News per Miccia corta

24 - 01 - 2009

``Al lavoro``, immagini di veritá 

 

(Liberazione, sabato 24 gennaio 2009)

 

 

 

 

 

Franco Calamida

 

 


Mostra straordinaria, dal nome semplice: "al lavoro", nel cuore di Sesto San Giovanni, un tempo cittá  operaia. La mostra è allestita in un antico, storico capannone della Breda. Perfetto per ospitarla. Splendida archeologia industriale.

 

E' un'emozione, solo cosí si puó descrivere, impossibile da raccontare; a ciascuno la mostra dirá  una storia, forse anche una diversa storia. E' un caleidoscopio di emozioni, mille e mille immagini, luci e colori, che si susseguono e raccontano, loro sí, a chi sa ascoltare, a chi conserva memoria e si specchia in ció che è vero, reale.

 

Raccontano veritá  che il turbinio masmediatico, che acceca e intontisce, sistematicamente rimuove. Ogni immagine, ogni fotografia e le sequenze dei video ci parlano. Ci parla una voce che scandisce i nomi delle vittime di lavoro, uno ad uno, e li ripete, quelli che è stato possibile rintracciare, gli altri sono ignoti, senza monumento: vite cancellate, anche dalla memoria collettiva.

 

Ci parlano, le immagini silenziose, della solitudine operaia e dei lavoratori invisibili da vivi, come non esistessero, e visibili solo se distrutti dalle fiamme: è la tragedia della Thyssen; è la tragedia di centinaia di migliaia di lavoratori; è una tragedia nostra.

 

Il lavoro, che dá  senso e dignitá  alla vita, è raccontato come il lavoro che uccide, distrugge la vita e raccontato anche a noi, che vogliamo separare il lavoro dalla morte. E restituire valore al lavoro, che pare ormai perduto, lontano, paradigma di un tempo remoto.

 

Ci parlano, le immagini, delle lotte operaie, e della solidarietá : «Ci si aiuta, quando c'è bisogno», e del riconoscersi l'uno nell'altro.

 

Ci parlano del perduto senso del collettivo. La destrutturazione del senso di appartenenza di classe è la base su cui la destra fonda le sue opzioni. E questo ci ritorna alla mente. E nello stesso tempo, tutto attorno a noi, da ogni angolo, da ogni parete, da ogni pannello, e scalone, e corridoio, e scorcio di spazio, le immagini ci dicono che vi sono fotografi che fotografano le realtá , i volti, i corpi, le gioie, le vittorie e i drammi del lavoro e registi che le raccontano.

 

C'è un collettivo - dell'oggi, non del passato - che, con lavoro volontario e passione, le collega l'una all'altra, dá  loro un senso e lascia anche spazi aperti alla tua fantasia e alla tua memoria (molti diranno: «Ma quella volta lí c'ero anch'io») .

 

Noi siamo ció che siamo stati, guardiamo al futuro, ma non siamo il futuro.

 

E per questo ci si sente parte, e partecipi, della passione, del comune sentire, che ha prodotto questa mostra e tutte le sue storie interne. Ci si sente, ancora, parte di un collettivo, almeno per un giorno. Senza nostalgia (infatti, tra i molti diritti negati, purtroppo, vi è anche il diritto alla nostalgia).

 

E' raccontato il passaggio da produttori a consumatori, manca solo la moderna catena di montaggio, cioè quella che c'è nei supermercati: è una catena mobile a comando, lunga pochi metri, larga uno, per spostare le merci acquistate, da una parte la commessa e dall'altra noi, i consumatori, e dettiamo i ritmi, accelerati, perché quelli dietro hanno fretta.

 

E' raccontato il precariato, e il caporalato, nella nostra cittá  e nel nuovo millennio, e sono raccontati anche i morti nel canale di Sicilia, che non hanno trovato mai un lavoro per vivere, e la mafia a Milano e l'Ortomercato, e le stragi dell'amianto, (per alcuni di noi, c'è il ricordo di quando si cominció, a Casale Monferrato con la lotta e la denuncia, e tutti dicevano, per anni, che era solo allarmismo, non era vero nulla).

 

E' raccontato il viaggio di Fabrizio Gatti sulle rotte dei nuovi schiavi, e il lavoro minorile e dice un cartello: «Giú le mani dall'Innse», con sequenza di splendide foto del fare e del produrre, in quel capannone un tempo Innocenti. I 50 operai dell'Innse, licenziati nel maggio 2008, senza alcun preavviso, dopo i cento giorni di autogestione, e mesi e mesi di presidio per impedire che il padrone portasse via i macchinari, sono tuttora in lotta. Queste e tante altre storie, di vite e di lotte fanno di questa mostra un percorso nel tempo e nella realtá , un affascinante percorso di emozioni, imperdibile.

 

 

Spazio Mil - via Granelli

 

Sesto San Giovanni

 

23 gennaio - 8 febbraio 2009

 

 

lunedí-venerdí ore 12-21

 

sabato e domenica ore 10-21óá .---

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori