News per Miccia corta

24 - 01 - 2009

Zigeunerlager il campo di sterminio dei rom

 

(Liberazione, sabato 24 gennaio 2009)

 

 

 

 

 

 

Giada Valdannini

 

 


La furia nazista non risparmió neppure loro. Sono oltre 500mila i rom uccisi nei campi di sterminio. Ancor prima che Auschwitz venisse liberato, l'eccidio dei figli del vento era giá  compiuto. La notte del 31 luglio 1944 si conclude lo sterminio della comunitá  romaní e all'alba del nuovo giorno, non un solo rom viene trovato vivo nello Zigeunerlager, l'area deputata al loro massacro.

 

Un genocidio pianificato, su cui il silenzio della storiografia pesa come un macigno. Per vari decenni è calato il sipario sulla carneficina dei rom, un autentico Olocausto dimenticato. In pochi hanno riconosciuto loro la tragedia razziale, mentre per taluni si è trattato di una forma di "prevenzione", anche motivata. Sta di fatto che, a oltre 60 anni di distanza, questa pesante rimozione continua a indignare il mondo romanó. E mentre qualcuno sostiene che dietro al mancato riconoscimento si nasconda il problema del risarcimento delle vittime, altri addossano ai sopravvissuti l'incapacitá  di testimoniare. Contro tutto ció si sta battendo la Romani Union, l'organismo non territoriale che rappresenta i rom all'Onu.

 

La persecuzione di epoca nazista non fu la prima a colpire i rom. Durante l'arco della loro migrazione, dalla natia India al cuore d'Europa, sono molti gli Stati "ospitanti" che mettono a ferro e fuoco le carovane, mentre la Chiesa di Roma li avvia al patibolo con l'accusa di stregoneria. Nonostante ció, la strage nazista resta senza dubbio di immani proporzioni, ricordando da vicino la Shoah ebraica. I rom, come gli ebrei, vengono uccisi perché considerati una "razza inferiore", indegna di esistere. Ma in piú, il Terzo Reich li vuole morti perché «geneticamente furfanti e inclini al nomadismo». Cosí avviene che in paesi come la Norvegia sopravvive appena qualche famiglia.

 

Tutto inizia nei primi anni del potere hitleriano, ma giá  prima dell'avvento del nazismo una legislazione sui rom tenta di controllare e identificare "quest'ibrido zigano". All'epoca della Germania guglielmina e nella Repubblica di Weimar i rom sono costretti al lavoro e privati della libertá  di movimento. Giá  in questi anni, sono numerosi i medici e gli scienziati che si mettono al servizio del Reich per arginare la "piaga zingara". Ma è nel '34 che cominciano gli esperimenti sui rom, quando il ministero degli Interni tedesco inizia a finanziare i centri di igiene razziale e ricerca genetica. E' a quel punto che si affacciano sulla scena le figure inquietanti di Robert Ritter e Josef Mengele, due medici legati a doppio filo allo sterminio dei rom. Di lí a poco viene creato l'Ufficio centrale per la lotta alla piaga zingara e la strada verso Auschwitz è spianata. Nel frattempo tutte le romniá  (donne rom) vengono sterilizzate con iniezioni intrauterine di sostanze formaldeidi. Qualche anno dopo, a Buchenwald, gli uomini saranno utilizzati per esperimenti sul freddo e sul tifo, inoculando loro la malattia per poi studiare le reazioni fino alla morte. Procedura che ricalca la concezione dello psichiatra Ritter secondo cui: «La questione zingara potrá  considerarsi risolta solo quando il grosso di questi ibridi zigani, asociali e fannulloni (...) sará  radunato in campi di concentramento e costretto al lavoro, e quando l'ulteriore aumento di queste popolazioni sará  impedito». Gli studi di Mengele vertono invece sui gemelli e sui nani. L'ordine impartito al suo assistente, il dottor Nyiszli, è quello di «togliere tutti gli organi di possibile interesse scientifico. (...) Quelli interessanti per l'Istituto di antropologia di Berlino- Dahlem, fissati in alcol e spediti». Cosa che i direttori dell'Istituto apprezzano particolarmente ringraziando «vivacemente il dottor Mengele per il materiale raro e prezioso».

 

Sebbene i rom non siano esplicitamente menzionati nelle leggi razziali di Norimberga, sono compresi tra i "sangue misto e degenerato" e condotti al massacro. E' con l'intervento di Himmler che la situazione precipita. Il braccio destro di Hitler fará  redigere la prima vera legge contro la loro comunitá  dal titolo: "Lotta alla piaga zingara" e nel 1936 viene spiccato il primo mandato di cattura contro il popolo senza terra. A centinaia sono stipati sui treni della morte, direzione Dachau, Malthausen, Buchenwald e Belzec. Ma ormai, la creazione dello Zigeunerlager è vicina. Entra in funzione nel 1938 e non cessa la sua attivitá  prima di aver sterminato migliaia di rom. Comprende 32 baracche, due blocchi cucina e quattordici edifici in muratura. Una volta entrati, i rom vengono marchiati, rasati a zero, fotografati e lasciati a morire di fame, malattie e freddo. Non prima di esser stati contrassegnati col triangolo nero degli "asociali", affiancato dalla lettera Z di "Zigeuner" (zingaro).

 

Nel 1943, le cose cambiano. Himmler stesso visita il "campo zigano" e una volta "girato in lungo e in largo, (...) viste le baracche sovraffollate, i malati colpiti da epidemie", dá  "l'ordine di annientarli". Un medico ebreo, prigioniero di Auschwitz, racconta: «L'ora dell'annientamento è suonata anche per loro. La procedura è la stessa applicata per il campo ceco. Prima di tutto divieto di uscire dalle baracche. Poi le Ss e i cani poliziotto che li costringono a allinearsi. (...) Li convincono che li stanno portando in un altro campo. Il blocco degli zingari si fa muto. Si ode solo il fruscio dei fili spinati e porte e finestre lasciate aperte che sbattono di continuo ». L'ultimo rintocco, prima della morte, è scoccato anche per loro. E a oltre mezzo secolo dal processo di Norimberga, risuonano ancora le parole di Mengele al suo assistente: «Lo sterminio, amico mio, continua sempre, sempre!».

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