News per Miccia corta

18 - 01 - 2009

Michele Placido: «Ma perché nessuno fa un film sulla P2 e l`Italia di quel periodo?»

 

(Liberazione, domenica 18 gennaio 2009)

 

 

 

Boris Sollazzo

 

 


Bari

 

E' sorridente, a suo agio. Questa è la sua terra, la Puglia, e Michele Placido scoppia d'orgoglio. In questa regione conduce un laboratorio teatrale e, l'altro ieri, si è dedicato ad una lezione di cinema in uno dei quartieri di Bari piú disagiati, Enziteto-San Pio. «E' un sogno poter emigrare qui per poter comunicare ció che ho imparato in una carriera, io che sono stato costretto al percorso inverso». «Felice Laudadio e Nichi Vendola - prosegue il regista - hanno portato il grande cinema nella nostra regione con questo bel festival, "Per il cinema italiano" (12-17 gennaio) e spero che possa crescere. E' l'esempio di una Puglia che rinasce, dal cineporto all'universitá  del digitale fino all'ApuliaFilmCommission».

 

La chiacchierata con uno dei piú talentuosi uomini di cinema italiano balza dal cinema alla politica, intesa come impegno civile. Perché accanto al desiderio di fare cinema, non gli manca mai quella sana rabbia costruttiva che lo muove nel personale e nel professionale.

 

 

Lei non è uomo da festival. Qui fa addirittura il presidente di giuria. Come mai?

 

E'arrivato il momento di dire basta al provincialismo. Per chi vuole fare cinema non c'è solo Roma. In questi giorni ad esempio ho suggerito alla Apulia Film Commission di incentivare la formazione di attori, registi, sceneggiatori e tecnici del luogo, in modo che si possa avverare il mio sogno: realizzare presto un film con una troupe completamente pugliese.

 

 

A proposito di sogni, ad aprile uscirá  "Il grande sogno", il suo film parzialmente autobiografico sul '68.

 

Ho appena finito di montarlo, è un film importante per me. C'è molto della mia vita, sono io il Riccardo Scamarcio che arriva a Roma e diventa poliziotto per la necessitá  di rimanere nella Capitale cosí da coronare il sogno di iscriversi alla Silvio D'Amico e recitare. I due coprotagonisti sono gli altri due sceneggiatori, cerchiamo di tornare a quei tempi in cui il mondo tremó. Ci sará  ovviamente Valle Giulia dove io, da poliziotto, capii che avevano ragione i manifestanti. Ma il '68 non è stato solo quello e il Maggio francese, è stato anche la morte di Martin Luther King e Bob Kennedy, Jan Palach, la strage di migliaia di studenti a Cittá  del Messico, e un'indignazione giovanile che non si è piú vista in altri movimenti studenteschi, sempre piú egoisti.

 

 

Include anche l'ultima Onda studentesca?

 

Forse no, ma temo manchi di forza, temo che non resista. Una cosa che sanno in pochi è che noi giravamo alla Sapienza prima della grande manifestazione che sancí l'inizio del movimento. E loro ci guardavano con curiositá  e poi in tv ho scoperto che qualche slogan e alcuni striscioni li avevano copiati da noi!

 

 

Qui abbiamo visto lo splendido "Un eroe borghese". Lei ama un cinema impegnato, ma anti ideologico.

 

E questo mi ha creato un po' di problemi. Christian De Sica ha sempre sottolineato che papá  Vittorio, grande autore di cinema politico, non ha mai aperto una copia della vecchia Unitá  . Le polemiche le ho suscitate sin da Pummaró , in cui le condizioni di vita dei raccoglitori di pomodori extracomunitari che descrivevo, per averle viste dove giravamo, a Castelvolturno - la camorra venne il primo giorno per augurarmi buon lavoro! -, furono considerate esagerate, spettacolarizzate. Ora sappiamo che avevo ragione. Ora ho molte difficoltá , trovo un muro sia da Rai che da Medusa per la realizzazione di un film a cui tengo molto, una storia intimista con Mariangela Melato. Sono considerato un regista di grido, eppure i soldi non si vedono, forse perché il film si occupa di eutanasia, di una madre e le sue due figlie alle prese con la malattia terminale della prima e col suo desiderio di porre fine alle sue sofferenze. Bisogna agire sull'informazione, l'indagine, ma anche l'emotivitá . Non è un reato sensibilizzare, scuotere: cos'è una buona inquadratura senza che il film scenda nell'animo?

