News per Miccia corta

10 - 12 - 2008

Dove nascono i nazisti

 

 

 

(la Repubblica, mercoledí, 10 dicembre 2008)

 

Scritto tra il 1931 e il 1932, "E adesso pover'uomo?" racconta la genesi del dramma, cogliendone i segnali premonitori. Fu un bestseller

L'autore scioglie un enigma intorno a cui s'arrovellano Heinrich Bá¶ll e Günter Grass

Il segreto è in quel tratto unificante che identifica "das Volk"

 

RALF DAHRENDORF



In Germania entrambe le guerre mondiali hanno dato luogo a una notevolissima attivitá  letteraria, i cui esiti - i romanzi in modo particolare - sono tuttavia diversi come diversi furono i due conflitti. Dopo la seconda guerra mondiale il tema dominante era: «Come è potuto accadere?». L'Olocausto era sempre sullo sfondo dei romanzi di Heinrich Bá¶ll, Günter Grass, Uwe Johnson, Sigfried Lenz ed altri ancora. I raduni degli scrittori del Gruppo 47 in giro per il paese costituivano una sorta di centro itinerante della cultura tedesca, dove si incoraggiava uno stile letterario che mettesse insieme la descrizione dettagliata e l'immaginazione storica. Grass, probabilmente il maggiore scrittore del gruppo, ha descritto quel momento in L'incontro di Telgte.

Dopo la prima guerra mondiale la scena era molto piú confusa. Alcuni dei protagonisti della fase neoclassica erano ancora attivi, sebbene scossi da quanto era accaduto. Il contrasto tra la parte pre-bellica e quella post-bellica della Montagna incantata di Thomas Mann è alquanto indicativo. La guerra provocó idealizzazione estetica a Destra (Ernst Jünger) e indignazione morale a Sinistra (Erich Maria Remarque). Ma con la breve e drammatica vicenda della Repubblica di Weimar (1919-1933) un altro tema diverrá  dominante. Philip Brady, nella sua profonda introduzione a E adesso pover'uomo? di Hans Fallada, ricorda la Nuova Oggettivitá  (Neue Sachlichkeit), quella forma di neorealismo che regoló i conti con l'emotivitá  senza limiti dell'Espressionismo tanto nelle arti figurative che in letteratura, e che era «contrassegnata dalla sobrietá  del gesto, dal linguaggio contenuto, dal mettere in primo piano il fatto e l'autenticitá , dal culto del reportage».

Hans Fallada (pseudonimo di Rudolf Ditzen) aveva ventisei anni nel 1919, allorché l'assemblea costituente di Weimar portava a termine le sue deliberazioni. Nato in una tipica famiglia borghese tedesca, figlio di un alto funzionario statale (un magistrato), condivideva con altri intellettuali dell'epoca una vulnerabile inquietudine che nel suo caso sarebbe sfociata nella cocaina e nei tentativi di suicidio, nella delinquenza e in temporanei internamenti, e altresí in alcuni libri di una certa importanza, tutti pervasi da una curiosa miscela di motivi. Fallada ebbe a scrivere di Erich Ká¤stner: «Consegna ai suoi lettori un segmento del loro universo quotidiano: preciso, sobrio, senza illusioni. O forse un'illusione c'è: infanzia, madre, cresima, alberi. E infine un monito: se stai male, non far stare male pure gli altri. Ognuno deve fare quello che puó». Reportage e insieme una cauta speranza di ordine morale, leggermente romantica: il neorealismo non fu mai solo realismo, né per Ká¤stner, né per Fallada, né per Alfred Dá¶blin, Lion Feuchtwanger, Heinrich Mann.

Questi scrittori non formarono il loro Gruppo 47: bastava loro Berlino, quel «simbolo degli anni Venti, dello scambio di idee e del dibattito letterario» (come la descrisse poi Walter Jens). Berlino negli anni Venti possedeva una «forza magnetica» perché, quantomeno per gli scrittori, esemplificava quella sfuggente «realtá » da loro ricercata e al contempo promossa, la Groá¡stadtromantik («romanticismo metropolitano») - piú sentimentalismo che romanticismo - che ne divenne indispensabile ingrediente. Il ventitreenne Johannes Pinneberg, fragile eroe di questo bestseller del 1932, inizia la sua carriera in Pomerania, ma il nucleo della sua vicenda ha luogo a Berlino, nei grandi magazzini dove, in qualitá  di commesso, dal senso di sicurezza e dal successo iniziali scivolerá  nel pantano della crisi economica, vivrá  l'atmosfera di invidia e di «ansia da status» tra colleghi di lavoro, la disonestá  dei padroncini e l'arbitrio dei grandi padroni. E finirá  daccapo in provincia, a pochi chilometri dalla cittá  ma di fatto senza opportunitá  né speranze.

