News per Miccia corta

24 - 01 - 2009

Le Br minacciano Ichino, tensione al processo

 

(la Repubblica, sabato 24 gennaio 2009)

 

 

 

 

 

Insulti anche dagli amici degli imputati. "Da dieci anni vivo in stato d'allarme"

 

 

 

DAVIDE CARLUCCI

 

 


MILANO - «Fai schifo, assassino», gli urlano mentre esce dall'aula. «Buh!», lo sfotte un ragazzo, per ridicolizzare il fatto che giri con la scorta per timore di attentati. Cosí è stato trattato ieri il giuslavorista Pietro Ichino dopo la sua deposizione nel processo contro 17 presunti appartenenti al Partito comunista politico-militare, le cosiddette Nuove Brigate rosse. Poco prima il professore, oggi senatore Pd - che si è costituito parte civile in quanto considerato un obiettivo dei terroristi - era stato insultato in tutti i modi anche nell'aula del processo. «Il qui presente Ichino si è costruito la propria carriera criminalizzando i lavoratori», ha detto in una dichiarazione spontanea Davide Bortolato, uno degli imputati, prima che cominciasse la deposizione. «Massacratore di operai», hanno attaccato poi gli altri. Fino a quando il presidente della Corte, Luigi Cerqua, non è stato costretto a sospendere l'udienza, facendo allontanare i detenuti.

 

Minacce e intimidazioni che hanno provocato reazioni indignate da ogni parte, a cominciare dalla Cgil, il sindacato che pure Ichino è tornato a criticare, dicendo di non condividere la posizione di Epifani sulla riforma dei contratti. Il leader del Pd Walter Veltroni considera le minacce «un fatto gravissimo, tanto piú perché avviene nell'aula di un tribunale». Gianfranco Fini, presidente della Camera, ha inviato un messaggio al giurista e senatore nel quale gli rivolge la sua «piú intensa solidarietá » e dice che «non bisogna abbassare la guardia contro il terrorismo». E Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, dice che Ichino «vive l'assurda condizione di esposizione alle minacce dei brigatisti condivisa in Italia da tutti coloro che vogliono superare l'ideologia del conflitto nei rapporti di lavoro».

 

Una tesi che, con parole diverse, aveva esposto in aula lo stesso Ichino parlando di «un'intimidazione permanente nei confronti dei giuslavoristi italiani e dell'intera comunitá  scientifica e accademica che si occupa del lavoro». Un clima di minacce continue che porta, secondo lui, a una sola conclusione: «In Italia chi tocca lo statuto dei lavoratori muore». ሠla tragica sorte toccata nel "˜99 e nel 2002 ai suoi colleghi Massimo D'Antona e Marco Biagi.

 

Davanti ai giudici della corte d'Assise Ichino ha aggiunto: «Sono uno che dice cose per le quali rischia di essere fatto fuori e in questo processo, da parte civile, difendo la libertá  di pensiero». I pericoli nei suoi confronti non sono ancora cessati, hanno spiegato dalla Prefettura al docente universitario, perché in giro ci sono altri appartenenti all'organizzazione terroristica, sfuggiti agli arresti, che potrebbero colpirlo. Al pm Ilda Boccassini - ma soprattutto incalzato dalle domande degli avvocati della difesa - Ichino ha dovuto spiegare perché si sentisse nel mirino. «Ho saputo che controllavano sotto i casa i miei movimenti. La mattina uscivo di casa e mi dicevo: "Ci sará  qualcuno che mi spara?"». «Umanamente capiamo la sua sofferenza ma lei potrebbe essere un soggetto impressionabile», replica un avvocato. Ichino ha parlato dei suoi dieci anni sotto scorta - «è dal 1999 che mi ritrovo a fare i conti con questa minaccia. Del resto il terrorismo ha un'ossessione contro i giuslavoristi» - e quindi della sua amicizia con Marco Biagi e Massimo D'Antona, i suoi due colleghi uccisi dalle Brigate rosse. «Marco parló anche con me delle minacce che aveva subito. Era scettico, diceva: "Chi spara non avverte". Si è sbagliato».

 

Uscendo dall'aula, invece, il senatore ha commentato il mancato appoggio della Cgil all'accordo sulla riforma dei contratti. «Temo che se le riforme non le faranno i sindacati con le parti imprenditoriali, queste le faranno i fatti, e un po' peggio», ha detto Ichino, che ha spiegato di essere iscritto alla Cgil: «Sono un iscritto un po' eccentrico ma molti all'interno del sindacato la pensano come me».

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori