News per Miccia corta

12 - 12 - 2005

Piazza Fontana nelle parole di chi c`era. 36 anni dalla strage.

Piazza Fontana nelle parole di chi c`era

di Paola Ceretta


Chi ha perso nella strage di Piazza Fontana?
Ho perso mio padre Pietro, che aveva 45 anni e faceva il mediatore di bestiame e prodotti agricoli. Quel giorno era lí per il mercato agricolo, come tutti i venerdí.

Che clima si respirava in quel periodo a Milano?
Il 19 novembre (1969), che se non vado errato era un venerdí comunque, fu il giorno dello sciopero per la casa, e anche per problemi salariali, uno sciopero generale veramente sentito a Milano. In via Santa Tecla, vicino a piazza Fontana, la polizia caricó gli scioperanti e gli studenti, e durante lo scontro morí l`agente Annaruma.
Mio padre, che era un ex deportato in Germania, in un campo di detenuti vicino ad Amburgo, quindi aveva una certa sensibilitá , tornando quella sera mi raccontó questo clima di terrore che si respirava a Milano, come qualcosa di voluto, qualcosa di programmato. Lui usava sempre questo esempio: nel suo lavoro aveva avuto a che fare spesso con tori di una certa importanza, come misure; gli aveva fatto piú paura questo clima che dover ``combattere`` con un toro e questa cosa offendeva una cittá  come Milano che era medaglia d`oro per la Resistenza.

Quanti anni aveva nel 1969?
Io avevo 17 anni, mio fratello 10 e mia mamma, che è mancata nell`ottobre del 2004, aveva solo 38 anni.

Come ha trascorso quel 12 dicembre, fino allo scoppio della bomba?
Per noi, nel lodigiano, il 12 è la vigilia di Santa Lucia. Mio fratello, avendo solo 10 anni, era a Crespiatica, dalla nonna materna; io e mia mamma stavamo comperando gli ultimi giocattoli per lui e le cose per la festa. Ci hanno raggiunti in piazza della Vittoria, in centro a Lodi, dove si tiene una Fiera di Santa Lucia (ancora oggi): mio zio, il fratello di mia mamma, era un commerciante conosciuto a Lodi, quindi i vigili, non trovando nessuno a casa nostra, hanno contattato lui che è partito immediatamente per Milano con mio fratello. A me e mia mamma, invece, questo vigile di Lodi ha raccontato che c`era stato un grosso incidente a Milano, peró era talmente scosso che ho capito subito che era successo qualcosa di veramente grave e non era, purtroppo, un semplice incidente. Ho cominciato subito a telefonare a tutti gli ospedali, tra cui il Fatebenefratelli, dove erano state portate la maggior parte delle vittime, tra cui mio padre. Mi hanno detto che dovevo recarmi lí di persona perché non potevano dare nessun tipo di informazione per telefono.
Dei cugini ci hanno accompagnate a Milano. Siamo andate al Fatebenefratelli e il clima che si respirava ... Quando sono entrata ho incontrato un amico di papá  che si capiva voleva mentire, a me e a mio fratello che eravamo giovani, dicendoci che mio padre l`avremmo trovato ferito. Ci hanno fatto anche una puntura di calmante non richiesto ... Poi siamo andati all`obitorio per sapere se potevamo vedere subito mio padre ... La versione dello scoppio della caldaia l`ho saputa a posteriori: a me sembra sempre di aver saputo che fosse una bomba.

A chi avete pensato come colpevole di questa strage?
E` difficile pensare a dei soggetti in quel momento lí. Non abbiamo pensato che potesse essere un mostro ma, da subito, abbiamo pensato che era un disegno, che era qualcosa di organizzato, che era qualcosa che bisognava combattere affinché non avesse piú a ripetersi. Questa era l`idea che girava in famiglia.