Questa peró è soltanto metá  della storia, quella triste (o quella realistica?). L'altra metá  è Lá¤mmchen, la proletaria che Pinneberg ha la fortuna di incontrare, e poi il loro bambino, il «piccolo». In qualche modo Lá¤mmchen rappresenta l'illusione: infanzia, madre, alberi (ma niente cresima). Lei non si arrende mai. Rimane un mistero da dove prenda la forza per affrontare la povertá , le tentazioni criminali, la mancanza di qualsiasi prospettiva. Forse è proprio la sua visione terra-terra di un mondo alquanto orribile, nel quale piccoli uomini e piccole donne hanno ben poco in cui sperare, a spingerla verso l'amore, la lealtá  e l'onestá . Alla fine, quando Pinneberg è messo male davvero, non solo povero ma anche umiliato e scoraggiato, Lá¤mmchen e Johannes sprofondano l'uno nelle amorose braccia dell'altra mentre il piccolo grida felice «pepp-pepp». Nuova Oggettivitá ?

Fallada racconta una bella storia, e la racconta bene. Non sorprende perció l'immediato successo nel 1932 e le numerose traduzioni in lingue straniere fra cui - ma solo in versione ridotta - l'inglese. Il romanzo risulta avvincente per la combinazione di turbolenze storiche, misere condizioni di vita e intensi rapporti umani, il che è giá  una buona ragione per ripubblicarlo. Ma la ragione principale è di altro ordine. Intorno all'enigma del Sonderweg («eccezionale percorso storico») della Germania si sono arrovellati non soltanto Bá¶ll, Grass e il Gruppo 47, ma anche un'intera generazione di storici tedeschi attivi dopo il 1945. La soluzione dell'enigma dipende quantomeno in parte dalla visione che si ha della Germania prima dell'Olocausto, prima dell'apogeo hitleriano delle Olimpiadi del 1936, prima della presa del potere da parte dei nazisti nel 1933. E qui i neorealisti, e Fallada in particolare, hanno parecchie cose da dire.

Johannes Pinneberg è in larga misura un apolitico, ma certo non voterebbe mai per i centristi cattolici, né sosterrebbe i nazional-liberali di Stresemann. Quando è particolarmente arrabbiato con i suoi datori di lavoro prende in considerazione l'idea di iscriversi al Partito Comunista. Lá¤mmchen condivide in un primo momento queste tendenze, ma dopo la nascita del piccolo lascia perdere l'attivismo anche per paura della violenza tanto diffusa a Berlino durante l'ultima fase di Weimar. Al negozio di abbigliamento presso cui lavora Pinneberg viene accusato di aver scribacchiato degli slogan di marca nazista, ivi inclusi attacchi al principale ebreo, sui muri del gabinetto degli uomini. Intorno a lui si muovono personaggi di ogni sorta: nazisti e nudisti, socialdemocratici catacombali e codardi veri e propri. Il suo primo datore di lavoro, in Pomerania, è un certo Kleinholz, riluttante a licenziare un impiegato buonannulla che milita nelle fila naziste, perché non si sa mai (ricordiamo che il libro fu scritto tra il 1931 e il 1932, prima dunque del fatidico 30 gennaio 1933: ma i segnali premonitori erano chiari). (...)

Fallada - cosí come Dá¶blin e Mann, come Kracauer e Geiger - si sforza di comprendere gli eventi in termini di classe: nel suo caso ne risulta una panoramica sociale dai tratti alquanto standardizzati. (...) Ne restano sostanzialmente esclusi i contadini, i lavoratori autonomi e le altre categorie che avrebbero complicato l'affresco sociale. Che in ogni caso è giá  abbastanza complicato cosí com'è, perché da dove esattamente vengono fuori i nazisti? Non sono proprio come tutti gli altri? Qui occorre esaminare piú da vicino il concetto del «pover'uomo» del titolo, letteralmente il «piccolo uomo», che non è semplicemente «piccolo» a paragone dei pezzi grossi. Le parole tedesche kleiner Mann presentano le sfumature di significato piú differenti. Si riferiscono anche ai bambini, ai «piccoli» per antonomasia, e la domanda «e adesso?» del titolo potrebbe benissimo riguardare la prole dei Pinneberg. Ma nel linguaggio quotidiano, «piccolo uomo» significa soprattutto la gente comune, l'uomo della strada. Questo non comprende tutti, ovviamente, ma comprende la grande maggioranza, e per certi aspetti «siamo tutti piccoli uomini», pover'uomini. Il Leitmotiv della storia tedesca non è la classe e il conflitto di classe, bensí quel comune denominatore che identifica das Volk, il popolo. Qua e lá  il reportage di Fallada tradisce questo «segreto» della societá  tedesca.

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