News per Miccia corta

08 - 12 - 2008

Una deriva avviata dai nazionalisti russi

 

 

 

(la Repubblica, domenica 7 dicembre 2008)

 


 

 LEONARDO COEN




MOSCA

Terzo vagone di un convoglio della metropolitana, in viaggio verso la stazione della Biblioteca Lenin, 22 novembre. Tre giovani skinhead circondano un passeggero, sui trentacinque anni. Si chiama Mikhail Altshuller, un cantautore abbastanza noto nella comunitá  ebraica di Mosca: è infatti il solista e il direttore del "Dona Yiddish Song Group", che gode di ottima reputazione nell'ambiente musicale internazionale, ha pure vinto qualche festival. Uno dei tre si rivolge al barbuto Altshuller e lo apostrofa. Subito dopo, comincia un sistematico e feroce pestaggio: i tre picchiano e gridano slogan nazionalisti. Altshuller finisce all'ospedale. La polizia ferma due sospetti.

Pochi giorni dopo, il primo di dicembre, viene trovato il cadavere di un azero di venticinque anni: ucciso a coltellate vicino alla stazione Universitiet, non lontano dalla Collina dei Passeri. Ultimo delitto di una lunga serie di attacchi xenofobi che sinora hanno causato 114 vittime e ferito 357 persone (bilancio aggiornato alla fine di ottobre). Nei primi dieci mesi di quest'anno il numero delle aggressioni a sfondo razzista è cresciuto di una volta e mezzo rispetto al 2007.

L'attivitá  di prevenzione della polizia e dell'Fsb, i servizi federali di sicurezza, dunque, non basta ad arginare il fenomeno. I media danno grande risalto al processo che in questi giorni, proprio a Mosca, vede alla sbarra una gang di neonazisti accusati di ventidue omicidi e dodici attentati. La Russia post-comunista è animata da virulenti movimenti di estrema destra che raggruppano un largo spettro ideologico: alcuni fanno riferimento al nazismo, altri al fascismo o al nazional-bolscevismo. Su questi filoni si innescano i movimenti degli skinhead e quelli che si riconoscono nella controcultura giovanile di estrema destra, sino alle correnti neopagane e ariane. Lungi dall'essere arcaica, l'estrema destra russa rivela indirettamente i profondi sconvolgimenti con cui ha a che fare il Paese da due decenni, a partire dalla necessitá  di riformare una nuova identitá  collettiva. Secondo alcune stime, i naziskin in Russia sono circa sessantacinquemila: la loro ideologia è profondamente permeata di razzismo, l'attivitá  principale è la caccia all'immigrato (diciassette milioni, di cui cinque clandestini). Gli «intrusi», come vengono bollati gli immigrati, rappresentano la forza lavoro piú sfruttata e indifesa. «Uzbeki, kirghizi e tagiki - si legge in un recente rapporto Unicef - sono gruppi a rischio la cui situazione è molto prossima alla schiavitú». Per forza: nella logica xenofoba russa sono i «non slavi», anzi, i «nemici della razza superiore slava». Poco importa se sino a diciotto anni fa facevano parte dell'Unione Sovietica: emancipandosi dalla Russia sono diventati stranieri di serie B perché asiatici. Anche gli stessi cittadini della Federazione Russa, come i daghestani e i ceceni, condividono questo destino di prede.

Piú della metá  degli omicidi a sfondo razziale sono stati commessi a Mosca e nella sua regione. L'altro grande polo xenofobo è rappresentato da Pietroburgo e dalla sua regione, che ha conservato il nome sovietico di Leningrado. Tuttavia, poco alla volta, la piaga si è estesa: dopo aver raggiunto Volgograd, Nizhnij Novgorod, Jaroslav, Kaliningrad, la violenza razzista ha infettato le grandi cittá  della Siberia e dell'Estremo Oriente, dove l'immigrazione è massiccia. Il tamtam è Internet, la "bibbia" era sino a metá  degli anni Novanta la rivista Rasato a zero. Oggi le pubblicazioni si sono moltiplicate: Combattente di strada, La volontá  russa, La resistenza russa, La resistenza bianca, Martelli, Screwdriver, La Cosa 88 (il numero che in gergo identifica Hitler). Titoli che sono un programma.

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