News per Miccia corta

21 - 01 - 2009

Quegli ebrei salvati nelle gabbie dei leoni

 

(la Repubblica, mercoledí, 21 gennaio 2009)

  

In trecento trovarono rifugio nel cuore della cittá  occupata dai nazisti: a nasconderli lo zoologo Jan Zabinski divenuto poi un Giusto tra le Nazioni e sua moglie

 

SUSANNA NIRENSTEIN

 


Regina Kenigswein, il marito Samuel e i loro due figli, passarono delle notti nella gabbia dei leoni, altri "ospiti" in quella dei pavoni, altri ancora nel sottosuolo, e anche all'interno della villa bauhaus, sgusciando tra armadi a doppio sfondo, pareti scorrevoli, tunnel, cunicoli. Furono circa trecento gli ebrei salvati dal direttore dello Zoo di Varsavia Jan Zabinski e da sua moglie Antonina negli anni dell'occupazione nazista: li nascosero nel cuore della cittá , in quello che era stato un magnifico parco per animali selvaggi da loro trasformato in un sistema di rifugi in piena attivitá  fino al 1944. Il figlio Rys (che vuol dire lince) spesso era addetto a portare il cibo nelle «tane» di questa strana Arca di Noè. Ora un libro di Diane Ackerman (Gli ebrei dello Zoo di Varsavia, Sperling&Kupfer, pagg. 360, euro 18,50) rievoca l'eroico coraggio di questa famiglia speciale. Eroico tanto piú perché si manifestó in un paese secolarmente consumato dall'antisemitismo, spesso indifferente quando non compiacente di fronte alla Shoah, funestato dai ricattatori, i famosi szmalkowniks, degli ebrei e di chi li aiutava: e allora questa è l'occasione adatta per ricordare che i Giusti tra le Nazioni polacchi (il titolo attribuito dallo Yad vaShem di Gerusalemme a chi ha protetto le vite degli ebrei durante lo sterminio nazista) sono 6.066. Messi a confronto con i poco piú di 440 Righteous among the Nations tedeschi, la differenza è vistosa.

Secondo lo storico Gunnar Paulsson coloro che in Polonia salvarono uno o piú ebrei furono circa 100.000, e questa cifra va moltiplicata per tre o quattro se si parla di aiuti minori; l'autorevole Martin Gilbert peró non è d'accordo: secondo lui furono piccole eccezioni alla regola.

Se Jan Zabinski faceva parte della Resistenza, l'Armia Krajowa, dal racconto della Ackerman emerge anche Zegota, l'organizzazione che in Polonia cercó di contrastare la persecuzione non solo nascondendo, ma anche con sostegni finanziari, legali, medici e riuscendo a proteggere, scrive Ackerman, 28.000 ebrei. Di Zegota faceva parte ad esempio l'architetto Emilia Hizowa, che inventó false pareti che si aprivano pigiando un pulsante, poi c'erano gli operai che le installavano. C'era un cosiddetto Salone di Bellezza, che insegnava agli ebrei a tingersi i capelli, a truccarsi, a vestirsi, a pregare, ad esprimersi in modo da sembrare ariani. C'era una vera industria di documenti falsi. C'erano lezioni dedicate a spiegare ai bambini come giocare senza fare rumore, o come stare raggomitolati e fermi senza informicolarsi troppo.

Antonina, con la sua dolcezza, cercava di abbellire la livida realtá  suonando il piano quasi tutte le sere davanti agli «ospiti», a volte si alternava con l'Uomo Volpe, Witold Wroblewski, un polacco a cui i tedeschi avevano affidato un allevamento di volpi appunto, che si riveló presto solidale con la causa: la loro musica era anche un segnale in codice per avvisare se arrivava un estraneo. Nello Zoo peró non abitavano piú gli elefanti, le scimmie, i felini, le zebre, i lama, i cammelli, i cervi, le giraffe, i cavalli. Le bombe tedesche su Varsavia nel "˜39 avevano distrutto buona parte delle strutture, e in quel periodo si erano visti animali di tutti i tipi correre lungo la Vistola. Altre bestie esotiche erano morte sotto il fuoco. Quelle sopravvissute furono portate in Germania, ma molte caddero in una sorta di caccia grossa delle SS.

Jan Zabinski aveva paura che, senza un ruolo ufficiale, con lo Zoo distrutto, la sua libertá  di azione sarebbe stata limitata. Ottenne di tenere un allevamento di maiali che sarebbe servito alle truppe naziste. E piú tardi, quando una malattia uccise i suini, ebbe il permesso di ospitare delle volpi, utili alle pellicce dell'esercito di Hitler. Le sue attivitá , tra le quali si inserí presto quella di addetto alla flora di Varsavia, gli permettevano di girare per la cittá , e quel che è piú prezioso di entrare nel ghetto, trasmettere notizie, fornire documenti, cibo, e, nei casi piú fortunati, far fuggire qualcuno. Jan era riuscito infatti a farsi passare per un amico di Ziegler, un funzionario nazista che aveva un ufficio strategico, con un passaggio diretto nel ghetto, senza grandi sorveglianze. Jan se ne serví piú volte per entrare e uscire dall'inferno tenendo a braccetto qualcuno. Lo fece con Lonia Tenenbaum, ad esempio, e appena fuori, mentre lei tremava come una foglia, lui si fermó ostentatamente a fumare una sigaretta, perché le guardie non si insospettissero. Era la fine del 1941. Lo fece ancora molte volte. Con Kazio e Ludwinia Kramsztyk ad esempio, il dottor Hirszfeld e Roza Anzelovna insieme alla mamma. L'artista Magdalena Gross si rifugió da lui. E cosí Wanda Englert, Irena Sendler. Tra chi gli deve la vita c'è anche Rachela Auerbach, o Irena Mayzel, andate poi a vivere in Israele, come Regina Kenigswein e famiglia del resto. Alcuni si fermavano per mesi, altri per poche notti. Alcuni vissero, altri furono catturati e uccisi. Il figlio Rys, vive ancora oggi a Varsavia. A chi gli chiede perché suo padre avesse salvato tanti ebrei, dice: «Lui avrebbe risposto: per decenza».

Zabinski, partecipó alla rivolta di Varsavia del "˜44, fu ferito, fu imprigionato. Tornó a Varsavia nel "˜46 e riprese a dirigere per un po' lo Zoo. Poco gradito peró ai comunisti, si dimise e scrisse di zoologia.

Diane Ackerman racconta tutto questo con grazia, anche troppa: a volte il vero contenuto del libro sparisce dentro le sue descrizioni dei canti degli uccelli, o dei vezzi di un topo muschiato o di un coniglio addomesticato. Descrive bene i fanatismi eugenetici zoologici del collega tedesco di Jan, tale Lutz Heck. Si addentra in argomenti che invece in parte le sfuggono, come il chassidismo durante la Shoah. Ma la storia è emozionante, come è emozionante trovare sul web la foto di Jan Zabinski Giusto tra le Nazioni mentre pianta l'albero che porterá  per sempre il suo nome a Gerusalemme.

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