News per Miccia corta

04 - 12 - 2008

Andrea Arcai: «Saró in piazza il 28 maggio se nessuno s` offende»

 

(Corriere della Sera 3 dicembre 2008)

 



Claudio Del Frate

 


BRESCIA - «Sono pronto ad andare in piazza il 28 maggio a commemorare le vittime della strage, sempre che qualche stupido non la pigli come una provocazione». E perché mai qualcuno dovrebbe adombrarsi se un assessore della giunta comunale di Brescia va a testimoniare il lutto della cittadinanza per una tragedia ancora senza veritá ? Perché l' assessore in questione è Andrea Arcai, oggi responsabile della Cultura a Palazzo Loggia, ma negli anni ' 70 arrestato, inquisito e assolto perché sospettato di complicitá  con i bombaroli neri. Brescia ha elaborato il lutto della strage come nessun' altra cittá  italiana colpita da tragedie analoghe: non solo non fa scandalo che un reduce di quella stagione di tensioni abbia un posto di governo nella cittá , ma la «Casa della memoria», l' istituzione cittadina nata dall' associazione dei familiari delle vittime, invita regolarmente rappresentanti della destra radicale, vittime del terrorismo di sinistra, personaggi scomodi a discutere di quegli anni. Andrea Arcai è qualcosa di piú di un ex militante di destra: è il figlio del giudice che per primo indagó sulle trame nere di Brescia (e che dovette abbandonare l' inchiesta proprio dopo l' arresto del figlio) ed è anche uno dei mille testimoni che sfileranno al nuovo processo. «Immagino vogliano chiedermi dei miei rapporti col generale Delfino e piú in generale del clima di quegli anni», dice oggi. Proviamo a ricostruirlo, allora quel clima. «Non ho fatto il ' 68 perché ero un bambino e quando esplose la bomba in piazza Loggia avevo 16 anni. Posso dire che erano anni di contrapposizione forte, questo sí, ma spesso stare da una parte o dall' altra non era dettato da scelte ideologiche: si finiva a destra o a sinistra magari per seguire una ragazzina che ti piaceva o perché la scelta l' aveva fatta prima di te un tuo amico. A Brescia c' erano tensioni, ma non si andava piú in lá  del prendersi a sberle con quelli di sinistra, che spesso conoscevi da quando eri bambino. Il clima si avvelenó da quando un estremista di destra, Kim Borromeo, sparó contro le vetrine di un bar "di sinistra". Quando venni arrestato ricordo gli inquirenti che mi dicevano: "Dicci quello che sai e in tre ore sei di nuovo libero". Ma cosa dovevo confessare se non sapevo nulla? Cosí mi feci 40 giorni di carcere». Suo padre, giudice istruttore a Brescia, in quei giorni stava indagando sui Mar, una cellula che lui definí con curiosa espressione «juventina» perché raggruppava estremisti neri ed ex partigiani bianchi. Era sulla strada giusta? «Credo di sí, come credo che il mio arresto fu una manovra per sabotare la sua indagine» Peró nel ' 74 a Brescia giravano armi ed esplosivo in gran quantitá : ne ha mai avuto consapevolezza? «Mai. Anzi, quelli che facevano di piú i bulli erano poi i primi a squagliarsela davanti alla polizia». Lei conosceva Silvio Ferrari, l' estremista dilaniato dalla bomba che trasportava sulla sua moto pochi giorni prima della strage... «Ero con Silvio a una festa tra amici la sera prima che morisse ed era l' ultima persona da cui mi sarei aspettato una sorte del genere; non era affatto il piú esagitato». Adesso è in politica, governa Brescia... «In politica ci sono entrato solo nel ' 95 dopo aver fatto l' avvocato. Mi sono guadagnato la stima di tutti, anche a sinistra e ho per primo interesse che venga a galla la veritá  sulla bomba, per questo sono pronto ad andare in piazza il 28 maggio, se nessuno si sente offeso. Ma ormai solo quelli dei centri sociali ogni tanto mi urlano "Arcai fascista" e io nemmeno ci faccio piú caso».

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