News per Miccia corta

04 - 12 - 2008

Addio a Via del comunismo

 

(la Repubblica, giovedí, 04 dicembre 2008)

 

 


 

Quella strada era stata battezzata durante la Rivoluzione d'ottobre

Medvedev aveva disposto che la memoria del dissidente fosse onorata cosí

 

LEONARDO COEN

 


MOSCA

Benvenuti in ulitsa Aleksandra Solgenytsina, la "nuovissima" via moscovita dedicata al grande scrittore dissidente, premio Nobel della letteratura per l'anno 1970, l'autore di «Arcipelago Gulag» stroncato da un infarto all'etá  di 89 anni lo scorso 4 agosto. Si chiama cosí da meno di ventiquattro ore: un omaggio denso di simboli e di "richiami" storici. Perché si tratta di una delle vie tra le piú vecchie della cittá , una di quelle sopravvissute alla furia devastante delle pianificazioni urbanistiche sovietiche. Ha mantenuto intatto il fascino dell'architettura russa a cavallo tra la fine del Settecento e l'inizio del Novecento: unico compromesso con il regime, dover sopportare per quasi novant'anni il roboante quanto simbolico nome di Bolshaja Kommunisticeskaj, come vollero comunque battezzarla nel 1919 i bolscevichi. Il Grande Viale del Comunismo. L'indirizzo doveva risuonare quale imperituro slogan del regime che si era appena sbarazzato dello zar Nicola II e che proclamava una «rivoluzione permanente», come la prevedeva Trotskij.

Non è stata casuale, la scelta della Duma di Mosca, il consiglio municipale: quasi volesse saldare un debito morale mai scontato, assegnando a colui che aveva raccontato gli orrori del gulag e i soprusi del regime comunista lo stesso posto nello stradario emblematico che i dirigenti dell'Unione Sovietica avevano assegnato alla loro ideologia. Solgenytsin fu privato nel 1974 della cittadinanza sovietica, ed espulso dall'Urss.

Trentaquattro anni dopo, lo stesso Cremlino adotta un decreto presidenziale per cambiare in fretta e furia la legge che prevedeva un periodo di almeno dieci anni dalla morte per assegnare alla memoria di una personalitá  insigne una piazza o una via. Con procedura prioritaria, in appena 120 giorni, deroghe, regolamenti e codici hanno avuto le modifiche indispensabili grazie alla sollecitudine di Dmitri Medvedev, e ieri mattina gli operai del comune hanno cominciato a svitare le vecchie targhe, sostituendole con quelle nuove.

Non è difficile trovarla, la suggestiva ulitsa Aleksandra Solgenytsina. Si trova nel distretto sud-est del centro storico: una strada lunga poco piú di due chilometri, con un centinaio di case, parecchi uffici e sedi di rappresentanza commerciali. Tutte costruzioni di uno o due piani, la maggior parte risalgono al periodo compreso tra la seconda metá  dell'Ottocento e il primo Novecento. C'è pure un ospedale; purtroppo, ci sono anche cinque palazzine che risalgono all'epoca del disgelo kruscioviano, e che restano unico segno tangibile del Comunismo Costruttore. Si puó cominciare a percorrerla dalla famosa piazza Taganskaja: dove peraltro si trova la Biblioteca dell'Emigrazione Russa, un'istituzione legata a Solgenytsin perché lo scrittore le lasció un importante lascito, donandole libri e documenti. La via si snoda in quello che un tempo fu un borgo di artigiani specializzati nella fusione di tagan, cioè di caldaie di rame che servivano per le cucine da campo nelle missioni militari. Spesso, negli ultimi anni della sua lunga e tormentata vita, lo scrittore - condannando la decadenza russa contemporanea - sosteneva che l'unico cammino da imboccare era quello del ritorno ai valori patriottici della tradizione russa, alla semplicitá  della societá  rurale, alla laboriositá  degli artigiani, alla religione ortodossa.

E guarda caso, l'antico nome di questa strada era Bolshaja Alekseevskaja, in memoria del metropolitia Aleksej cui era stato dedicato un tempio ortodosso. L'antica targhetta è conservata sul portone di un'altra chiesa, quella di san Martino Confessore, dove i parroci sfidavano le autoritá  comuniste ogni volta che veniva loro chiesto dove lavoravano: «Nel tempio di Bolshaja Aleksevskaja». La Taganka era ed è ancora una zona di monasteri e di chiese: moltissime vennero distrutte negli anni dell'ateismo militante sovietico, e questo ricordo addolorava il bigotto Solgenytsin. Ma negli anni Sessanta la Taganka era diventata pure una zona di «resistenza culturale»: che aveva i suoi centri ribelli nell'omonimo teatro drammatico fondato e diretto da Jurij Ljubimov, leggendario direttore artistico e capo regista. Qui si era meno ubbidienti al «realismo socialista», dottrina obbligatoria per tutte le istituzioni culturali. Il teatro Taganka fu il germoglio del libero pensiero che pigliava forma e materia sul palcoscenico e divenne ben radicato negli anni Settanta e Ottanta, quando l'intellighentsija russa si dava appuntamento alle prime. Indimenticabile quella dell'Amleto interpretato da Vladimir Vyssotskij, finissimo attore (marito di Marina Vlady: il loro matrimonio fu una sfida al regime), poeta e cantautore amatissimo da tutte le generazioni.

Il giorno dei suoi funerali, il 5 agosto del 1980, lungo questa via sfiló la Mosca del dissenso, e le autoritá  non ebbero il coraggio di reprimere quella che era diventata una grande manifestazione "contro".

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