News per Miccia corta

12 - 11 - 2008

Il nipote di Gramsci e le lettere ritrovate ``Quante bugie anticomuniste sul nonno``

 

 

(la Repubblica, mercoledí, 12 novembre 2008)

 

 

 

 

 

 

 

Presentato il libro sull'album familiare del fondatore dell'Unitá 

 

 

 

UMBERTO ROSSO

 




ROMA - Peró non ha ancora detto una parola su Berlusconi... «Politica italiana? Mica ne so tanto. Posso dire solo che in Russia la battuta su Obama abbronzato è piaciuta molto, soprattutto alle signore, ha fatto proprio divertire». Per uno che di nome fa Antonio, e di cognome Gramsci, sia pure accompagnando il tutto con un pudico junior, non è male. Come a dire: a Gramsci Berlusconi fa ridere. Giunto all'etá  di 43 anni, nella sua Mosca, sopraffatto alla fine da cotanta storia familiare, ha deciso che era giunto il momento di mettersi di persona a rovistare nei cassetti e nei bauli del nonno, «quante carte, ma un pacco lá , uno qua, che disordine».

 

Dopo un anno, "junior" è riemerso con un fascio di lettere inedite e un giallo: missive scritte in carcere da nonno Antonio, alla fine degli anni Venti, e mai arrivate nelle mani dell'adorata destinataria, e cioè la moglie Giulia Schucht che da Mosca combatteva contro il fascismo ma anche coi fantasmi della sua malattia. Bloccate a metá  strada dalla gelosia della sorella Tatiana? Intercettate dalla rabbia dell'altra sorella, Eugenia? O invece dirottate da qualche manona politica (dal Comintern a Togliatti, all'epoca ampia scelta) piuttosto che dai triangoli amorosi?

 

Gramsci junior promette di scriverci un secondo libro sul mistero delle lettere mai recapitate, per il momento ce n'è un assaggio in questo suo primo che ruota invece sulla saga di una dinastia borghese e comunista. «La Russia di mio nonno. L'album familiare degli Schucht», edito dalla Fondazione Gramsci, in vendita anche con L'Unitá , presentato a Roma insieme ad Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, «il partito che in Italia sta dalle parte delle masse operaie, e scusate se parlo che sembro Breznev», ride il piccolo Antonio incespicando un poco nel suo italiano. Gramsci junior, figlio di Giuliano (il secondogenito di Antonio), e come il padre musicista, con il comunismo non ha rotto: in tasca la tessera del partito di Zuganov, e molta poca simpatia per Putin: «Nella Russia contemporanea del capitalismo selvaggio, comincio a comprendere meglio le speranze rivoluzionarie dei miei familiari».

 

Architrave, conseguente, del libro: quante bugie anti-comuniste su mio nonno. Falso che sia stato abbandonato al suo destino dall'Urss, «l'hanno sempre sostenuto economicamente, attraverso la zia Tatiana, pagando anche i costosi ricoveri alla clinica Quisisana a Roma». Falso che sia morto avvelenato, come ha scritto anche la sorellastra Olga, che vive in Svezia, «sempre a caccia di falsi scoop». Falso che nonna Giulia fosse una spia di Stalin, «come ha perfino riportato Bruno Vespa». Falso che il bisnonno Apollon lamentasse l'occhiuto controllo del regime sovietico, «una frase estrapolata ad arte, io ho recuperato il testo originale».

 

E la feroce polemica della sua famiglia contro Togliatti, gli appelli, le inascoltate suppliche a Stalin perché non finissero sul tavolo del Migliore tutte le carte del nonno? «Faccio il biologo, oltre che il musicista. Perció, come uno scienziato ho cercato di costruire il libro. Senza schierarmi da una parte o dall'altra». Pausa. «Certo che peró...». Peró? «Come politico fece bene, Togliatti, ad accentrare tutti gli scritti di nonno. Ma quante sofferenze provocate in famiglia. Come quella volta che senza permesso fece rovistare nell'archivio a Roma di zia Tatiana. Piú gentile, poteva esserlo».

 

La saga, con tutta la sua coda infinita di polemiche storiche, puó continuare. Con una sola eccezione. Basta con gli Antonio o le Giulia. «Mio figlio l'ho chiamato Tarquinio. Mia figlia Galatea. Perché? Ho una passione sfrenata per gli etruschi».

 

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