News per Miccia corta

13 - 11 - 2008

Poesie d'amore e conforto: l'antologia privata del Che

 

(Corriere della Sera, 13 novembre 2008)

 

 

 

di  PACO IGNACIO TAIBO II

 


I tre ufficiali con la divisa da ranger e l'agente della Cia ispezionarono lo zaino minuziosamente. Alla fine poterono ricavarne solo un magro bottino: dodici rullini, una ventina di cartine con sopra i segni di matite colorate, una radio portatile che non funzionava da tempo, un paio di agende e un quaderno verde.

 

Le agende suscitarono scalpore. Gli ufficiali, dopo avere scorso la grafia minuta, confermarono trattarsi di un diario che andava dal novembre del '66 all'ottobre del '67. Poco dopo, vicino alla porta della scuola in cui è stata allestita una prigione per il proprietario dello zaino, si improvvisa un laboratorio dove un agente della Cia fotografa i diari. Il materiale viene portato in elicottero da un colonnello verso La Paz, capitale della Bolivia. Il quaderno verde, in cui si puó leggere una serie di poesie, non sembra in quel momento destare ulteriore interesse. Poche ore dopo il proprietario dello zaino, il comandante Ernesto Guevara, verrá  assassinato nella scuoletta di La Higuera, e i suoi modesti beni terreni saranno spartiti.

 

Il quaderno verde

Una mattina d'agosto del 2002, J.A., vecchio amico dell'autore e compagno al di sopra di ogni sospetto, pos√≥ sul tavolo un fascio di fotocopie: ¬ęChe cos'√®? Chi √® l'autore? Riesci a identificare la grafia?¬Ľ. Sfogliai le pagine. Fui percorso da un brivido. Sembrava un testo scritto dalla mano del Che. Lo era davvero? Da dove saltava fuori? Chiesi al mio amico un paio di giorni. Portai le fotocopie a casa. Confrontai la grafia con diversi documenti che conservavo di pugno del Che. Era evidentemente la sua grafia. Riesaminai con calma quelle 150 pagine provando, non lo nego, una certa riverenza.

 

Era una raccolta di poesie, molte delle quali con il titolo o con il rimando numerico a una serie, mancanti di dati sull'autore tranne una: ¬ęL. Felipe¬Ľ, indicazione che sicuramente corrispondeva al poeta spagnolo Le√≥n Felipe, esiliato in Messico negli ultimi anni della sua vita. Parecchi testi erano riconoscibili. Certamente si trattava del quaderno verde scomparso in Bolivia. Com'era arrivato fino a me?

 

Una parte del quaderno era senz'altro stata scritta durante la campagna boliviana. Esiste una fotografia che sembra mostrare il Che, arrampicatosi sui rami di un albero per fare la guardia, mentre sta leggendo o scrivendo. L'elenco dei libri che il Che aveva portato nello zaino in quei mesi era conosciuto, e alcuni degli autori corrispondevano con i poeti che mi sembrava di identificare nel quaderno. Copiati o riscritti a memoria? Cercai nella mia biblioteca e feci un confronto con quelli che mi risultavano noti.

 

Copiati, sicuramente. Quando si conserva qualcosa nella mente, non si pu√≥ essere cos√≠ precisi da ricordarsi che una quartina finisce con un punto e virgola, o che una frase √® tagliata arbitrariamente in due righe in un certo modo. Perch√© allora l'omissione degli autori? Era una di quelle sfide umoristiche che tanto piacevano al Che? Era un gioco intellettuale? (¬ęIo li conosco, perch√© dovrei scrivere i loro nomi?¬Ľ). Oppure, tra il serio e il faceto, il Che aveva pensato che cos√≠ trasformava il suo quaderno in un documento privato, con una chiave d'accesso riservata soltanto a lui? Qualunque cosa fosse, si trattava di un'antologia. Era l'antologia del Che. Un'antologia personale.

