News per Miccia corta

04 - 01 - 2009

La seconda vita dell'Anarchia

 

(la Repubblica, domenica 4 gennaio 2009)

 

 

 

Ecco perché tornano sotto i riflettori gli anarchici e in particolare gli anarco-insurrezionalisti. Ma i ragazzi che scendono in piazza non hanno molto a che fare con la storia e le idee della A cerchiata

 

 

GUIDO RAMPOLDI

 

 


A

Salonicco hanno attaccato una chiesa, ad Atene hanno bruciato il grande albero di Natale della municipalitá , e ovunque hanno scritto sui muri, in inglese, «No control», nessun controllo: abbastanza perché perfino nella lontana San Francisco un circolo di simpatizzanti della rivolta greca, Collective reinventions, cogliesse con una certa apprensione «un legame con gli anarchici spagnoli piú radicali, quelli che si definivano los incontrolados». Non è un complimento. Durante la Guerra civile spagnola gli incontrolados bruciarono dozzine di chiese; ammazzarono settemila religiosi; e, dove non trovarono preti, fucilarono crocefissi. La loro ferocia ossessiva e compiaciuta non era diversa dalla ferocia sterminatrice della destra carlista, cattolica. Ma offrí agli stalinisti il pretesto per liquidare il piú forte movimento anarchico della storia; e convinse le tremebonde sinistre britannica e francese a negare alla Repubblica spagnola le armi con cui avrebbe potuto difendersi dall'esercito di Franco. Insomma gli incontrolados furono la quinta colonna del nemico.

 

Di tutto questo i "No control" greci sanno quanto i poliziotti che ad Atene li affrontavano, cioè nulla. Avevano a disposizione un'universitá , una grande biblioteca e tre settimane per imparare dal passato da cui pretendono di discendere. O magari per trovare ispirazione nel nuovo pensiero anarchico, ormai quasi tutto nordamericano. per esempio in quel David Graeber (Frammenti d'una antropologia anarchica, 2004) che prende a modello le societá  prive di governo, forse minimizzando il fatto che le tribú amazzoniche considerano lo stupro delle forestiere un'attivitá  venatoria e i Tiv della Nigeria barattano le ragazze in etá  da marito come fossero capre. Ma poiché i "No control" sembrano mancare proprio della qualitá  piú anarchica, l'immaginazione, invece di produrre idee si sono applicati ad attivitá  piú prevedibili, saccheggiare bancomat, svaligiare negozi e scontrarsi con la polizia. Con queste credenziali, hanno attratto un gran numero di ultras del calcio, e in misura molto minore, giovani immigrati, insomma segmenti di popolazione che hanno motivi per detestare la polizia greca. Ma in Europa non hanno riscaldato i cuori di quella generazione senza bandiere che attende un orizzonte suggestivo e un'utopia possibile, quanto la sinistra tradizionale oggi ha difficoltá  ad offrire.

 

Poiché l'ottimismo è nei geni della rivoluzione, dall'antica capitale dell'anarchismo, Barcellona, un documento di nuovi incontrolados apparso sul sito Indymedia annuncia che la storia potrebbe invertire il suo corso: dopo la rivolta greca, dopo le proteste studentesche francesi, italiane e spagnole, «in tutta l'Europa i governi tremano», terrorizzati dalla possibilitá  che la «gioventú occidentale insorga per dare il colpo finale a questa societá ». In realtá  non si vede traccia di tutto questo panico. Presto arriveranno rapporti preoccupati dagli apparati di sicurezza, per i quali allarmarsi è un obbligo professionale, sul lavorio occulto degli "anarco-insurrezionalisti". Ma quando diventano materia di processo, le cospirazioni "insurrezionaliste" tendono semmai a rivelare il carattere catacombale e velleitario di quei gruppi, oltre alla loro sempiterna vocazione ad attrarre provocatori. Peró l'acuirsi della crisi economica potrebbe dare slancio in Europa alle proteste studentesche: in quel caso le varie "onde" diventeranno rabbiosi cavalloni, come ad Atene in queste settimane? Oppure il capitalismo globalizzato riuscirá  a sventare l'attacco anche grazie al carattere inafferrabile della sua natura, come accade nel film Louise-Michel, che è anche il nome di una gloriosa anarchica francese, quando le operaie decidono di accoppare il padrone che chiudendo la fabbrica le ha messe in mezzo ad una strada? Se dovessimo azzardare una risposta diremmo che in buona parte dipenderá  dal modo in cui ciascuna polizia affronterá  le emergenze.

