News per Miccia corta

24 - 01 - 2009

E Stalin aiutó Israele. Un saggio su come nacque lo stato ebraico

 

(la Repubblica, sabato 24 gennaio 2009)

 

 

 

 

L'Urss sostenne l'istituzione Poi le cose cambiarono I perché li spiega lo storico Leonid Mlecin. Anticipiamo la prefazione di Luciano Canfora

 

 

 

LUCIANO CANFORA

 

 


Anticipiamo parte della prefazione di a Perché Stalin creó Israele di Leonid Mlecin (Sandro Teti editore, pagg. 352, euro 17)

 

 

Il Bund, movimento socialdemocratico ebraico, il Posdr, partito operaio socialdemocratico russo di Plechanov e Lenin, e il movimento sionista nacquero quasi contemporaneamente, nel biennio 1897-98. Le relazioni tra Bund e movimento sionista furono, dal principio, molto tese e non meno lo furono quelle tra Bund e socialdemocrazia russa e, piú in generale tra Bund e l'Internazionale. Il movimento socialista, Lenin non meno degli altri leader, faceva propria la posizione "assimilazionista" che era stata giá  messa in atto dalla Rivoluzione francese e trovava contraddittoria, rispetto all'obiettivo del socialismo internazionalista, la scelta "nazionale" dei socialisti del Bund. Ad alcuni peró, pur tra le asprezze polemiche, non sfuggiva la peculiaritá  della situazione degli ebrei e, in particolare, degli operai ebrei. (...)

 

Queste sono le premesse remote di una vicenda che non si è per nulla esaurita. (...) Essa peró ha il suo momento culminante nella scelta sovietica, nel biennio 1944-46, di impegnarsi a fondo per la nascita dello Stato di Israele. (...) Nonostante sia usuale l'accusa di strumentalismo e di Realpolitik nei confronti della politica estera sovietica, sta di fatto che la scelta culminata nel voto sovietico a favore della Risoluzione 181 dell'Assemblea generale dell'Onu, il 26 novembre 1947, che stabiliva la divisione in due della Palestina e la creazione dello Stato di Israele, rappresenta un esito del tutto coerente con le premesse poste quasi tre anni prima alla conferenza sindacale mondiale di Londra, nel febbraio 1945. Qui la delegazione sovietica approvó una risoluzione molto impegnativa e dal contenuto inequivocabile che sollecitava in due direzioni: proteggere gli ebrei contro l'oppressione e la discriminazione in qualunque paese; dare al popolo ebraico la possibilitá  di costituire un "focolare nazionale" in Palestina (promessa di Balfour dopo il primo conflitto mondiale rimasta disattesa).

 

La doppiezza c'era in quel momento da parte sovietica. Essa penalizzava gli arabi e in particolare i partiti comunisti dell'area (quello palestinese in particolare) ai quali veniva fatto intendere – per esempio dal console sovietico a Beirut, Ruben Agronov – che il governo sovietico non intendeva, con ció, esprimersi a favore della creazione di uno Stato ebraico in Palestina. I contraccolpi di tale doppiezza furono ben presto percepiti sul versante del prestigio sovietico nel mondo arabo. Non va dimenticato che nel 1954, quando salirono al potere in Egitto i colonnelli e si affermó il "nasserismo", comunque il partito comunista egiziano fu decimato e messo fuori legge.

 

Pur mentre la lotta tra potenze portava l'Egitto a un riavvicinamento con l'Urss, l'ostilitá  araba verso Mosca per la scelta del novembre '47 perdurava immutata, poiché sarebbe stata decisiva per la nascita di Israele. Si ebbero, all'Assemblea generale dell'Onu, trentatré voti a favore, tredici contro e dieci astensioni. Con l'Urss votarono Ucraina, Bielorussia, Polonia e Cecoslovacchia. Se questi cinque voti fossero passati nel campo dei contrari o degli astenuti, ci sarebbe stato un risultato di paritá : ventotto contro ventotto. E la risoluzione per la nascita di Israele sarebbe stata respinta. Si puó aggiungere che la Jugoslavia giá  in rotta di collisione (non ancora palese) con Stalin, si collocó tra gli astenuti.