 

Il Che e la poesia

Ernesto Guevara, nel corso della sua vita, fu un vorace lettore di poesia. Centinaia di aneddoti lo attestano. √°ňÜ una passione scoperta durante l'adolescenza, in un periodo di continui attacchi d'asma, quando il Che, costretto a passare parecchie ore di immobilit√°¬†, trova nei libri un mondo parallelo in cui rifugiarsi. I suoi primi amori saranno Pablo Neruda e I fiori del male di Baudelaire, curiosamente letto in francese. A 15 anni √® la volta di Verlaine e di Antonio Machado, e oltre alla scoperta di Gandhi, che lo colpisce profondamente, i suoi amici lo ricordano mentre recita Neruda, certo, ma anche poeti spagnoli.

 

Nel 1952, quando ha 24 anni e si trova a Bogot√°¬°, il Che conosce un dirigente studentesco colombiano. Parlano di politica, di letteratura, e lui dice che ha imparato tutte le poesie d'amore di Neruda. Lo studente colombiano lo sfida: ¬ęLa 20...¬Ľ. Guevara senza esitazioni risponde: ¬ęPosso scrivere i versi pi√ļ tristi stanotte. / Scrivere, ad esempio...¬Ľ e prosegue. Un paio d'anni dopo, da un carcere messicano, avrebbe detto ai suoi genitori in una lettera: ¬ęSe per qualunque motivo, anche se mi sembra improbabile, non potessi pi√ļ scrivere e le cose andassero male, considerate queste righe come un addio, non molto magniloquente ma sincero. Ho attraversato la vita cercando la mia verit√°¬† tra mille ostacoli, e adesso, ormai su questa strada e con una figlia che mi perpetuer√°¬†, ho chiuso il ciclo. D'ora in poi non considererei la mia morte un fallimento. Casomai, come Hikmet, "Nella tomba porter√≥ soltanto / il rammarico di un canto incompiuto"¬Ľ. (...)

 

Durante la campagna nella Sierra Maestra, il Che riesce a organizzare una rete di contatti in grado di fare arrivare in montagna libri di José Martá­ e raccolte poetiche di José Mará­a de Heredia, Gertrudis de Avellaneda, Gabriel de la Concepción e Rubén Dará­o, da alternare con la biografia di Goethe scritta da Emil Ludwig, che sta leggendo, come si puó vedere in una foto che lo ritrae sdraiato in una capanna di rami, con una coperta addosso e un enorme sigaro in bocca.

 

Nel gennaio del '61, quando lavorava come ministro dell'Industria della rivoluzione trionfante, il Che rivelava a Igor Man, durante un'intervista, che ¬ęconosco Neruda a memoria, e sul mio comodino c'√® Baudelaire, che leggo in francese¬Ľ. Guevara aggiungeva che la sua poesia preferita di Neruda era il ¬ęNuovo canto d'amore a Stalingrado¬Ľ. ¬ęHo scritto del tempo e dell'acqua,/ descritto il lutto e il suo metallo viola, / ho scritto del cielo e della mela, / adesso scrivo di Stalingrado¬Ľ. Aleida March, la sua compagna, avrebbe ricordato: ¬ęLeggeva a tutte le ore, in qualunque momento libero avesse, tra due riunioni, mentre andava da un posto all'altro ¬Ľ.

 

Il Che poeta

Non solo Ernesto Guevara era un grande lettore di versi, ma per tutta la vita aveva civettato con la poesia come creatore, le si era avvicinato e allontanato, trattandola con molto rispetto. Non si sent√≠ mai soddisfatto dei risultati, e pensando che i suoi componimenti non valessero pi√ļ di tanto, non li diede mai alle stampe.

 

√°ňÜ probabile che il Che abbia scritto versi durante tutta l'adolescenza e la prima giovinezza, ma i pochi testi che oggi conosciamo furono composti tra il '54 e il '56, in Guatemala e in Messico. √°ňÜ la poesia di una persona in pieno processo di transizione, affascinata dall'immenso mondo che in qualche modo la sta aspettando e dalle rovine precolombiane. Nel '55 il Che scrive: ¬ęIl mare mi chiama con la sua mano amica / il mio prato ‚Äď un continente ‚Äď / si srotola soffice e indelebile / come un rintocco nel crepuscolo¬Ľ.

