News per Miccia corta

25 - 11 - 2008

Tullio Giordana: ``I film sulle Br? L`Italia non vuole capire la storia``

 

 

(la Stampa, 25-10-2008, pag.399)

 

  

 

CAPRARA FULVIA  

 

 


 

In Germania la banda Baader-Meinhof ha avuto un milione di spettatori nei primi dieci giorni di programmazione, i giudizi sul film, presentato ieri al Festival di Roma - con tanto di Auditorium blindato e red carpet bloccato per un corteo di studenti che manifestano contro il decreto Gelmini al grido di «vergogna, vergogna» - sono stati diversi e contrastanti, il dibattito non si e' ancora spento e molti giovani, grazie alla pellicola di Uli Edel, hanno esplorato per la prima volta uno tra i capitoli piu' tragici della storia tedesca del dopoguerra. In Italia la vicenda delle Brigate Rosse ha fatto fatica ad arrivare sul grande schermo e, quando ci e' riuscita, e' stata spesso ricostruita in chiave piu' intimista che di ricostruzione storica. L'unico a squarciare il velo e' stato Marco Tullio Giordana che, molto prima della Meglio gioventu', aveva affrontato il tema nell''81 con La caduta degli angeli ribelli e tre anni dopo con Maledetti vi amero'. Insomma, un terreno spinoso, su cui e' tuttora difficile avventurarsi. Basta pensare al clamore suscitato quest'estate dal documentario Il sol dell'avvenire e al progetto di Renato De Maria dedicato al capo di Prima Linea Sergio Segio, bloccato presso la Commissione ministeriale dei Fondi di garanzia in attesa che si decida se potra' o meno avvalersi del finanziamento statale. Perche' in Italia e' ancora cosi' difficile parlare di Br? «In Italia e' sempre tutto difficile, in questo caso, non essendosi mai date spiegazioni di nulla, mancando una memoria comune e una verita' processuale, lo e' ancora di piu'». Quanto pesa, in questa situazione, il necessario rispetto per i parenti delle vittime? «La posizione espressa dal Ministro Bondi quest'estate, dopo il caso legato al Sol dell'avvenire, e' di tenere sempre in considerazione il loro parere. Naturalmente capisco la sua preoccupazione, anche se penso che agli artisti toccherebbe il compito di rielaborare i fatti in maniera indipendente, cosi' come non e' stato fatto in termini storici e politici». Come mai in Germania questo e' stato invece possibile? «La Germania e' un Paese che ha saputo reagire, gli intellettuali si sono spesi gia' mentre i fatti accadevano, da noi questo non e' accaduto per niente, siamo un Paese refrattario a studiarsi, a capirsi. E poi c'e' anche una ragione psicologica». In che senso? «Ho la sensazione che non si voglia andare in fondo a certi avvenimenti perche' le stesse autorita' temono che possano risultare chiare le loro responsabilita', quelle di aver in alcuni casi agevolato, soffiato sul fuoco....». Lei comunque, come altri registi, da Marco Bellocchio a Mimmo Calopresti, e' riuscito a parlare di quei temi. Significa che perseverando gli obiettivi alla fine si possono raggiungere? «Non so, trovo la situazione scoraggiante, il nostro e' un Paese disinteressato a conoscere la propria storia, un Paese che si accontenta». 

 

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