News per Miccia corta

28 - 10 - 2008

La finestra aperta. Dal blog di Gabriele Romagnoli

 

(Repubblica.it)

 

 


PUBBLICITA' PROGRESSO: In un Paese adulto non si avrebbe pudore di fare un film sui terroristi, specie se terminali, sconfitti e romantici come sarebbero Segio e la Ronconi in "Miccia corta". Tutto quel che gli si chiederebbe sarebbe di cambiare non la sceneggiatura, ma il cast.

Detto questo, ho visto "Bader Meinhof" in Germania, ad Amburgo, cinema d'essai del centro, sabato sera, orario di punta, sala semivuota, pubblico con calici di vino rosso, senza scarpe, i piedi in grossi calzini di lana grigia poggiati sulle poltrone davanti.

Il momento centrale resta questo: Ulrike Meinhof è una giornalista, si lascia coinvolgere dal nucleo Raf, entra nel piano per far evadere Bader, lo porta in una biblioteca con la scusa di intervistarlo per un libro. Lí i complici entrano in azione per liberarlo e lei dovrebbe mostrarsi stupita, spaurita e rimanere lí dopo la loro fuga, coperta e al sicuro.

L'azione si compie, i terroristi scappano dalla finestra aperta. Ulrike resta a guardare quella finestra per qualche interminabile secondo poi fa la sua scelta: scavalca il davanzale. Il resto del film mostra a quale demenza si condanna. E tuttavia.

Quel momento, che è il piú potente della storia pone una domanda: è possibile continuare a fare gli spettatori? Unirsi a Bader non porta frutti, ma stare lí, dietro la finestra, a guardare lo scempio, o anche a raccontarlo, puó bastare?

Sí, va bene, hai visto la sfilata dei cadaveri in Birmania, hai specchiato il tuo vuoto nell'orrore, ma quand'è che alzerai un ditino?
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