Il giorno dei funerali.
E` stato il giorno della presa di coscienza per me, ma credo anche un pochino per tutta la societá  civile di allora.
C`era una grossa rivendicazione del contratto dei metalmeccanici ma che non era legata semplicemente a un evento contrattuale. Era una contrattazione che affermava l`importanza del lavoratore in quanto elemento civile della societá . Queste persone sono state le prime a fermarsi, a partecipare, a portare dei fiori.
Vedendo, poi, le immagini al telegiornale ho visto la faccia di un signore che diceva: ``Perché? A chi giova tutto questo?``. Che, poi, è la domanda cardine su questi eventi: se succede una cosa cosí è perché qualcuno ha degli interessi, perché qualcuno coordina, perché qualcuno organizza.
Quella domanda, posta con tanta naturalezza, ha fatto comprendere a me e alla mia famiglia che era necessario rendere pubblico il nostro dolore: con questa strage veniva distrutto, per prima cosa, il diritto alla vita di queste persone.
Io pensavo che reclamando questo diritto, il diritto alla giustizia fosse una conseguenza immediata, avevo questa innocenza. Ero convinta che anche altri condividessero, che ci fosse una societá  civile piú compatta, che non ci fosse questo ``Stato parallelo`` che lottava contro la giustizia, che destabilizzava, che distruggeva prove semplici.
L`altra grossa presa di coscienza è stata quando il telegiornale annuncia che questo Procuratore della Repubblica, De Peppo, pochi giorni prima di andare in pensione, afferma che è impossibile tenere i processi e le indagini a Milano per paura di eventuali sommosse: il processo per piazza Fontana viene trasferito prima a Roma, poi a Catanzaro e, infine, tornerá  a Milano, nel 2000.
Il giorno dei funerali ero convinta che tutti fossero lí a cercare di porre rimedio a questo atto di guerra in un momento in cui guerra non c`era. Mai piú pensavo fosse un disegno voluto. Non era opera di uno solo ma pensavo fosse un singolo episodio anche se ben organizzato.
Rumor, che allora era Presidente del Consiglio, sfilava per stringere le mani ai parenti delle vittime. Istintivamente noi non gli abbiamo dato la mano, in maniera compatta, io e la mia famiglia. Questo rifiuto che non so a cosa fosse legato. Questo rifiuto di dire non puoi andare in una banca e tornare fuori in una bara.

Com`è cambiata la sua vita?
Ancora oggi, dopo 36 anni, è un darsi da fare per ricostruire qualcosa a cui devi dare un senso.
Le vittime erano quasi tutti capifamiglia. Mancati loro, come succedeva nella societá  di allora, c`erano dei grossi guai economici.
Chi era stato lungimirante, si era fatto un`assicurazione sulla vita, perché cosciente di essere il pilastro economico della famiglia. Le assicurazioni, peró, trattandosi di un evento delittuoso, non hanno risposto.
Lo Stato non ha risposto se non con qualche soldo, nell`immediato, da parte della Prefettura, per i funerali. Poi c`è stata una legge, credo nel 1982, che ha fatto piú pasticci che sostanza, e una adesso, nell`agosto del 2004, credo. E` una cosa che fa piacere perché sappiamo che ci hanno lavorato dei parlamentari, ma comunque tardiva cosí come lo è stata la giustizia e lo è ancora, nonostante la si continui a rivendicare e a richiedere.

Com`è nata l` ``Associazione dei parenti delle vittime di Piazza Fontana``?
All`inizio ci ha un pochino riunito il ``Comitato antifascista per la difesa dell`ordine repubblicano``, di cui fanno parte le rappresentanze della societá  civile. E` stato grazie a loro che siamo stati messi in contatto con le istituzioni locali, grazie a loro siamo riusciti a seguire i processi, quando erano lontani: qualche volta ci siamo andati con i nostri soldi, altre volte con il sindaco, con i partigiani o con dei membri del sindacato.
L`avvenimento processuale piú importante è stato nel 1978 a Catanzaro: è stata la prima e l`unica volta che sono state sentite le parti lese. Lí, tra l`altro, c`era una Corte, presieduta dal giudice Scuteri, che ha manifestato nei contenuti ``l`offesa`` che qualcuno avesse delegato a Catanzaro questo evento con la volontá  di infossarlo.

Adesso che la strage è stata ``archiviata``?
La Corte di Cassazione dice che non sono stati Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi e Rognoni, o, per lo meno, le prove a carico di questi sono insufficienti. Peró, con questi atti, abbiamo la sicurezza che Freda, Ventura e Giannettini erano davvero i colpevoli, anche se non gli unici. Per una serie di motivi non sono piú processabili a meno che non vengano alla luce fatti nuovi.
Sono delle conclusioni importanti, anche se si tratta di una giustizia che arriva quasi quarant`anni dopo, comunque monca. E` una realtá  storica che dice sostanzialmente: sono stati rappresentati di Ordine nuovo con appoggi all`interno del Sid, con, probabilmente, nessun politico che li ha fermati anche se capivano che stavano ammazzando cittadini innocenti per scopi politici.

Cosa significa Piazza Fontana oggi?
Dopo l`11 settembre, mi è capitato di sentire definire questi eventi come ``terrorismo nostrano``. Questo secondo me significa Piazza Fontana oggi: significa dire che il terrorismo non ha etichette. Il terrorismo non ci deve essere.
Ricordare Piazza Fontana e ricordare che ci sono stati questi eventi cosí orrendi, cosí orribili, serve per continuare a capire perché sono successi e fare in modo che non succedano piú e non sminuirli come eventi nostrani quando succede qualcosa di piú grosso.
Ricordarsi il proprio passato perché in futuro non abbia piú a ripetersi. Perché la democrazia non è qualcosa di regalato ma qualcosa che si conquista quotidianamente.


lunedí 12 dicembre 2005
da www.socialpress.it.

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