 

In dicembre un ragazzo ateniese che avesse ricavato l'immagine dello Stato dal comportamento delle forze dell'ordine, avrebbe avuto qualche motivo per simpatizzare per l'anarchismo. La polizia greca non ha fama di correttezza e di probitá . I suoi standard sembrano piú balcanici che occidentali. Ha servito con zelo la dittatura militare, si è riciclata nella democrazia senza subire epurazioni significative, e in seguito, governasse la destra o la sinistra, ha goduto di una certa impunitá . Non sono pochi i giovani e gli immigrati che ne hanno un'esperienza negativa, certo non smentita dagli scontri di Atene. L'uccisione del quindicenne Alexis Grigoropulos puó essere attribuita alla devianza di un singolo agente, ma se stiamo alle testimonianze di alcuni universitari, un gran numero di poliziotti irrideva i dimostranti alludendo a quell'omicidio («Dov'è il vostro Alexis, fighette? Uccideremo anche voi»). Se a tutto questo si aggiunge la tradizione violenta di una parte della sinistra radicale greca, non sorprende il carattere aspro e sregolato dello scontro ateniese.

 

Le polizie europee sono diverse: ma quanto diverse? Dopo il disastro di Genova la polizia italiana ha dimostrato una lodevole capacitá  di correggersi. Ma la permanenza nei ranghi dei colpevoli, e il sabotaggio di processi che chiamano in causa agenti, non possono non avere effetti sui codici interni dell'istituzione. Inoltre gli anarchici appartengono da sempre al novero delle categorie umane che ogni polizia europea puó trattare rudemente, in quanto la mentalitá  comune li ritiene implicitamente colpevoli e non meritevoli di piena tutela giuridica. Lo conferma anche il fatto che in tanti anni nessuna istituzione dello Stato abbia sentito l'obbligo di chiedere scusa alla famiglia di Pinelli, a Pietro Valpreda, a Roberto Mander, arrestato a diciassette anni con Valpreda e pochi mesi dopo, raggiunta la maggior etá , scaraventato nel supercarcere di Trani. Erano tutti innocenti. Peró anarchici, dunque sinonimo di violenza e di caos.

 

Ma all'affermarsi di questo stereotipo in parte ha contribuito lo stesso anarchismo rifiutando di fare i conti in pubblico con la propria storia. Nel 1999, quando gli anarchici riapparvero sul palcoscenico della cronaca nei panni dei No global che contestavano il G7 a Seattle, la stampa americana scrisse: torna l'idea che non vuole morire. In realtá  l'anarchismo non è un'idea ma un arcipelago di idee, molte delle quali sopravvivono senza ragione o senza merito, o comunque sono incompatibili con altre. La principale linea di frattura risale al tempo della Guerra civile spagnola, e negli anni Cinquanta fu formalizzata nei congressi francesi che di fatto certificarono la morte dell'anarchismo spagnolo. Opponeva "pellerossa" e "politici", i mistici dell'azione diretta e i teorici della via politica. Al tempo della Repubblica i primi produssero solo guasti; i secondi ruppero il tabú, entrarono nel governo e produssero, insieme ai liberali di Azana, quanto di meglio abbia lasciato in ereditá  quel tempo forte e crudo: dal femminismo all'ecologismo.

 

Consapevoli o no, alla mistica dell'azione diretta si rifanno i Black Blocs e i No control, gente di mano che l'anarchismo piú politico osserva con uno sguardo scettico, quando non con disgusto. Peró i "politici" faticano a trovare uno spazio incontaminato sul quale piantare le loro bandiere rosso-nere. Si oppongono al dominio del libero mercato ma non si fidano interamente del movimento No global, un territorio in cui confluisce di tutto, e forse avvertono che la globalizzazione non è poi il diavolo, se relativizza la sovranitá  dello Stato e diffonde diritti universali. Restano fieramente anticlericali ma mai brucerebbero una chiesa, tanto piú in un Paese come la Grecia dove la curia ha un ruolo marginale. Contestano d'istinto le guerre e il ricorso allo strumento militare ma non possono dimenticare che l'anarchismo non fu pacifista, e anzi, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, disprezzava il pacifismo europeo con intensitá  e motivo («Credere che una politica di non intervento elimini la possibilitá  di un conflitto armato - scriveva Camillo Berneri nel 1936, un anno prima di essere assassinato a Barcellona da un sicario stalinista - permetterebbe a Italia, Germania e Portogallo di preparare meglio la loro guerra»).

 

A complicare l'identitá  dell'anarchismo concorre la sua estraneitá  alla sistematizzazione concettuale, speculare alla diffidenza verso forme rigide di organizzazione politica. Questo ha prodotto un moltiplicarsi di anarchismi di nicchia fondati sull'elaborazione di temi specifici. C'è un anarca-femminismo, un eco-anarchismo, un etno-anarchismo, un internet-anarchismo legato al Free software movement, senza contare le varianti generalmente considerate spurie o "di destra", come l'anarco-individualismo di Stirner e l'anarco-liberismo di Rotbard, per il quale la tassazione è una forma di odiosa oppressione statuale. Trovare il bandolo di tutto questo è giá  impegnativo, ma non sufficiente: bisogna poi aggiungere l'obbligo di una vita esemplare, giacché l'anarchismo, al contrario del leninismo, prescrive una coerenza etica tra fini e mezzi. Insomma fare davvero l'anarchico è una gran fatica. Svaligiare bancomat e saccheggiare negozi è piú semplice, e anche piú proficuo. Ma è un'altra cosa.

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