News per Miccia corta

17 - 01 - 2009

Gossip, veline e chiacchiere da bar dagli archivi le pagelle delle spie

 

(la Repubblica, Sabato 16 gennaio 2009)

 

 

 

 CONCETTO VECCHIO

 


Della fonte Issa non sono contenti al Sid, il servizio segreto militare. Rende poco. «Lascio considerare l'opportunitá  di svolgere nei suoi confronti una certa azione di impulso ai fini di un maggiore rendimento, anche in relazione alle potenziali possibilitá  di piú proficua collaborazione, che la stessa dovrebbe possedere in dipendenza della sua attivitá », si lamenta il colonello Enzo Viola nella pagella del 23 marzo 1968 indirizzata al capo dell'ufficio D del Sid, il generale Gianadelio Maletti. Della fonte Issa non sono contenti al Sid, il servizio segreto militare. Segue una paginetta con le soffiate dell'ultimo anno. Una spiata sull'attivitá  della sezione romana del Comitato internazionale per la difesa della civiltá  cristiana. Un dossierino sul parroco di San Martino in Casies, in Alto Adige. Il convegno nazionale dell'Orcat. Robetta, informazioni di "limitato interesse", da qui la bocciatura nella valutazione redatta ogni anno dal vertice delle "barbe finte". Come a scuola, il Sid stilava il rendimento dei suoi collaboratori, grigi burocrati della delazione nel sottosuolo della guerra fredda, inseriti a centinaia nei gangli dell'informazione e della politica col compito di fornire veline, gossip di dubbio gusto, informazioni da Bar Sport. Le pagelle sono emerse nei giorni scorsi tra le migliaia di carte allegate dalla Procura di Brescia al processo di piazza della Loggia: quindici faldoni finora custoditi negli archivi del Sismi, e ora desecretati e quindi pubblici. C'è di tutto. Tra le vittime giornalisti di vaglia come Marco Sassano, Marco Fini, Ibio Paolucci e Roberto Pesenti, impegnati nel difficile lavoro d'inchiesta su piazza Fontana e pedinati per anni. Nel mirino anche avvocati di sinistra come Bianca Guidetti Serra e Sandro Canestrini, seguiti dalla fonte Tallone: "Pare che il Canestrini sia benestante e che siano rinomati e poco proletari i ricevimenti che offre a Rovereto, dove abita", si legge in una nota del 29 maggio 1974.

L'informatore Testa ha un rendimento altissimo. Il giudizio complessivo è "eccellente" dal 1960 al 1965; "molto" nel "˜66 e "˜67; "buono" nel "˜68 e 69; "ottimo" nel ᯿½70, "˜71 e "˜72; e cosí nel ᯿½73 batte cassa. Vuole un aumento. Le 110mila lire (oggi varrebbero 721 euro) che riceve mensilmente per i suoi servigi non gli bastano. Il comandante del raggruppamento Federico Marzollo il 13 ottobre 1973 scrive a Maletti, perorandone la causa: "Come si puó constatare attraverso le varie notizie di particolare interesse sia in passato che attualmente rappresenta una canale informativo fiduciario molto apprezzato. Non ha mai mancato, finora, di segnalare fatti importanti o di rilievo, sia di iniziativa che a richiesta grazie alla sua introduzione in ambienti politici, giornalistici e parlamentari. Ha fatto garbatamente intendere di ritenere non commisurato alla sua collaborazione detto compenso". Marzotto propone uno stipendio di 150mila lire. Tre giorni dopo Maletti risponde: "Autorizzo. Il compenso peró non deve superare le 130mila lire mensili". Testa se ne adonta. Il 6 novembre 1973 Marzollo torna alla carica: "Per il disappunto - sia pure dissimulato - rilevato nell'atteggiamento dell'informatore per la modesta misura dell'aumento (20mila lire mensili) ed in considerazione che ha sempre lavorato con tempestivitá , efficienza e correttezza, dimostrandosi particolarmente utile, si prega di voler esaminare nuovamente la convenienza di elevare a 150mila lire il compenso". La fonte Testa, spia fino all'89, è approdato a fine carriera in un'agenzia vicina a Andreotti. "Un elemento molto scaltro e politicamente preparatissimo", si legge nel suo pagellone. Nel 1966 il direttore di un'agenzia giornalistica a Roma viene appiccicato a Valentin Grigoriev, addetto navale aggiunto dell'Urss, e il nostro servizio lo colma di elogi, perché in poco tempo ha stretto una fruttuosa amicizia. Viene perció invitato ad accattivarsi "la fiducia e la simpatia dello straniero, al fine di indurlo a rivelare gli obiettivi che il servizio sovietico si prefigge".

Le spie erano spesso sorvegliate da altre spie, in un grottesco gioco di specchi, come quell'alto ufficiale dei carabinieri che nel 1973 confessó al figlio - non immaginando che fosse un simpatizzante comunista - che ai militari era stata chiesta un'opinione su un eventuale colpo di Stato. Il figlio lo riferisce a Luciano Guerzoni, dirigente del Pci a Modena, che informa subito Armando, probabilmente Armando Cossutta. In quegli anni perfino Pino Pisicchio - oggi parlamentare dell'Italia dei Valori, all'epoca giovane dc a Bari - era spiato: interessava la sua associazione, Italia-Libia. Ma la fonte Nuritano ne tesse un elogio sperticato: "Di buona condotta morale, in pubblico è ben considerato, intelligente e preparato, è vicino alle posizioni ideologiche di Comunione e Liberazione". Insomma, con Pisicchio fatica sprecata.

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