News per Miccia corta

03 - 11 - 2008

4 NOVEMBRE 1918-2008: NON FESTA MA LUTTO

 

(Grillonews.it)

 



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[Mao Valpiana ]


La «festa» militarista del 4 novembre è stata voluta ed istituita dal fascismo. E ora che gli eredi culturali del ventennio sono arrivati al potere, quella festa vogliono rilanciare. Non solo caserme aperte, esposizione pubblica di carri armati, parate in divisa, ma anche militari nelle scuole a raccontare ai giovani l'epopea della "grande guerra". Alla festa per la vittoria si è aggiunta quella per l'unitá  nazionale ed anche la Giornata delle Forze Armate. Ogni anno, in ogni cittá , le autoritá  civili, militari, religiose, si ritrovano tutte unite per legittimare eserciti e guerre. Stiamo assistendo ad un arretramento culturale. Le parole perdono il loro significato...


La «festa» militarista del 4 novembre è stata voluta ed istituita dal fascismo. E ora che gli eredi culturali del Ventennio sono arrivati al potere, quella festa vogliono rilanciare. Non solo caserme aperte, esposizione pubblica di carri armati, parate in divisa, ma anche militari nelle scuole a raccontare ai giovani l'epopea della "grande guerra". Alla festa per la vittoria si è aggiunta quella per l'unitá  nazionale ed anche la Giornata delle Forze Armate. Ogni anno, in ogni cittá , le autoritá  civili, militari, religiose, si ritrovano tutte unite per legittimare eserciti e guerre. Stiamo assistendo ad un arretramento culturale. Le parole perdono il loro significato. Non si dice piú "carneficina di uomini", ma "intervento militare per portare la pace". La guerra ormai è entrata nelle coscienze di molti, per annullarle. Ed ora si vuole persino riscrivere la storia!

Alle iniziative militariste del ministro La Russa dobbiamo rispondere con una campagna culturale che ristabilisca la veritá  storica, che valorizzi il dettato costituzionale: «L'Italia ripudia la guerra». Il Movimento Nonviolento, i Beati Costruttori di Pace e Peacelink hanno proposto di trasformare il 4 novembre in una giornata di studio e di memoria, in una giornata di ripudio della guerra, invitando ogni persona di buona volontá  e di buon senso (soprattutto gli insegnanti onesti) a dire pubblicamente la veritá  storica, invitando i cittadini ad esporre dai loro balconi le bandiere della pace e della nonviolenza, a partecipare alle manifestazioni ufficiali esprimendo una voce di dissenso.

E soprattutto nelle scuole, gli insegnanti onesti:
-  leggano agli studenti le strazianti poesie di Giuseppe Ungaretti scritte in trincea;
- facciano leggere il "Giornale di guerra e di prigionia" di Carlo Emilio Gadda, in cui emerge l'ottusitá  di ufficiali arroganti e l'insipienza criminale degli alti comandi;
- facciano leggere "Addio alle armi" di Ernest Hemingway e "Un anno sull'altopiano" di Emilio Lussu, grandi testimonianze del fanatismo di quella guerra;
- diffondano le lettere dei soldati che mandavano al diavolo la guerra e il re. Furono censurate. Perché censurarle oggi nelle cerimonie ufficiali e non farne mai la minima menzione?
- facciano vedere ai ragazzi i capolavori cinematografici "La grande guerra" di Mario Monicelli del 1959, "Uomini contro" di Francesco Rosi del 1970, e il film "Tu ne tueras pas" di Autant-Lara ("Non uccidere" nella versione italiana) che fu denunciato per vilipendio e proiettato pubblicamente nel 1961 dal sindaco di Firenze Giorgio La Pira, con un coraggioso gesto di disobbedienza civile.

Bisogna diffondere la voce di chi ha maledetto la guerra perché voleva la pace. Oramai in tutte le scuole i libri di storia hanno rivisto il tradizionale giudizio positivo sulla prima guerra mondiale e oggi prevale una netta disapprovazione di una guerra che fu una carneficina e che poteva essere evitata portando all'Italia Trento e Trieste mediante una neutralitá  concordata con l'Austria. Ci chiediamo per quale oscura ragione il livello di consapevolezza raggiunto dalla cultura venga demolito dalla retorica governativa. Non comprendiamo come possa essere che una guerra venga celebrata in piazza nella sua giornata vittoriosa, e quella stessa guerra sia disapprovata nei libri di scuola. Ecco perché ci dobbiamo dissociare dalle cerimonie ufficiali. Il popolo della pace - in nome della nonviolenza - deve dire ancora una volta no alla guerra. Bisogna dissociarsi in nome della pace e della Costituzione. Bisogna dissociarsi in nome di tutti quegli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti. Bisogna dissociarsi in nome di tutti i disertori che non vollero partecipare a quella che il papa Benedetto XV definí «un'inutile strage».

La realtá  storica ci dice che i veri costi umani di quella guerra furono per l'Italia: 680mila 071 morti; un milione 50mila feriti di cui 675mila mutilati. Per l'Austria-Ungheria: un milione 200mila morti; tre milioni 620mila feriti. I morti di tutti i paesi coinvolti furono quasi 10 milioni. Queste le conseguenze di una folle decisione del re e del governo contro la volontá  del Parlamento (450 su 508 deputati erano contrari); furono uccisi, feriti, mutilati due milioni 405mila italiani, contadini e poveri, e quattro milioni 820mila austriaci e ungheresi, per conquistare all'Italia terre che si potevano ottenere per via diplomatica, come voleva Giolitti.

Bisogna ricordare che chi non combatteva veniva fucilato dai carabinieri italiani. Il sentimento di pace degli italiani venne violentato da un militarismo spietato, che avrebbe poi aperto le porte al fascismo. Noi ricordiamo con rispetto e con pena profonda le vittime civili e militari di tutte le guerre. Piangiamo tutti i morti della prima e della seconda guerra mondiale, ed oggi delle guerre in Afghanistan, in Iraq, in Israele, in Palestina, in Cecenia, in Congo, in Tibet, siano essi civili o militari, uomini o donne, italiani o di qualsiasi altra nazionalitá . Rende vero onore alle vittime soltanto chi lavora tenacemente per rendere illegittima ogni guerra ed escluderla dai mezzi della politica, per sciogliere gli eserciti ed istituire i corpi civili di pace per una polizia internazionale sotto egida dell'Onu. Non gli eserciti hanno diritto a render omaggio alle vittime (di ieri e di oggi), ma chi alle guerre si oppone; solo chi è costruttore di pace e si batte affinché mai piú ci siano guerre domani, puó ricordare le vittime delle guerre di ieri senza offenderle ancora. Noi pensiamo che perseverando in questa azione rigorosamente nonviolenta, anno dopo anno riusciremo a rendere sempre piú partecipate le nostre iniziative di memoria, e rendere sempre piú evidente l'ipocrisia e l'immoralitá  dei militari scandalosamente in festa innanzi alle tombe delle vittime.

Noi pensiamo che il 4 novembre possa e debba diventare una giornata di memoria contro tutte le guerre e di impegno per la pace.


Movimento Nonviolento
www.nonviolenti.org
 - an@nonviolenti.org

Associazione Beati i Costruttori di Pace
www.beati.org
- segreteria@beati.org

Associazione PeaceLink
www.peacelink.it
 - info@peacelink.it

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