa concentrazionaria un triangolo di stoffa rossa. In seguito Tibaldi fu trasferito al sottocampo di Ebensee, noto nella Tarnsprache nazionalsocialista come Zement (...)

 

Sopravvissuto, grazie a quella imponderabile miscela tra resistenza fisica (era giovane e nel pieno delle forze), te- nacia e fortuna che caratterizzó spesso i superstiti dai Konzentrationslager, Tibaldi tornó in patria, riprese gli studi conseguendo il diploma di geometra e inizió una carriera nella pubblica amministrazione. Come i compagni di deportazione ancora in vita, egli non dimenticava peró quello che aveva vissuto, e tutti gli altri, conosciuti o meno, che erano passati attraverso lo stesso percorso e che in buona parte non ce l'avevano fatta a resistere.

 

Inizió allora una seconda attivitá , necessariamente notturna e domenicale, visti gli impegni lavorativi consueti, quella di cercatore di tracce, allo scopo di dare un nome, un'identitá , un volto a ciascuno dei deportati dall'Italia. Il suo obiettivo era duplice; da un lato c'era un'esigenza pratica: tanto i sopravvissuti quanto i famigliari dei caduti avevano diritto a qualche forma di supporto materiale, dall'altro bisognava anche fare in modo che su chi non era tornato non cadesse l'oblio, rimanesse perlomeno la memoria. Entrambi gli scopi prendevano le mosse, del resto, da una comune motivazione: i deportati dovevano essere risarciti, in tutti i modi possibili, materiali e simbolici, perché il nemico fosse veramente sconfitto, ma per fare questo bisognava sapere esattamente chi fossero, che storia personale avessero avuto e che percorso avessero fatto nel sistema concentrazionario SS.

 

Tibaldi cominció allora a raccogliere dati, a mettere insieme le fonti piú disparate, dagli elenchi pubblicati nei primi studi sulla deportazione a quelli che comparivano nella memorialistica dei reduci dal Lager, dalle informazioni che affioravano nei ricordi dei sopravvissuti a copie di fonti concentrazionarie originali che egli riusciva ad avere grazie alla propria attivitá  di rappresentante dell'Associazione Nazionale Ex Deportati (ANED) in comitati internazionali di ex prigionieri dei KL. Fu un lavoro faticosissimo e protrattosi a lungo nel tempo (gli unici strumenti disponibili erano all'epoca carta e penna, schede d'archivio da compilare faticosamente a mano, telefono e macchina da scrivere) ma che, giorno per giorno, si accrebbe stratificandosi e allargandosi. Se originariamente il fuoco della ricostruzione erano i grandi KL come Dachau e Mauthausen, che avevano accolto la grande maggioranza dei deportati dall'Italia (eccezion fatta per gli ebrei, inviati in misura quasi totale ad Auschwitz e colá  in gran parte uccisi senza nemmeno essere immatricolati), con l'andar del tempo l'indagine si allargó anche alle situazioni quantitativamente minori, ambendo alla totalitá . Negli anni Ottanta del secolo scorso Tibaldi inizió a rendere pubblico il frutto delle proprie ricerche attraverso una serie di contributi, ciascuno dedicato a un KL, apparsi su "Triangolo Rosso", il bollettino dell'ANED; in seguito, nel 1994, sarebbe uscito un suo volume dedicato in particolare ai trasporti dall'Italia nei KL, Compagni di viaggio. Dall'Italia ai lager nazisti: i trasporti dei deportati 1943-1945 . Nel frattempo il suo schedario, che in quegli anni aveva potuto finalmente assumere una dimensione informatica, perció assai piú maneggevole, era cresciuto in modo impressionante, fino ad assommare oltre 44.000 percorsi individuali.

 

E' a partire da questo materiale, cosí come si presentava dopo decenni di accumulazione, che si è avviato il nostro lavoro (...)

 

In tutta l'Europa occupata dalle armi dell'Asse la deportazione di esseri umani in strutture concentrazionarie fu pratica diffusa e massificata da parte delle strutture di potere del Terzo Reich; d'altro canto è appena evidente come tanto l'universo dei deportati quanto il sistema concentrazionario fu e va considerato come suddiviso in due parti: da un lato ci fu la deportazione ebraica, avviatasi nel 1938 e sviluppatasi in modo esponenziale dal 1941, dall'altro ci fu quella definita «politica» che prese di mira oppositori, dissidenti, non conformisti e cosí via, avviatasi nel 1933 e anch'essa cresciuta in modo impressionante nel corso del conflitto. Schematizzando, si puó dire che nel primo caso si viene perseguitati e deportati per quel che si è, posto che per i persecutori l'essere ebreo è una qualitá  ontologica immodificabile, mentre nel secondo caso si viene perseguitati e deportati per quello che si fa (o che i persecutori pensano si potrebbe fare). Anche per quanto riguarda il sistema concentrazionario si puó rivelare una corrispondente dicotomia, la distinzione che intercorre tra Konzentrationslager (campi di concentramento) e Vernichtungslager (campi di sterminio immediato), installazioni, le seconde, destinate all'eliminazione fisica degli ebrei d'Europa. Ovviamente si tratta di distinzioni fortemente ancorate alla realtá  fattuale, ma in qualche misura anche idealtipiche, posto che entrambi i processi si svilupparono nel corso degli anni e in particolare si articolarono freneticamente in quella fase caratterizzata dall'accorciarsi del tempo che fu la Seconda guerra mondiale dal 1941 in poi.

 

Insieme con gli amici del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano abbiamo quindi in- dividuato un percorso comune: all'interno del Libro dei deportati compariranno due distinti volumi di schede: il pri- mo (questo) che contiene le biografie dei deportati in senso lato definibili come politici, e un altro (presumibilmente il terzo, il cantiere è ancora aperto) che sará  costituito dalla quarta edizione, aggiornata e riveduta, de Il libro della memoria di Liliana Picciotto. Nell'inframmezzo, in tempi brevi, uscirá  a nostra cura un secondo volume che funzionerá  da indispensabile inquadramento storico e storiografico dei percorsi individuali altrove tratteggiati.

 

Ne è risultata un'opera contenente complessivamente 23.826 schede biografiche che rappresentano, allo stato delle conoscenze, l'universo della deportazione politica dall'Italia, con le limitazioni piú volte specificate (...) Mi preme qui sottolineare come la ricerca abbia confermato il carattere nazionale della deportazione: nessuna regione, nessuna provincia d'Italia (o meglio, di quella che era l'Italia nei confini del 1943) ne fu esente, nemmeno le isole e quelle aree del Meridione che non conobbero l'occupazione tedesca, la rinascita in forma a un tempo radicale e subalterna del fascismo mussoliniano e la conseguente lotta di Resistenza.

 

 

*Brunello Mantelli è professore di Storia dell'Europa presso la Facoltá  di Lettere e Filosofia dell'Universitá  di Torino. Specialista di storia dei fascismi e storia della Germania, è stato piú volte visiting professor in universitá  tedesche ed è autore di diversi studi sul tema usciti in Italia e all'estero.

 

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