 

 

Perché c'è questo ostracismo?

 

Semplice, la storia di Linda Ferri (autrice giá  del bellissimo Anche libero va bene ) entra in un dibattito su quelle che sono scelte etico-morali molto delicate, in un Paese dominato dalla Chiesa cattolica che quando si toccano certi tasti ti pone di fronte a dei diktat. E' una provocazione che voglio lanciare comunque anche se questo tema spaventa produttori e distributori. D'altronde Clint Eastwood non riuscí a farsi produrre dalle major il suo film piú bello, dal tema non a caso simile: Million Dollar Baby .

 

 

Vale anche per il film su Vallanzasca?

 

In qualche modo sí, anche se è un film su commissione. Mi sono scoperto divertito e abile direttore di gangster-movie, anche se punto piú a raccontare un periodo, a fare un'opera piú profonda di quella che potrebbe essere un Romanzo criminale parte seconda. Mi interessano gli anni '70 perché lí inizia la decadenza politica di questo Paese, con il crimine che si interseca con l'alta finanza. Perché nessuno la racconta, perché nessuno fa un film sulla P2? Io volevo mettere, alla fine di Un eroe borghese , tutti i nomi. Me lo sconsigliarono e mi resi anche conto che serviva una pellicola intera per parlarne. Bisogna rischiare, devono farlo anche gli attori, troppo timorosi di perdere il successo commerciale. Carlo Verdone è un grandissimo attore, ma non lo vedremo mai fare un assassino. Eppure col suo talento potrebbe rischiare molto di piú.

 

 

Insomma ha deciso di andare sempre piú a fondo delle ferite aperte dell'Italia?

 

Si. Forse mi sono pentito di aver fatto Il sangue dei vinti , ma perché non si cicatrizzano mai le ferite di questo paese? Non ho dubbi sull'eroismo e la centralitá  dei partigiani nella storia dell'Italia, ma perché non si possono raccontare certi episodi? E lo stesso vale per la mancata estradizione di Cesare Battisti. Posso capire il ragionamento sui prigionieri politici, ma lui ha assassinato un gioielliere. Mi sembra diverso.

 

 

Domanda banale. Come giudica l'esclusione di Gomorra dagli Oscar?

 

Mi dispiace, ma non credo ci siano congiure, solo un errore. La critica americana ha giudicato benissimo il film. Non dovremmo dare tanta importanza a questo premio: Hitchcock diceva che per l'Academy Award servono tre cose: la storia, la storia, la storia. Se Garrone non vince solo perché non ha rispettato le regole, facendo comunque un film straordinario, per lui è un'altra vittoria. Certo, vedendo La banda Baader-Meinhof in corsa, tanto simile al mio film sulla Banda della Magliana anche se troppo costruito, un po' mi fa male ricordare il disguido burocratico tutto italiano che mi escluse dalla corsa con Romanzo Criminale . Che, peraltro, il produttore tedesco di questo film sulla Raf apprezzó moltissimo a Berlino.

 

 

Sará  un duro colpo per il cinema italiano?

 

Il duro colpo viene dalla crisi economica, da un cinema che aveva giá  iniziato da tempo a perdere importanza per la politica, vittima peraltro di ragionamenti distributivi e produttivi spesso miopi. Si potrebbe ripartire proprio da qui, dal festival di Laudadio, dalla strategia culturale di Vendola. Perché non portare il mercato italiano dei film proprio qui a Bari, magari con l'aiuto della Fiera del Levante? Ripartiamo dal Mezzogiorno, alziamo la posta su festival e iniziative come queste.

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