News per Miccia corta

23 - 01 - 2009

L'ombra di Mengele nel ``villaggio ariano``

 

(la Repubblica, venerdí, 23 gennaio 2009)

 

 

 

 OMERO CIAI

 

 


BRASILIA

Candido Godoi è un paesino di settemila abitanti nel ricco sud brasiliano, a nord ovest di Porto Alegre, vicino alla frontiera con il Paraguay. E' famoso per la sua altissima percentuale di gemelli monozigoti perfettamente identici, tanto che all'inizio della strada principale c'è un cartello di benvenuto con scritto: «La cittá  dei gemelli». Oggi ce ne sono circa un centinaio di coppie. Sono quasi tutti biondi con gli occhi azzurri ma fin qui non c'è nulla di strano visto che Candido Godoi nasce come colonia rurale fondata da un gruppo di tedeschi. Quel che ha sempre stupido i ricercatori e i cronisti è il loro numero. A Candido Godoi si calcola che in alcuni periodi della sua storia un parto ogni cinque fosse gemellare mentre la norma statistica vorrebbe che fossero circa uno ogni ottanta. Ora, secondo lo storico argentino Jorge Camarasa il motivo di questa stranezza si chiama Joseph Mengele. Il criminale nazista che, dopo aver svolto i suoi folli esperimenti ad Auschwitz, fuggí prima a Buenos Aires, poi in Paraguay ed infine nel sud del Brasile, dove morí nel 1979.

Jorge Camarasa è un ex giornalista del Clarin che vive a Cordoba ed un riconosciuto esperto della storia dei nazisti in America Latina. Ha seguito per anni le tracce del medico di Auschwitz ed ora ha pubblicato "Mengele: l'angelo della morte in Sudamerica". Nel libro Camarasa sostiene che Candido Godoi fu, tra gli anni Sessanta e Settanta, il "laboratorio" nel quale Mengele proseguí gli esperimenti sull'inseminazione artificiale iniziati vent'anni prima nel campo di concentramento. E la presenza di Mengele a Candido Godoi spiegherebbe il mistero dei gemelli. Camarasa ricorda che Mengele aveva avuto da Hitler il compito di scoprire attraverso quale meccanismo genetico si producessero i gemelli con l'obiettivo di incrementare la tassa di natalitá  ariana. Dalla ricostruzione di Camarasa, Mengele arrivó nel villaggio di Candido Godoi alla metá  degli anni Sessanta, poco prima della nascita della prima coppia di gemelli. Si faceva chiamare Rudolph Weiss e si presentava come veterinario. Nei primi tempi, si recava nel paesino ogni tanto, conservando la sua residenza in un'altra colonia tedesca dall'altra parte della frontiera, in Paraguay. «Poi inizió ad occuparsi delle donne, seguendone con attenzione le gravidanze», hanno raccontato allo storico gli abitanti del paesino.

Intervistato dal Daily Telegraph, Camarasa sostiene di essersi convinto che Weiss e Mengele fossero la stessa persona. «Le testimonianze raccontano - dice lo storico argentino - delle sue visite alle donne, di come abbia seguito le loro gravidanze curandole con nuovi tipi di medicinali e che abbia parlato di inseminazione artificiale sugli essere umani». Per Camarasa solo la presenza di Mengele a Candido Godoi puó spiegare il mistero dei gemelli. Il criminale nazista arrivó a Buenos Aires nel 1949 munito di un passaporto falso a nome di Helmut Gregor insieme ad altre due centinaia di gerarchi del Terzo Reich in fuga dalla Germania. All'inizio lavoró in una officina meccanica ma, piú tardi e grazie a Peron (il presidente che aveva approvato e seguito l'arrivo dei nazisti in Argentina), riprese i suoi esperimenti in alcuni laboratori farmacologici. Ma quando nel 1960 il Mossad riuscí a catturare a Buenos Aires, e a trasferire in Israele, Adolf Eichmann, Mengele lasció l'Argentina per paura di fare la stessa fine. All'inizio trovó rifugio in una colonia tedesca in Paraguay, poi si trasferí in Brasile. Mengele visse i suoi anni in America Latina sempre sotto falso nome. Nel 1979 morí mentre si faceva il bagno colpito da un ictus a Bertioga, in Brasile. Venne sepolto con il nome di Wolfang Gerhard a Embu e solo nel 1985 il corpo venne riesumato e grazie all'esame del Dna identificato come quello del medico di Auschwitz.

Nel libro, Camarasa ricostruisce tutta l'avventura sudamericana di Mengele grazie anche a testimonianze inedite di persone che lo conobbero e a quaderni e diari che lasció. Per Camarasa, a Candido Godoi Mengele voleva riprodurre «una cittá  ariana» per eccellenza. Secondo il famoso cacciatore di nazisti Simon Weisenthal, Mengele non interruppe mai i rapporti con la sua famiglia in Germania ma nonostante tutti i tentativi di catturarlo riuscí sempre a far perdere le proprie tracce lasciando al suo destino anche la sua «cittá  ideale».

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