News per Miccia corta

20 - 01 - 2009

Da sempre muoiono piú civili che soldati. Tutti i morti del Novecento

 

(la Repubblica, martedí, 20 gennaio 2009)

 

 

 

Spesso sono le cosiddette cause "indirette" a provocare il maggior numero di morti: scarsitá  di rifornimenti alimentari, carestie, malattie, epidemie. A partire dalla Prima guerra mondiale le perdite si contano a decine di milioni

 

 

 

 

GIORGIO ROCHAT

 

 


Nel corso dei secoli, la maggior parte delle guerre hanno provocato piú morti tra i civili che tra i militari, senza grandi differenze tra civiltá  e regimi. Violenze dei soldati sui civili, cittá  prese d'assalto con il massacro degli abitanti (quando non era possibile venderli come schiavi). Soprattutto vittime indirette, le devastazioni sistematiche dei terreni coltivati portavano fame, malattie e morte. Nella storia europea un triste primato va alle guerre di religione, dalle crociate medievali contro gli eretici alle guerre di sterminio tra cattolici e protestanti del Cinque-Seicento. E poi le ricorrenti grandi rivolte contadine, che iniziavano con il massacro dei padroni e finivano con una repressione sanguinosa. Altri tempi, vale la pena di ricordare che fino a metá  Ottocento i soldati caduti in battaglia erano meno di quelli morti per malattia, fame o stenti, ancora nella guerra civile statunitense 1861-1865.

 

La prima guerra mondiale 1914-1918 è il primo grande conflitto in cui la popolazione civile non viene coinvolta direttamente, per lo meno nell'Europa centro-occidentale. Lo straordinario numero di morti, 10 milioni (cifra approssimativa, come tutte le seguenti), è composto praticamente tutto da militari: 1.800.000 tedeschi, 1.350.000 francesi, 1.300.000 austro-ungheresi, 750 mila inglesi. Cifre incomplete per l'esercito russo, tra 1.700.000 e 2.500.000 caduti, e per gli stati balcanici, dove è difficile dividere le perdite militari e civili. Nel totale di 10 milioni non sono compresi il massacro degli armeni condotto dai turchi e i milioni di morti della successiva guerra civile di Russia. Per restare al caso italiano, contiamo 650 mila militari caduti su circa 4.200.000 che andarono al fronte, di cui 400 mila morti per ferite, 100 mila per malattie contratte in trincea, 100 mila in prigionia (in gran parte perché il governo rifiutó l'invio di viveri ai 600 mila prigionieri), 50 mila dopo il 1918 per ferite e malattie di guerra.

 

Fin qui i militari. E i civili? Le perdite dirette sono ridotte, gli abitanti della zona del fronte vennero trasferiti d'autoritá  all'interno del paese; rimane qualche centinaio di morti per i bombardamenti dell'aviazione austriaca sulle cittá  italiane. Le perdite indirette sono peró grandi e dimenticate. La guerra colpiva i civili con la crisi dei rifornimenti alimentari, i trasferimenti forzati citati e i 600 mila profughi dal Veneto invaso dopo Caporetto, il peggioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche, infine la prioritá  che le strutture sanitarie davano alla cura dei soldati. Di conseguenza si ebbe un forte aumento di malattie che parevano sotto controllo, come la malaria (6 milioni di casi) e la tubercolosi (2 milioni di casi), la pellagra, il morbillo, la difterite. Le statistiche sanitarie valutano in 546 mila i casi di morti civili in piú del normale negli anni di guerra. Inoltre nell'inverno 1918-1919 la "spagnola", un'epidemia di cui ancora oggi sappiamo poco, fece milioni di morti in Europa, 600 mila in Italia. Gli studi lasciano un margine di dubbio, ma le perdite provocate dalla guerra tra i civili sono superiori a quelle dei soldati.

 

Per la seconda guerra mondiale le cifre impazziscono, 50 milioni di morti di cui poco meno di 20 milioni di militari, si puó capire che siano sempre cifre approssimative. Soltanto gli Stati Uniti non furono raggiunti dalla guerra, i loro 300 mila caduti sono tutti soldati. Invece i 26 milioni di morti dell'Unione sovietica sono da ripartire grosso modo in tre parti, i soldati caduti in combattimento o in prigionia, le perdite civili causate direttamente dalla guerra (500 mila morti nell'assedio di Leningrado) e quelle indirette della popolazione negli anni in cui tutto era sacrificato allo sforzo bellico. Guerre e politiche di sterminio che si sovrappongono, quasi 6 milioni di ebrei vittime della follia nazista (anche un terzo di milione di zingari), i lager di morte per gli antifascisti, i massacri tedeschi in Russia e nei Balcani (da 50 a 100 civili uccisi per un morto tedesco). E poi le vittime dei bombardamenti aerei, 60 mila inglesi e mezzo milione di tedeschi. Cifre terribili e pur superate dai 14 milioni di morti dell'invasione giapponese della Cina.

 

Per l'Italia, l'inchiesta promossa dal ministro Scelba a partire dalle anagrafi comunali attesta fino all'8 settembre 1943 200 mila soldati caduti nelle guerre fasciste e 25 mila civili, quasi tutti vittime dei bombardamenti anglo-americani. ሠpiú difficile suddividere i 220 mila morti dal settembre 1943 al 1945, forse 85 mila militari morti in combattimento o in prigionia, 40 mila partigiani, 7300 ebrei e 24 mila antifascisti nei lager tedeschi di morte, 40 mila vittime dei bombardamenti aerei e 10 mila delle rappresaglie nazifasciste, 15 mila fascisti morti in combattimento o fucilati al 25 aprile 1945. Conti approssimativi, che non tengono conto delle vittime indirette della guerra, sicuramente molte centinaia di migliaia.

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