News per Miccia corta

09 - 12 - 2008

La revisione della memoria.Trieste, è polemica su via Granbassi

 

 

(la Repubblica, martedí, 09 dicembre 2008)

 

 

ሠil nonno della schermitrice, che non commenta: "Non so molto di quella guerra"

 

 

ALESSANDRA LONGO

 



ROMA - Ormai è diventato un braccio di ferro, un imbarazzante muro contro muro nella cittá  simbolo delle ideologie dell'altro secolo. Il «caso Granbassi», a Trieste, offre ogni giorno una nuova puntata. Contro la decisione della giunta di centrodestra di dedicare una via a Mario Granbassi, nonno di Margherita l'olimpionica, morto in Spagna nel '39 a fianco dei franchisti, si sta saldando un gruppo eterogeneo, un comitato di «cittadini liberi e eguali», come si autodefiniscono, professori e studenti, italiani e sloveni.

Sabato prossimo, manifestazione di protesta ai piedi della scalinata che la giunta si appresta a titolare, nonostante l'indignazione di cento docenti catalani, al giornalista e combattente fascista. Questa scalinata è una storia nella storia. Secondo il Comune non ha nome, e perció è «libera», secondo gli organizzatori dell'iniziativa anti-Granbassi, il nome ce l'ha ed è quello della via cui è connessa: via Giuseppe Revere, «patriota triestino», ebreo (1812-1889). A farla breve, l'accusa è questa: si toglie un «pezzo» di strada dedicato ad un ebreo per darlo «ad un fascista». Questione sgradevole, foriera solo di tensioni. Saggiamente, ma invano, Claudio Magris ha ammonito sulla natura a volte «pericolosa» della toponomastica, se usata per rifare la storia. Ma l'amministrazione triestina non recede. Dialogo? Trattativa? Quando mai, piuttosto basta, dicono i vertici del Comune, con le polemiche «polverose, ideologiche». Roberto Dipiazza, sindaco di Forza Italia, ad una richiesta di incontro con i promotori della protesta, ha risposto annoiato: «Lo dico alla fascista: me ne frego». An, nella sua versione piú vetero, detta la linea (chissá  se con il consenso di Gianfranco Fini). Il vicesindaco Paris Lippi, destra muscolare, integra e sostiene il primo cittadino cosí: «Le proteste per via Granbassi? Non me ne puó fregare di meno». Il livello è questo, un arretramento vistoso rispetto al marzo 1998 quando Fini e Luciano Violante vennero a Trieste per costruire le basi della «pacificazione». Di condiviso, non c'è nulla, volano gli stracci. Il fratello di Margherita Granbassi, Francesco, è parecchio seccato contro «questa minoranza rumorosa che contesta vergognosamente il nonno». Lei, Margherita, impegnata con «Annozero», usa il fioretto. Dice di non saperne granché della Guerra civile in Spagna e Claudio Cossu, il docente universitario che tira le fila della protesta, le lascia subito in dono, alla portineria della Rai, due libri: «La guerra civile spagnola» di Paul Preston e il catalogo di una mostra dal titolo eloquente: «Quando su Barcellona piovevano bombe».

Per dire no a via Granbassi, arriverá  a Trieste Gerhard Hoffmann. Ha 92 anni, è uno dei 1400 austriaci che combatterono nelle Brigate Internazionali di Spagna. Ne sono rimasti in vita cinque. Sará  lui il protagonista della manifestazione di sabato. «Sono stato testimone della lotta di liberazione dal nazifascismo. Saró lieto di aiutarvi». Lo accompagna in treno la moglie Milena ma Hoffmann ci tiene a precisare: «Viaggiamo con la tariffa ridotta».

 

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