News per Miccia corta

13 - 11 - 2008

Scritte antisemite a Roma denunciato lo skinhead Boccacci

 

(la Repubblica, giovedí, 13 novembre 2008)

 

 

 

 

CARLO BONINI

 




ROMA - A volte ritornano. E non è folclore. Martedí notte, convocato negli uffici della digos della Questura di Roma, Maurizio Boccacci, 52 anni, giá  fondatore del disciolto "Movimento Politico Occidentale", giá  calamita nei primi ?90 della violenta galassia skinhead, «un fascicolo giudiziario alto una spanna» (come annota nel suo "Fascisteria" Ugo Maria Tassinari, uno dei principali storici della destra radicale in Italia), ha assunto la paternitá  della sin qui misteriosa sigla nera "Militia" e degli striscioni antisemiti con cui ha imbrattato Roma negli ultimi cinque mesi. «Schifani, l'ebreo sarai te»; «Alemanno, infame escremento sionista»; «Schifani ebreo, noi palestinesi»; «Alemanno, Pacifici, Auschwitz sola andata»; «Banche e usurai, pagherete caro, pagherete tutto» (ha negato al contrario che porti la sua firma l'infame striscione per salutare l'eccidio di Castelvolturno: «Minime in Italia: Milano -1, Castelvolturno -6»). Raccontano non sia stato un parto faticoso. Che, interrogato dal dirigente della Digos Lamberto Giannini, funzionario di polizia che ha cominciato ad occuparsi di lui nel ?92, Boccacci sia andato per le spicce, rivendicando a se stesso e agli archetipi della sua militanza politica ("antisemitismo", "antimperialismo", cattolicesimo intransigente di impronta lefevriana, "lotta al meticciato razziale") i presupposti di questo suo ennesimo twist, che oggi gli costa una denuncia a piede libero e un futuro processo.

E' un fatto che la sua riapparizione sul proscenio della destra radicale in una cittá  laboratorio come Roma, segnali, in un panorama in rapido movimento, trasformazione e contaminazione, la persistenza di un grumo di neofascismo con tratti neonazisti che, in opposizione al movimentismo "non conforme" di luoghi come "Casa Pound" o "Foro 753", non si è mai mosso da un'elaborazione teorica e da pratiche reduciste vecchie di mezzo secolo. Capace, come era accaduto all'indomani dello scioglimento del Movimento Politico Occidentale (1993), di dissolversi solo per tornare a coltivare nell'ombra le proprie ossessioni. Quanti siano e di quale spessore i militanti di "Militia", in quale territorio siano riusciti a radicarsi, Boccacci non dice. Né la digos di Roma, in questo momento, sembra abbia voglia di sbilanciarsi in una stima. Ma è verosimile ritenere che i Castelli Romani (dove Boccacci vive) e alcune delle frange del tifo organizzato (di cui il "Movimento Politico" per primo sperimentó la permeabilitá ) siano oggi il bacino in cui il vecchio e cattivo maestro sia tornato a predicare il suo odio. Giocando sulla eccentricitá  della sua storia personale (nasce come impiegato di banca e iscritto alla Cisnal e nel ?99 si candida a sindaco di Frascati), sul culto sacerdotale delle origini del fascismo, sulla difesa del boia delle Fosse Ardeatine, Priebke, sulla lotta all'immigrazione e l'odio per Israele, sulla guerra dichiarata a banche e banchieri (suo l'esposto che, nel 2003, costa a Cesare Geronzi e altri dirigenti di Capitalia un'inchiesta per le anomalie nella classificazione dei crediti dell'Istituto, archiviata per prescrizione). Non ultimo, sulla sua figura di uomo refrattario alle gerarchie di partito. Come testimonia il suo ultimo divorzio da "Fiamma Tricolore", la sigla che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto raccogliere tutto ció che si muove fuori e a destra di An, e nella cui direzione nazionale resta soltanto il tempo necessario a rompere. A decidere che è possibile rialzare la testa e battezzare la sua nuova creatura: "Militia".

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