News per Miccia corta

03 - 01 - 2009

Memoria operaia in forma di canzone

 

(Liberazione, sabato 3 gennaio 2009)

 

 

 

GUIDO CALDIRON

 

 


Lo scenario è quello della Torino operaia tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. I protagonisti sono operai, apprendisti, contadini che cercano in cittá  miglior fortuna di quella che gli riserva la vita nelle valli alpine. L'intento è quello di ricostruire attraverso i loro canti - politici, di lavoro, "comunitari" - la memoria di un mondo che se ne è andato passando per le ciminiere degli altoforni. Un mondo che ha peró lasciato un'impronta indelebile sulle generazioni successive e che proprio a partire dalle "canzoni" ha costruito la storia orale di una cittá  ribelle, segnata dalla rivolta e dall'attesa di una liberazione dal lavoro che non è mai arrivata, se non, drammaticamente, molti anni dopo con l'avvento della precarietá  e della disoccupazione di massa.

 

Le ciminiere non fanno piú fumo , il libro-cd pubblicato da Donzelli (pp. 732, euro 44,00), racconta una storia lontana, ma non per questo meno significativa. Alla base del progetto, realizzato da Emilio Jona, Sergio Liberovici, Franco Castelli e Alberto Lovatto, giá  autori di Senti le rane che cantano. Canti e vissuti popolari della risaia , pubblicato sempre da Donzelli nel 2005, c'è l'idea di documentare la nascita di un canto popolare che attraverso i quartieri e i circoli proletari incrocia l'ideologia anarchica e socialista e la rappresentazione degli spazi fisici e mentali operai. Attraverso sessanta testimoni e oltre trecento canti, e una ricchissima iconografia fatta di manoscritti, canzonieri, spartiti e partiture, opuscoli, giornali, stampe (oltre duecento foto) viene cosí ricostruita un'epoca e la sua "voce".

 

Il racconto attraverso le canzoni si snoda dalla vita nei campi all'emigrazione in cittá , nel mutare dei ritmi quotidiani di lavoro, dalle valli alle officine della Fiat. Lo stile e il timbro sono gli stessi, cambiano i luoghi e i protagonisti. Alla memoria individuale di sovrappone quella collettiva dello sfruttamento e delle lotte. Ma il repertorio della canzone popolare registra anche l'attualitá  politica e la cronaca, le guerre come gli omicidi piú efferati, le elezioni e le battaglie sindacali come l'attentato dell'anarchico Sante Caserio al Presidente del Consiglio francese Carnot. Ci sono anche "classici" riadattati come "Addio Lugano bella" o "la Marsigliese". Sullo sfondo resta il riferimento ai modelli musicali dell'epoca, prima dell'irruzione del "pop" e della cosiddetta "musica leggera". Ci si rifá  ancora all'opera e all'operetta, echeggiando "le arie" nella costruzione del canto e nei riferimenti musicali che si ispirano ai grandi compositori del passato.

 

Le ciminiere non fanno piú fumo rappresenta cosí il contributo piú recente di un gruppo di ricercatori da sempre impegnati su questi temi. I quattro autori vengono infatti da lunghi anni di lavoro e ricerche sulla musica popolare e la storia orale. Franco Castelli lavora presso l'Istituto per la storia della Resistenza e della societá  contemporanea in provincia di Alessandria (Isral) e dal 1967 ha condotto un'ampia ricerca sulle tradizioni popolari del Piemonte. Alberto Lovatto ha studiato con Roberto Leydi al Dams di Bologna. Autore di diversi saggi su storia orale e storia sociale ha organizzato nel 2001 il convegno nazionale di studi Canzoni e Resistenza. Quanto a Emilio Jona e Sergio Liberovici, hanno fatto parte fin dalla fine degli anni Cinquanta del gruppo "Cantacronache", a cui si deve il primo contributo allo sviluppo della canzone d'autore nel nostro paese - del movimento di musicisti, letterati e poeti, sorto a Torino nel 1957, facevano parte, tra gli altri, anche Fausto Amodei, Michele Straniero, Italo Calvino, Franco Fortini, Umberto Eco, Gianni Rodari e Glauco Mauri.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori