News per Miccia corta

23 - 01 - 2009

E ora è a rischio l'archivio Moroni

 

(la Repubblica, venerdí, 23 gennaio 2009, Pagina II – Milano)

 

 

 

ORIANA LISO

 

 


La libreria Calusca, nucleo di fuoco del centro sociale Conchetta - Cox 18 è nome ufficiale - è nata due volte. E ora, con l'archivio chiuso dai sigilli della polizia, con la situazione dello sgombero cristallizzata, non si sa che fine fará . La prima, nel 1971, quando Primo Moroni inizió a raccogliere nella libreria di vicolo Calusca le prime tracce di quello che oggi è un archivio sterminato della storia del radicalismo del secolo scorso, dei movimenti rivoluzionari, dei collettivi, dei primi vagiti cyberpunk, della controinformazione fatta di ciclostile e autoproduzione. La seconda, nel 1992, quando in onore del profeta della beat generation Lawrence Ferlinghetti, chiama la nuova libreria nella vietta ad angolo con il Naviglio come quella del suo amico americano, Calusca-City light. La cittá  è uscita da anni bui, i centri sociali stanno cercando una nuova dimensione. Primo Moroni, i suoi libri e le sue riviste fanno da collante tra il passato e un futuro da inventare.

Oggi sembra strano pensare a una libreria dove si puó non comprare nulla, ma dove una generazione di ragazzi della sinistra milanese si è formata, ha imparato cose che in Italia non erano ancora arrivate, forse sarebbero arrivate dieci anni dopo, ha potuto confrontarsi senza badare all'orologio sul Sessantotto, sulla contestazione, sugli anni di piombo. La Calusca di Primo Moroni, animatore culturale e libraio dopo mille altri mestieri, era cosí, cosí la racconta ancora chi l'ha frequentata. Dicono che qui arrivassero tutti i volantini di rivendicazione delle Br e delle altre sigle del terrorismo. Venivano trattati come tutto il resto dei libri e delle riviste: materiale di archivio, perché era un archivio quello che sognava di fare Moroni. La Digos arrivava da Moroni ogni volta che c'era qualche segnalazione, andavano a chiedergli qui volantini. Le denunce fioccavano, ma poi il libraio veniva sempre assolto. Faceva il suo mestiere: informare.

Dicono che tutto quello che non era cultura ufficiale, se arrivava a Milano, arrivava lí, prima nel vicolo, poi nell'altra sede di corso di Porta Ticinese da dove andó via sotto sfratto. «Per strada ci si scontrava: alla Calusca e al bar Rattazzo si entrava e si mettevano da parte le divisioni», racconta Davide "Atomo" Tinelli. Anche Feltrinelli, ad un certo punto, si interessó al suo archivio. E in quelle stanze i punk milanesi scoprirono non solo i primi fumetti stranieri, ma anche la Milano della ligera, della vecchia mala, fuori dallo schema di spicciola criminalitá . L'ultimo esodo in via Conchetta, in quella sede passata da una proprietá  privata al Comune. Sempre, fino all'ultimo ricovero all'Istituto dei tumori nel 1998, con lo spirito della scoperta. Del destino della libreria e dell'archivio deciderá  un tribunale, ma non si sa ancora quando. Ieri mattina la figlia di Moroni, Maysa, spiegava preoccupata: «Per ora i materiali dell'archivio di mio padre restano lí, ma non so fino a quando: spero in una soluzione civile».

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