News per Miccia corta

25 - 01 - 2009

Milano, piú di 10mila per liberare Conchetta

 

(Liberazione, Domenica 25 gennaio  2009)

 

 

 

 

 

 

 

Claudio Jampaglia

 

 


Milano

 

L'ultimo sgombero per lo storico luogo della cultura e della politica underground milanese. In mezzo un mare di giovani. E qualche solidarietá  non scontata: Gabriele Salvatores, ad esempio. Ma anche altri intellettuali, scrittori, musicisti.

 

Doveva essere un presidio, ma non poteva che finire in corteo. Voglia di andare. Di prendersi la cittá . Davanti le donne, quelle del Cox, mischiate a tante compagne di varie realtá , rivendicazione femminista diretta ed esplicita con accuse alla sindaca: "Letizia Moratti non hai capito niente, Conchetta 18 non si vende". Il piú bersagliato dai manifestanti, neanche a dirlo, è peró il vicesindaco De Corato, il mandante dello sgombero. In fondo al corteo le bandiere di Prc e Sinistra Critica. Oltre diecimila persone. Due chilometri di serpentone che si attiene alle consegne urlate dal camion di Cox18: non accettate provocazioni, state in cordoni, non è una passeggiata... Il programma recita: ci riprenderemo Conchetta. Gli slogan convinti: "La terra trema, il cielo si oscura, Conchetta 18 non ha paura".

 

D'altronde dallo sgombero vigliacco di giovedí mattina (con una causa civile in corso sull'area, dopo 32 anni di occupazione di cui 20 "concessi" da una delibera comunale del 1989), con la paura che l'archivio del movimento, i libri di Primo Moroni, la Calusca, finissero in mano al vicesindaco, il "federale" che vieterebbe i cortei perché disturbano lo shopping, ieri impegnato con La Russa in una conferenza stampa contro il Brasile che non estrada Battisti. Ma da giovedí molto è cambiato. Tanta solidarietá , dal quartiere Ticinese e da un sacco di luoghi. In primis i centri sociali. Anche quelli che non ci sono piú. Il miracolo del giorno è proprio questo. Tutte le realtá  antagoniste di Milano (ma anche di Brescia, Cremona, Bergamo, dal Piemonte...) non sfilavano insieme da anni. Si sono riuniti. Davanti Conchetta a decidere il percorso contrattato metro per metro con la Questura. Da Piazza XXIV maggio al Duomo e ritorno. Con un vero giallo giá  dalla partenza. La polizia, infatti, ferma un ragazzo e una ragazza con uno zainetto con petardi e fumogeni. Li portano in Questura. E i due diventano in qualche modo, "ostaggi" in cambio del tranquillo svolgimento degli eventi. Intanto il corteo va. Passando nello struscio del sabato. Prendendosi la parola contro la cittá  della moda e dell'Expo che non sa piú cosa sono i bisogni della gente e gli spazi sociali. La parola piú pronunciata dal camion? "Cultura". Intanto, quandi si affaccia Piazza Duomo arriva la notizia: i deu soino stati rilasciati.

 

Qualche piccolo inconveniente in via Torino, con un "esproprio" di una trentina di giovani alla Standa, una vetrina rotta, qualche cestino incendiato. Molti manifestanti litigano con il gruppetto di giovanissimi che alzano la tensione. Volano parole grosse e spintoni. Ma il momento piú delicato è quello del ritorno al quartiere Ticinese, per riprendersi Conchetta. La polizia è davvero tanta. Chiude tutte le vie con molti mezzi. Si prende petardi, insulti, qualche uova. Ma finisce tutto lí. «Decidiamo noi quando ci riprenderemo Conchetta, come e quando», dicono dal camion gli organizzatori. Il dibattito, peró, c'è stato. Cosí tanta gente. Cosí tanti che hanno marciato e resistito al freddo per cinque ore. Perché non provarci ora? Perché ci sarebbero stati scontri. E lo slogan di uno degli striscioni d'apertura diceva: "Piú cultura, meno paura uguale Cox 18". La promessa andava mantenuta. Sapendo che questa cittá  non regalerá  nulla. Che qualsiasi cosa, anche quello che è nostro, sará  da conquistare.

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