 

Torner√°¬† su questi temi in un'altra poesia: ¬ęSono solo di fronte alla notte inesorabile / e nel gusto un po' dolciastro dei biglietti / l'Europa mi chiama con voce di vino invecchiato / alito di carne bionda, oggetti da museo. / E nello squillo allegro di paesi nuovi / ricevo di fronte l'impatto diffuso / della canzone di Marx e di Engels¬Ľ.

 

Quando lavorava in Messico come dottore, il Che dovette assistere una donna di nome Mar√°¬≠a, che soffriva di gravi disturbi respiratori associati ad asma. Sentendo come un'offesa personale la miseria in cui viveva la paziente e poi la sua morte oscura, Guevara scrisse una poesia: ¬ęVecchia Mar√°¬≠a, stai per morire / voglio parlarti seriamente / La tua vita √® stata un rosario pieno di agonie / non ci fu uomo amato n√© salute n√© soldi / e da dividere solo la fame¬Ľ. Il testo √® un po' debole, ma a poco a poco ecco apparire l'offerta della dolce vergogna delle mani di medico che stringono quelle dell'anziana per prometterle, ¬ęcon la voce bassa e virile delle speranze, / la pi√ļ rossa e virile delle vendette, / e che i tuoi nipoti vivranno l'aurora¬Ľ. I versi finiscono con un ¬ęlo giuro¬Ľ scritto in maiuscole, che suona sincero nonostante una certa magniloquenza.

 

√°ňÜ molto probabile che il Che abbia continuato a scrivere versi durante gli ultimi anni della sua vita, ma non fu mai dato conoscere quei testi.

 

L'antologia

Delle 69 poesie raccolte nel quaderno verde, soltanto una recava il nome dell'autore: la sessantasettesima, ¬ęLa grande avventura¬Ľ, che terminava con la dicitura ¬ęL. Felipe¬Ľ. Le altre 68 non avevano attribuzione. All'inizio ebbi l'idea di fare un elenco dei poeti che sapevo cari al Che, ma questo procedimento risult√≥ fuorviante quando mi trovai di fronte a una lista di una cinquantina di autori.

 

Avrei potuto fare appello alla migliore preparazione e memoria poetica di amici o esperti. Ero convinto che Roberto Fern√°¬°ndez Retamar sarebbe riuscito in pochi minuti a dipanare la maggior parte dei misteri, ma la sfida era per me affascinante. Ripensando alle mie vecchie letture di Sherlock Holmes, applicai la sua logica inesorabile: una volta eliminato l'impossibile, ci√≥ che resta... Iniziai allora identificando la quindicina di poesie che conoscevo o che mi suonavano in qualche modo familiari. Il C√©sar Vallejo degli Araldi neri; la numero 20 (¬ęPosso scrivere i versi pi√ļ tristi stanotte¬Ľ) e ¬ęLa canzone disperata ¬Ľ delle Venti poesie d'amore di Pablo Neruda, la famosa ¬ęFarewell¬Ľ; altre due poesie di Vallejo, ¬ęIn quell'angolo, dove dormimmo insieme¬Ľ e ¬ęSmonto dal mio cavallo questa notte¬Ľ, da Trilce; diversi testi di Nicol√°¬°s Guill√©n: ¬ęNon so perch√© pensi tu¬Ľ, ¬ęSensemay√°¬° ¬Ľ, ¬ęUn lungo caimano verde¬Ľ e la poesia stessa di Le√≥n Felipe di cui il Che aveva indicato l'autore: ¬ęSono passati quattro secoli...¬Ľ.

