News per Miccia corta

01 - 11 - 2008

L'eterno ritorno di Licio dalle logge alle telecamere 90 anni sotto i riflettori

 

(la Repubblica, sabato, 01 novembre 2008)

 


 

C'è sempre chi si preoccupa e chi minimizza: è il solito passato che non passa

 

FILIPPO CECCARELLI




E se fosse davvero eterno? Perché con questa storia del programma televisivo, ma anche del film sulla sua vita che George Clooney - addirittura! - dovrebbe interpretare, viene il dubbio che il Venerabile, o «l'Aretino», come si presentava anche se di Pistoia, o «l'ingegner Luciani», altro pseudonimo usato ai tempi delle sue scorribande nel Palazzo, ecco, il sospetto è che la leggenda di Licio Gelli sia destinata a entrare nel tempo infinito dell'immortalitá .

Da questo punto di vista, il trapasso del Venerabile nell'aldilá  mediatico, il suo risolversi in fotogrammi e pixel ad alta definizione potrebbe essere letto come l'aggiornamento tecnologico dell'esoterica fantasia secondo cui egli sarebbe la reincarnazione o il proseguimento di un unico personaggio che nei secoli avrebbe preso le fattezze e il nome del conte di Saint-Germain, di Cagliostro, di Louis-Claude di Saint Martin o del mitico Christian Rosenkreutz.

Vai a sapere. Certo l'uomo, che compirá  90 anni il prossimo 21 aprile, ha sempre offerto notevoli risorse evocative, una delle quali è una certa propensione per le identitá  fuggevoli ai limiti e talvolta oltre l'istrionismo; e basti qui segnalare che in uno dei tanti libri-interviste, anzi nel migliore (Sandro Neri, Parola di Venerabile, prefazione di Sandra Bonsanti, Aliberti, 2006) c'è una raccolta di foto, verosimilmente rese dall'intervistato, una delle quali ritrae lo durante la latitanza in Francia in tenuta da suonatore ambulante con tanto di organo a rullo o a cannone, altrimenti detto organetto di Barberia (ma senza scimmietta che ritira il soldino).

Detto questo, la provvisoria, ma ricorrente eternitá  di Gelli nella vita pubblica rappresenta pur sempre un a dir poco enigma sconfortante. E non solo perché sanziona come l'Italia continui a restare prigioniera non solo del suo passato, ma di quello piú oscuro, patologico e appiccicoso. Dopo diversi preannunci, nessuno roseo, lo scandalo della P2 venne fuori nella primavera del 1981, 27 anni orsono, in piena guerra fredda. E tutto si puó dire della loggia, meno che in questo quarto di secolo il fiume, lo stagno o il pozzo nero non siano stati dragati. Commissioni di saggi, disposizioni legislative ad hoc, processi civili e penali, inchieste parlamentari, pronunciamenti massonici, quintali di rassegne stampa, intere scaffali di librerie. In tale montagna di materiale c'è pure una canzone, «Maudit», dei Litfiba - e un pomeriggio l'ex leader del gruppo, Piero Pelú, salí a Villa Wanda per conoscere di persona il Venerabile, ma l'incontro lasció delusi entrambi.

Di recente, Gelli ha donato all'Archivio di Stato un'ulteriore vagonata di carte, compresa la mole delle sue tradottissime e premiatissime poesie, insieme a foto ricordo, coppe, targhe, pergamene, medaglie e riconoscimenti. Il caso e la necessitá  hanno voluto che ad accogliere il venerabile fondo sia stata la dottoressa Linda Giuva in D'Alema. Nel corso di una specie di cerimonia la brava e nota dirigente dei Beni culturali e il donatore - che nei suoi giorni di sole rivendicava minacciosamente il titolo onorifico di «cartofilo» - si sono stretti la mano. Tutto quindi spingerebbe a considerare la faccenda chiusa.

E invece non lo è per niente. Perché ogni tanto scatta l'allarme, ogni tanto qualcuno vede nuovi collegamenti tra vecchi piduisti o ualcun altro denuncia nuovissime entitá  che assomigliano straordinariamente alla loggia d'antan, archetipo di intrighi, spionaggio e attivitá  crimogene. Di queste inesorabili ricorrenze si potrebbe compilare un lungo e noiosissimo elenco che per forza di cose si intensifica nei momenti in cui a Palazzo Chigi governa un personaggio, Silvio Berlusconi, il cui nome e cognome - come recitava la formula - ricorrono negli elenchi sequestrati a Castiglion Fibocchi.

Ogni tanto viene riesumato e fatto combaciare al presente quel «Piano di rinascita nazionale», che poi in realtá  sono due se si considera il cosiddetto «Schema R» (come risanamento) o addirittura tre con il meno noto, ma piú brutale «Memorandum sulla situazione politica del Paese». Ogni tanto, consapevole com'è del suo potere contaminante, lo stesso Gelli dice qualcosa che in modo piú o meno implicito o esplicito giova a qualcuno e nuoce a qualcun altro. E allora puntualmente c'è sempre chi un po' o molto si preoccupa, chi si scandalizza, chi difende o loda il galantomismo o il patriottismo della P2; e chi ridimensiona, sentenze alla mano, l'effettivo pericolo della combriccola gelliana, campionessa di ambiguitá  nazionale: specchio, ombra, morbo, commedia e cuore nero del solito passato che non vuole mai passare.

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