News per Miccia corta

18 - 11 - 2008

Franco. Divieto di culto per il Generalissimo

 

(la Repubblica, martedí, 18 novembre 2008)

 

 

 

ALESSANDRO OPPES

 




MADRID

Loro, i vecchi nostalgici e i nuovi estremisti di destra, non ci stanno. Ma ormai sono solo un manipolo di esaltati che sbraitano per qualche giorno e poi si ritirano nuovamente nell'anonimato. Per la prima volta, 33 anni dopo la morte di Francisco Franco, lo Stato spagnolo proibisce di celebrare l'anniversario della morte del Caudillo e anche quello del fondatore della Falange, José Antonio Primo de Rivera, scomparso quarant'anni prima del Generalissimo, ma nella stessa data, il 20 novembre. Prima l'hanno disarcionato, rimuovendo in questi anni di governo delle sinistre le statue equestri del dittatore dalle piazze di tutta la Spagna. Poi hanno cominciato a smantellare i simboli del regime e a cambiare i nomi delle strade dedicate ai protagonisti degli anni bui della repressione. Ora mettono fuorilegge persino il ricordo del tiranno.

E' successo per la prima volta domenica sera, quando un grande spiegamento di forze della Guardia Civil ha impedito una manifestazione dei falangisti al Valle de Los Caá­dos, uno dei simboli piú rappresentativi della repressione franchista (il gigantesco monumento, dominato da un'altissima croce, venne scavato nella montagna, a una cinquantina di chilometri da Madrid, sfruttando la manodopera dei prigionieri politici repubblicani). I due autobus arrivati da Madrid non si sono neppure potuti avvicinare al Mausoleo dove riposano i resti del dittatore.

E' la prima diretta conseguenza dell'applicazione della legge sulla Memoria Storica, varata lo scorso anno dalle Cortes su iniziativa del governo Zapatero. La nuova norma parlamentare fa diretto riferimento al Valle de Los Caá­dos, per l'importanza simbolica che ha sempre avuto tra i nostalgici della dittatura, né piú né meno che Predappio per i nostalgici del fascismo di Mussolini. «In nessun punto del recinto - dice la legge - si potranno realizzare atti di natura politica che esaltino la Guerra Civile, i suoi protagonisti o il franchismo». I severi controlli della polizia e della Guardia Civil hanno impedito l'accesso al Mausoleo dei falangisti arrivati in autobus e vestiti tutti con la camicia azzurra simbolo della falange. Ma alcuni sono riusciti a sfuggire al controllo arrivando al Valle a bordo di auto private, mescolati ai turisti. Cosí, nella basilica, durante la messa domenicale, sono comparse alcune camice azzurre e bandiere spagnole. Ma nel corso dell'omelia, per la prima volta, non è stato fatto nessun riferimento né a Francisco Franco né a José Antonio Primo de Rivera.

Profondamente irritati per non aver potuto rendere omaggio al Caudillo, i falangisti sono poi rientrati a Madrid dove hanno scaricato la loro rabbia davanti alla sede del Partito socialista, urlando slogan contro il premier José Luá­s Rodrá­guez Zapatero e contro il giudice Baltasar Garzón, che nelle scorse settimane si è dichiarato competente a indagare sui crimini contro l'umanitá  commessi nel corso della Guerra Civile e durante il quarantennio di dittatura franchista.

Nonostante i divieti posti dalla nuova legge, la Fondazione Franco, presieduta dalla figlia del dittatore, ha comunque in programma per sabato prossimo una messa in ricordo del Caudillo, che potrebbe trasformarsi in un nuovo atto di esaltazione del vecchio regime. Un programma satirico della rete televisiva La Sexta, ha invece organizzato una celebrazione in chiave trasgressiva. Il conduttore, Jordi Evole, deporrá  una corona di fiori sulla tomba del Generalissimo, accompagnato da una coppia di ragazzi gay in camicia azzurra che, mano nella mano, canteranno una versione irriverente dell'inno della Falange: Cara al sol.

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