 

In teoria restavano quattro poeti: Pablo Neruda, C√©sar Vallejo, Nicol√°¬°s Guill√©n e Le√≥n Felipe. Mi sembr√≥ la prima strada da seguire: incominciai a riesaminare tutte le rimanenti poesie tenendo presenti questi quattro autori e lasciando alla fine le identificazioni pi√ļ problematiche. C'erano cose relativamente facili, altre che mi facevano pensare a Canto generale, testi che potevano essere solo di Le√≥n Felipe o di un imitatore molto vicino, frasi vallejiane e sones caraibici di Guill√©n. Alcune antologie si rivelarono insufficienti, cos√≠ dovetti procurarmi le edizioni delle opere complete di Vallejo, Neruda, Guill√©n e saccheggiare la biblioteca di mio padre alla ricerca di tutti i libri di Le√≥n Felipe.

 

Probabilmente un esperto avrebbe avuto meno difficoltá , ma non si sarebbe divertito altrettanto nel lavoro. Una settimana dopo, notti comprese, con vistose occhiaie e numerosi sbadigli, avevo identificato 67 poesie su 69, e sarei venuto a capo delle restanti due di lí a poco. Durante la ricerca mi ero imbattuto in alcune trappole: il Che aveva omesso il titolo di due poesie, una era copiata in due pagine diverse ed era intercalata con un'altra, due erano state trascritte in modo frammentario e una risultava attaccata direttamente alla successiva. Ma alla fine l'antologia del Che aveva contorni precisi.

 

Il quaderno conteneva una scelta di versi di Pablo Neruda, C√©sar Vallejo, Nicol√°¬°s Guill√©n e Le√≥n Felipe, solo questi quattro poeti. Non uno di pi√ļ. Stranamente i testi non erano ordinati per autore, anzi, non sembravano ordinati affatto (per esempio nella sequenza cronologica in cui li avrebbe disposti un'antologia), vale a dire che il Che aveva letto e copiato libri di poesia dei quattro senza un criterio definito. All'inizio esiste una successione: una poesia di Vallejo, una di Neruda, una di Guill√©n, successione che si ripete otto volte. Mi venne da pensare all'esistenza di una chiave segreta, ma quella sequenza a un certo punto si interrompe, e in seguito non pu√≥ essere individuato alcun ordine.

 

Alcune poesie mi spiazzarono; le date sembravano non corrispondere. ¬ęAconcagua¬Ľ di Guill√©n appare nel libro Il grande zoo, pubblicato nel '67, ma era uscita in precedenza su Lunes de la Revoluci√≥n, a Cuba, nel '59; poteva quindi figurare in un'antologia, oppure il Che aveva con s√© un ritaglio della rivista. Il secondo dubbio riguardava le poesie tratte da Oh, questo violino vecchio e rotto! di Le√≥n Felipe, pubblicate in Messico verso la fine del '65 dal Fondo de Cultura Econ√≥mica, ma non risultava affatto strano che il poeta avesse spedito il libro a Cuba, e che qualcuno lo avesse preso e portato al Che a Pinar del R√°¬≠o, durante il breve periodo di addestramento prima della guerriglia boliviana.

 

Resta un ultimo dubbio: come mai il Che ha scartato dall'antologia la sua poesia preferita,¬ęNuovo canto d'amore a Stalingrado¬Ľ di Neruda? Come mai ha lasciato fuori le poesie di Vallejo sulla guerra di Spagna? La spiegazione che le sapeva a memoria √® da escludere, poich√© sarebbe valida anche per i versi d'amore di Neruda, che qui sono compresi. Per qualche motivo, non mettendo quei testi, il Che lascia spazio nell'antologia a poesie amorose e a riflessioni intimiste. Era forse il contrappunto obbligato in quegli ultimi due anni della sua vita, avviluppati nel vortice di una rivoluzione che gli sfuggiva dalle mani. La poesia come rifugio per recuperare, di fronte alla durezza dell'esistenza di ogni giorno, la sfera personale e la visione storica dell'America e della Spagna.

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori