News per Miccia corta

24 - 01 - 2009

«La memoria al futuro sul treno per Auschwitz»

 

(Liberazione, sabato 24 gennaio 2009)

 

 

 

 

 

Maria R. Calderoni

 

 


Elena Kluger, sopravvissuta, ricorda: «Mia sorella non aveva gli occhiali. Entra in baracca e dice: "Lo sapete che non vedo bene, ma mi sembra che siano arrivati i russi"». 27 gennaio 1945, era vero: sull'orrore Auschwitz erano piombati i tank della LX Armata Ucraina. Dei deportati, 1 milione e 300 mila, i sovietici ne trovano ancora in vita solo 7 mila, di tutti gli altri erano rimasti 8 tonnellate di capelli, imballati e pronti per il trasporto.

 

27 gennaio, il giorno-simbolo, il Giorno della Memoria. E anche quest'anno il "Treno" parte. Il Treno per Auschwitz. E' il quinto, dal gennaio 2005. Il quinto Treno per Auschwitz partirá  oggi dal "binario 21" della stazione centrale di Milano per il viaggio di 4 giorni - rientro il 27 - sui luoghi della Deportazione. Non solo "Viaggio". Il Treno è anche una storia, da raccontare.

 

Auschwitz, il nome-simbolo della Shoah, come custodirlo, mantenerlo vivo tra noi, come ricordarlo non come monumento, ma come incancellabile dolore, rimorso e monito? La domanda è per Lorena Pasquini, direttrice dell' Archivio storico della Camera del lavoro di Brescia, promotore - insieme a Cgil e Cisl della Lombardia - del Treno che parte oggi da Milano. «E' dagli anni 90 che lavoriamo sulla costruzione della Memoria. E in questa ricerca, abbiamo pensato che sarebbe stato non solo bello, ma importante, significativo, essere in tanti, a costruirla, la Memoria. In tanti a costruirla, in tanti ad esserci, in tanti ad andarci, lá , a vedere. In tanti,un grande gruppo di persone. Il Treno, l'idea del Treno è venuta di conseguenza. L'idea di attraversare l'Europa, lentamente - quasi a ripercorrere in un certo senso il viaggio delle vittime - teneva insieme le due esigenze del nostro progetto: andare in molti e soprattutto partecipare».

 

Il Sindacato ha da sempre «anche una funzione pedagogica», dice la direttrice dell'Archivio storico - Per noi costruzione della Memoria, lavoro sulla Memoria, significa quindi soprattutto questo, un progetto di educazione civica. E un progetto di educazione civica, per essere tale, richiede di essere impostato sulla partecipazione». Ad evitare il rischio che si resti fermi lí, alla commemorazione, alle esercitazioni accademiche, alla pura celebrazione: ben vengano convegni, ricerche e manifestazioni. «Ma noi pensiamo che la partecipazione, il mettersi in gioco valga di piú, conti di piú».

 

L'idea del Treno nasce da qui. Nasce a Brescia, dentro la sua grande Camera del lavoro, ma non si ferma a Brescia. C'è subito un consenso spontaneo e fervido, aderiscono al progetto molte altre realtá . Come la Fondazione "Memoria della Deportazione" di Milano; il Museo dell'ex "Campo di Fossoli" di Carpi; l'Istituto storico del Movimento per la liberazione. Naturalmente, era "la prima volta" per tutti, un po' un azzardo, dice la direttrice, ma comunque nessuno si è tirato indietro, «siamo partiti tutti, col primo Treno, nel gennaio 2005».

 

Primo Treno, 600 persone in carrozza, sono soprattutto studenti, almeno 300, bresciani, milanesi, emiliani - scuola media superiore - ma in buona rappresentanza sono anche cittadini, sindacalisti, insegnanti, pensionati, ex partigiani: «Il nostro infatti non è mai stato rivolto esclusivamente alle scuole. Pensato come progetto di educazione civica e partecipazione e quindi aperto a tutta la cittadinanza attiva».

 

Carpi, ex "Campo Fossoli", da qui Primo Levi prese la via per Auschwitz insieme ad altri 146 ebrei. Cosí nel 2006, sull'esempio del Treno bresciano, un altro convoglio prende il via proprio da qui, dalla stessa stazione di Carpi; sullo striscione le parole dell'autore di Se questo è un uomo , «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario».

 

Quella che parte sabato è la settima edizione, le iniziative si sono moltiplicate; l'Emilia Romagna oggi ha un suo Treno: cosí la Provincia di Milano, mentre sulla stessa via si muovono Comuni, enti, associazioni. Il sindacato si è allargato, ha fatto proseliti.

 

Guardando piú da vicino, e anche per etá , chi "sale" sul Treno per Auschwitz, studenti a parte? «Fondamentalmente, si tratta di questa generazione, quaranta-cinquantenni, molto consapevoli, molto compartecipi, sensibili; e "salgono" anche famiglie intere, alcuni portano i figli piccoli; molti comuni mandano delegazioni soprattutto di giovani. E sul nostro Treno di sabato ci sará  anche una consistente rappresentanza di pensionati».

 

No, non è un giro turistico. il Treno è un laboratorio consapevole, preparato, costruito con ricerche e corsi di formazione, docenti e ragazzi che lavorano insieme per mesi, veri seminari mirati di storia, cinema, letteratura. Sul Treno salirá  tutto, innsieme ragazzi, bandiere, striscioni, disegni, dossier, spettacoli, poesie, canzoni (una dice "sono qui per non scordare, insieme a te"...).

 

«Mai. Mai si è creato sul Treno un clima da gita. I ragazzi lo vivono come emotivitá , gli adulti come conoscenza». E quando questi giovani mettono piede nel lager? «Impressionante: i ragazzi tacciono. Restano in assoluto silenzio. E' una cosa che io sottolineo sempre: perché questo loro silenzio è veramente la prova della difficoltá  dei giovani a gestire emozioni cosí forti, che non sono sicuramente le nostre. Ragazzi di 16 anni non hanno certo i filtri che abbiamo noi, e il loro silenzio merita assoluto rispetto».

 

I filtri, che nessuno puó accettare; i filtri per quell'orrore pianificato e mostruoso, «il triangolo rosso per i prigionieri politici , verde per i criminali comuni, nero per gli "asociali", viola per i Testimoni di Geova, marrone per gli zingari, la stella gialla per gli ebrei». E un numero tatuato sul braccio sinistro, «dovevo essere chiamato 158526...».

 

In silenzio, "ragazzi che sanno", «del milione e trecentomila deportati di Auschwitz, novecentomila furono uccisi subito dopo il loro arrivo e 200 mila poco dopo per fame, malattie, maltrattamenti». In silenzio, "ragazzi che sanno", Auschwitz I, Auschwitz II, Auschwitz III, Birkenau e i suoi infernali 39 "sottocampi", quelli dove milioni di nuovi schiavi lavorarono fino a morire all'insegna della Grande Industria Tedesca, la IG Farben (perirono 25 mila su 35 mila), la Bayer, la Krupp, la Union, la Siemens, la Werke...

 

Quel Treno per Auschwitz.

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