 

Appena tre giorni dopo il voto alle Nazioni Unite, esplosero gli scontri in Palestina miranti a impedire l'applicazione della risoluzione relativa alla spartizione della regione. Gli Stati arabi inoltre, sostenuti vigorosamente dall'Inghilterra, opposero un rifiuto netto all'attuazione della Risoluzione 181 e diedero di fatto inizio alle ostilitá . Gli Usa furono per non breve tempo in una situazione di paralisi e di incertezza. ሠfuor di dubbio che proprio le reticenze e incertezze statunitensi di quei mesi diedero ai sovietici la possibilitá  di inserire un forte elemento di contraddizione tra il movimento sionista e l'alleato "naturale", gli Usa.

 

Esiste un allarmato rapporto del gennaio 1948 di George Kennan, il teorico della dottrina del "containment" nei confronti dell'Urss, rivolto a spiegare a Truman il rischio della situazione. «Se il piano di spartizione dovrá  essere applicato con la forza – spiega Kennan al presidente – l'Urss avrá  tutto da guadagnare perché troverá , in tale situazione il pretesto per poter partecipare al "mantenimento dell'ordine" in Palestina. E se le truppe sovietiche entreranno in Palestina per consentire l'attuazione della spartizione, gli agenti comunisti troveranno una base eccellente per estendere le loro attivitá  sovversive, svolgere la loro propaganda, tentare di abbattere gli attuali governi arabi e di installare anche lí delle "democrazie popolari". Forze sovietiche in Palestina sarebbero una minaccia diretta per le nostre posizioni in Grecia, Turchia, Iran, una minaccia a lungo termine per tutto il Mediterraneo».

 

Kennan prosegue denunciando che l'Urss sta giá  fornendo armi agli ebrei ma anche ad alcuni tra gli arabi. Nei primi mesi del '48 gli Usa fanno marcia indietro. Addirittura il 19 marzo Warren Austin, delegato all'Onu, propone di sospendere l'applicazione della Risoluzione 181. (...) Il 23 marzo Gromyko, al Consiglio di sicurezza, denuncia le manovre dilatorie degli Usa miranti a creare una "tutela Onu" sulla Palestina. Ed è la fermezza sovietica all'Onu che porta alla formazione dello Stato ebraico. Nella seduta del 14 maggio '48 al Consiglio di sicurezza Gromyko respinge tutte le proposte alternative o dilatorie. Scriverá  Abba Eban nella sua autobiografia: «L'Urss era la sola potenza mondiale che sostenesse la nostra causa».

 

La vicenda successiva, quella che Rucker definisce del "secondo stalinismo" vede raffreddarsi progressivamente il rapporto Urss-Israele, sebbene vada pure ricordato che solo l'invio massiccio di armi cecoslovacche, voluto da Stalin, consentí al neonato Stato di Israele di sconfiggere l'attacco concentrico di Egitto e Giordania (armati dagli inglesi) nella prima guerra arabo-israeliana, quella appunto del 1948.

 

Le cause del progressivo capovolgimento di posizione furono molteplici: la rottura con Tito e l'ossessione staliniana di vedersi affermare posizioni analoghe, di autonomia rispetto all'Urss, nei vertici delle altre democrazie popolari: vertici che, specie in Cecoslovacchia erano in larga parte rappresentati da comunisti di origine ebraica; il forte antisemitismo residuale tuttora allignante sia in Russia che in Ucraina e Polonia; la convinzione che a lungo andare la politica di emigrazione dall'Est Europa in Israele (inizialmente favorita molto intensamente da Stalin) portasse a un danno per gli Stati socialisti "europei". Le tappe della crescente ostilitá  antiebraica nell'ultimo periodo staliniano sono ben note: dalla vicenda dello "Stato ebraico in Crimea" al mostruoso processo ai medici accusati di aver assassinato Ždanov. (...) Al di lá  delle oscillazioni tattiche (...), una considerazione si puó formulare di fronte al fenomeno piú rilevante: quello dell'appoggio netto dell'Urss staliniana alla nascita di Israele-Paese "socialista" nel bel mezzo di monarchie feudali – e del successivo distacco. Anche con altri paesi socialisti affermatisi fuori della stretta azione politico-militare sovietica l'Urss entró in collisione: Jugoslavia prima, Cina poi. ሠdunque, forse, l'incapacitá  della dirigenza staliniana (ma anche kruscioviana e poi brezneviana) ad ammettere la possibilitá  stessa di un policentrismo dell'area socialista la causa principale di questa vicenda e, alla fine, del crollo stesso dell'Urss.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori